Opinione della Settimana

Solvency e titoli di Stato, mal di pancia assicurativo

Investimenti alternativi Imc

(di Laura Magna – Plus24)

Come per le banche, il comparto deve presidiare i rischi con un patrimonio più consistente

Allerta capitale anche per le assicurazioni europee finite sotto la lente con le regole di Solvency II. E potrebbero non essere più un investimento da cassettista. Proviamo a capire perché, partendo da Solvency. «Sono – spiega Debora Liuzzi, Institutional Advisory di Jci Capital Limited delle regole finalizzate al rafforzamento del capitale e a una migliore gestione del rischio, contenute nella Direttiva 2009/138/CE che è entrata in vigore lo scorso primo gennaio». Il sistema è articolato in tre pilastri: il primo relativo alla valutazione delle attività, passività e del capitale, il secondo alle regole di vigilanza e il terzo agli obblighi informativi nei confronti delle autorità di vigilanza. «Il primo – continua Liuzzi – è quello che ha un impatto concreto sulla composizione del capitale; che deve fronteggiare un eventuale crescente rischio di mercato, di credito e di rischio operativo». Al di là dei tecnicismi, «in un contesto in cui il settore assicurativo soffre gli effetti di tassi di interesse su livelli storicamente molto bassi – dice la consulente – le richieste per una maggiore capitalizzazione possono rappresentare un’ulteriore difficoltà”.

L’attenzione ai titoli di Stato

Un altro elemento potrebbe fare danni, ovvero la richiesta tedesca di introdurre una misura di ponderazione del rischio diversa da zero per i titoli di Stato. «All’interno dei portafogli assicurativi i titoli governativ rappresentano una quota molto elevata, soprattutto nel caso delle compagnie italiane, che in molti casi hanno una percentuale ben superiore al 50% – sostiene Liuzzi –. Ultimamente si è fatta più insistente la voce che i titoli governativi possano diventare un asset in grado di assorbire capitale, nel senso che non siano totalmente privi di rischio, ma debbano essere in parte bilanciati da accantonamenti di riserve adeguate. Questo comporterebbe un ulteriore incremento della necessità di capitale». E le italiane tremano: i titoli di Stato hanno superato i 300 miliardi (53 del totale investimenti).

Nel 2008 i governativi ammontavano a 141 miliardi. Sui BTp, Solvency è già in qualche modo penalizzante, in quanto «un calo del valore del BTp – spiega Dario Focarelli, direttore generale di Aniasi riflette immediatamente nella riduzione del patrimonio dell’assicurazione, cosa che non avviene nella regolamentazione bancaria se il titolo è allocato nel cosiddetto banking book». In che misura? Secondo Morgan Stanley «per ogni cento punti base di rialzo dei tassi di interesse – scrive l’analista Jon HockingGenerali vede abbassarsi il requisito patrimoniale principale di 40 punti base, seconda solo a Munich Re in Europa».

Le attese degli analisti

Le case di affari vedano grigio sugli assicuratori europei. È il caso di Barclays che sul comparto ha outlook negativo. «Quanta pressione – si domanda l’analista Andy Broadfieldpuò sopportare un bilancio? Si può rispondere guardando all’indebitamento finanziario rispetto ai mezzi propri: in Europa le società meglio posizionate sono Zurich, che per noi è overweight e Allianz, equalweight. Axa si pone in una posizione intermedia, ma possiede la necessaria resilienza ed è da sovrappesare».

In generale gli assicuratori europei, soprattutto del ramo vita, amplificano i movimenti degli asset in cui sono investiti. «Dal 2007 – spiega Jon Hocking, analista di Morgan Stanley – la leva sugli asset è diminuita dal 780% al 400%, ma resta uno dei principali driver di performance finanziaria. I nomi più sensibili sono Delta Lloyd, Prudential, Legal & General, Aegon e Axa». Generali, con una leva al 300% si pone invece nella parte bassa della classifica. L’aspetto positivo, rileva Morgan Stanley, è un aumento della qualità degli investimenti a partire dal 2007, che oggi sono per lo più corporate bond e governativi: reddito fisso che è aumentato a scapito di crediti strutturati e azioni. «Particolarmente rilevante – conclude Hocking – è l’esposizione ai corporate, con Prudential, L&G e Delta Lloyd che hanno la percentuale più elevata rispetto al valore di libro tangibile (attività reali iscritte a bilancio)».

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