Opinione della Settimana

«Non sparate più sulle polizze, in Italia serve la protezione»

Dario Focarelli (5) (Foto Studio Franceschin) Imc

(di Federica Pezzatti – Plus24)

Intervista a Dario Focarelli (nella foto, di Studio Franceschin), Direttore generale dell’Ania

Ancora una volta si torna parlare di un aumento delle imposte di successione e di un giro di vite anche sulle polizze , in particolare di quelle finanziarie…

Non ci risulta che ci siano tavoli di lavoro governativi con l’obiettivo di modificare il regime delle polizze Vita. Questo naturalmente non significa che possa esserci qualcosa in arrivo. Ricordo comunque, a chi pensa che la polizza possa essere utilizzata come puro escamotage, che il contratto assicurativo rappresenta sempre un atto di protezione a tutela di persone deboli: non solo familiari ma anche soggetti che non rientrano nell’asse ereditario. Sta inoltre prendendo piede anche il fenomeno di rendere beneficiari organizzazioni non profit.

Ciò non toglie che la polizza conviene a chi supera la franchigia…

Bisogna analizzare i contratti assicurativi nel loro complesso. Nel nostro sistema i vantaggi fiscali si sono via via ridotti. Nel contempo sono aumentati a dismisura gli oneri fiscali: si pensi all’anticipo della tassazione sulle polizze vita attraverso l’imposta sulle riserve matematiche. Un ammontare che le compagnie devono anticipare sulle plusvalenze future dei loro clienti e che ha generato un credito d’imposta, a oggi non restituito, di circa 5-6 miliardi di euro. Un ulteriore colpo per i gruppi assicurativi che pesa soprattutto ora che i rendimenti dei titoli in portafoglio si stanno affievolendo. In condizioni di tassi di interesse normali l’anticipo era sostenibile, ora non si sa nemmeno se ci saranno plusvalenze ma l’anticipo si deve versare e questo riduce l’appetibilità delle polizze vita rispetto ai fondi comuni.

Dunque pensa che sia giusta l’esenzione?

Noi riteniamo, e anche la giurisprudenza ci dà ragione, che la causa del contratto assicurativo sia diversa rispetto ad altri tipi di investimento. Con la polizza si sceglie di proteggere il futuro di qualcuno. L’Italia è un paese sottoassicurato e c’è bisogno di più protezione. Tenga presente che anche nei paesi dove alcune polizze entrano nell’asse ereditario esistono poi strumenti come i trust che consentono (a chi si può permettere di strutturarli) di segregare il patrimonio, se la causa è lecita e meritevole di tutela.

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