Opinione della Settimana

Risparmio, come diventare sempre più previdenti

Risparmio e previdenza Imc

(di Francesca Monti – Corriere Economia)

L’industria del gestito e la grande occasione del «lungo termine». L’integrazione delle pensione va pianificata almeno venti anni prima

Il gap previdenziale, cioè la differenza tra la pensione pubblica e l’ultimo stipendio, è destinato inesorabilmente a crescere. Perché le finanze pubbliche, lo sappiamo, avranno sempre meno risorse da destinare al welfare mentre i lavoratori in attività tendono ad essere sempre meno rispetto ai pensionati e le aspettative di vita aumentano.

I conti

Inoltre, come fa notare Marco Aboav, macro portfolio manager di MoneyFarm, i tassi di interesse sono ai minimi storici e le prospettive per il risparmio previdenziale non sono rosee: i prodotti obbligazionari non sono in grado di fornire un reddito sufficiente a garantire le esigenze di consumo dei privati, con conseguenze sociali importanti.

Basti pensare che per avere mille euro al mese come assegno integrativo pensionistico occorre accumulare nel tempo, con i tassi attuali, un capitale di circa 240 mila euro mentre oggi gli asset medi a disposizione di un pensionato che ha regolarmente alimentato un fondo pensione privato con un fisso ogni anno, si aggirano tra i 50 e i 200 mila euro.

Secondo Robert Higginbotham, head of global investment services di T. Rowe Price si renderà necessario un maggior coinvolgimento dell’industria finanziaria. Perché, se è vero, che anche le aziende saranno chiamate a svolgere un ruolo nel colmare la distanza tra l’ultimo stipendio e la pensione, il grosso della soluzione al problema dovrebbe venire dal comparto del risparmio gestito.

L’industria dei fondi è in salute in tutto il mondo sviluppato: in Italia, nel 2015 ha raccolto quasi 142 miliardi di euro portando a oltre 337 i miliardi di flussi netti (cioè il saldo tra entrate e realizzi) negli ultimi tre anni. Ma si tratta di un’industria che resta comunque legata al ciclo economico e finanziario: basti pensare che nel 2007 la raccolta andò in rosso per 79 miliardi, l’anno successivo per altri 20 e nel biennio 2011-2012, complice la crisi del debito sovrano della zona euro (e dei titoli di Stato italiani) accusò deflussi netti per oltre 52 miliardi.

Ecco quindi che la previdenza integrativa diventa la grande sfida, ma anche la grande occasione, per una crescita strutturale di lungo termine: i versamenti periodici e stabili negli anni dei lavoratori consentono alle società di gestione di contare su entrate certe. Per Alberto Salato, director e head of institutional sales di BlackRock per i clienti istituzionali italiani, occorre partire proprio dalle differenze tra l’investimento finanziario tradizionale, il cui orizzonte di investimento è tre o, al massimo, cinque anni, e l’accumulo pensionistico di lungo e lunghissimo termine.

Nel tempo

Per i giovani può arrivare a 35-40 anni e per chi inizia a farlo dopo è di almeno 15-20 anni. «Questa diversità fa si che i player vincenti saranno quelli che potranno mettere a disposizione non un prodotto per tutte le stagioni, come avviene per esempio nell’ambito degli investimenti classici, quanto piuttosto una soluzione globale modellata sulle esigenze e sulle possibilità di versamento del lavoratore, sfruttando anche asset illiquidi, come infrastrutture e credito privato», puntualizza Salato.

Inoltre, sempre secondo il manager di BlackRock, la casa d’investimento deve dotarsi dei più elevati standard qualitativi di controllo dei rischi e di meccanismi capaci di interagire con le dinamiche dei mercati e, al contempo, sia capace di tenere conto delle evoluzioni delle necessità dei clienti nel tempo per valutare opportune modifiche nell’asset allocation.

Per Higginbotham, le case d’investimento dovranno mettere al centro del proprio business il cliente creando una cultura e un ambiente in cui possono collaborare società e risparmiatori.

Le tecniche

Ma dovranno disporre anche dei migliori talenti, cioè di gestori attivi capaci di superare in modo significativo nel medio lungo periodo gli indici di mercato. Infine, uno dei ruoli chiave nella diffusione della previdenza integrativa dovrebbe essere svolto dai consulenti finanziari di fiducia. Secondo Salato, queste figure possono fare emergere nei colloqui con i clienti, la necessità di colmare il gap pensionistico e valutare insieme la parte dei risparmi da destinare a questo importante scopo mentre per Aboav trasparenza e lealtà verso i clienti sono e continueranno ad essere fondamentali.

Secondo Aboav, i consulenti, non dovranno mai promettere ritorni che poi non possono essere raggiunti e devono misurare adeguatamente il profilo di rischio del proprio cliente.

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