Opinione della Settimana

Donnet, la «forza tranquilla» del Leone

Philippe Donnet (3) Imc

(di Luigi Dell’Olio – Il Piccolo)

Il nuovo Ceo francese vuole un gruppo capace di “fare squadra”. Già capo del Giappone con Axa, a Trieste lo chiamano «zen»

Passare la palla indietro per consentire alla squadra di avanzare. La regola numero uno del rugby è un tratto distintivo nello stile di leadership di Philippe Donnet (56 anni – nella foto), nato in Corsica, ma parigino di adozione, che non a caso ha praticato questo sport negli anni giovanili (anche in terza serie) e si è tenuto in allenamento fino alla soglia dei 40 anni, quando è sbarcato a Milano per seguire la sede italiana di Axa. Dopo il lavoro, racconta chi lo conosce bene, passava uno o due ore per tenersi in forma con il Cus Milano, il club che organizza i campionati sportivi nel capoluogo lombardo. Un esercizio che ha contribuito ad affinare velocemente la sua conoscenza della lingua italiana (che ormai parla correntemente), e gli ha trasmesso la disciplina di chi deve stare in campo nel ruolo di pilone, consapevole che l’affermazione personale è strettamente legata alla capacità di fare squadra. Un pregio che gli è stato riconosciuto tanto dai dipendenti di Generali Italia (che guida da quasi tre anni), quanto dagli agenti del gruppo, che hanno applaudito alla sua nomina.

Di lui si è detto molto, dalla presenza nel supervisory board di Vivendi («Qualche riflessione su questo ruolo la farò e prenderò una decisione al momento opportuno», ha assicurato Donnet al primo incontro con i giornalisti, all’indomani della nomina) al passato di lungo corso presso Axa (il che ha dato adito a diverse ipotesi su una possibile fusione tra il gruppo francese e quello italiano). Ma, stando a chi ha seguito da vicino il passaggio di testimone alla guida del colosso assicurativo triestino, è stata proprio la sua personalità una delle doti più apprezzate dai grandi soci, coadiuvati dai cacciatori di teste di Russell Reynolds. Donnet si considera un discepolo di Claude Bébéar, il nume tutelare di Axa e figura storica del mondo delle polizze europee.

I soci di Generali questa volta hanno voluto puntare su un manager più portato a delegare, pur senza rinunciare a tenere ben ferme le leve del comando, compito necessario per un gruppo da quasi 80mila dipendenti con ramificazioni in tutto il mondo. E di Donnet viene apprezzata anche la proiezione internazionale, iniziata subito dopo la laurea ail’ École Polytechnique con esperienze soprattutto in Axa (22 anni in tutto), tra Francia, Italia e Asia, dove è stato responsabile a livello continentale, dopo aver guidato Axa Japon. Il che gli è valso l’appellativo “zen” tra i dipendenti di Generali Italia. Uno spirito che effettivamente gli appartiene a considerare la rotta indicata per lo sviluppo della country nazionale: «L’importante è mantenere una dinamica di crescita in termini di redditività e di premi. Una crescita tranquilla. Noi siamo una forza tranquilla».

Dopo l’esperienza nel gruppo transalpino, Donnet è rimasto nel continente giallo alla guida del gruppo Wendel (che porta il nome dell’omonima famiglia imprenditoriale francese, a lungo attiva nella siderurgia e poi impegnata a creare una holding di partecipazioni con business in tutto il mondo) con il mandato di creare un’attività di investimento nella regione, dove si è sviluppando rapporti commerciali con le aziende occidentali. Fino alla nomina, nell’ottobre 2013, a ceo di Generali Italia. Anche dopo l’addio ad Axa, Donnet ha conservato ottimi rapporti con il fondatore del gruppo francese, Claude Bébéar, che lo ha portato anche nel consiglio di Vivendi.

Donnet abita a Venezia a palazzo Morosini (a due passi dal Campo Santa Marta Formosa), nel quale Antoine Bernheim (presidente storico del gruppo Generali) teneva la propria residenza in Italia, ma appena ha un po’ di tempo libero ama rifugiarsi presso il castelletto nei pressi di Orléans dove vive la sua attorniato da un migliaio di ettari di campagna. Qui ama dedicarsi alla caccia e passeggiare lungo il vigneto, la sua grande passione (evidenziata anche dalla cura con cui ha seguito il rilancio di Genagricola), e nel bosco di rovere che circondano la tenuta. Agli amici ama ricordare che è tra i principali produttori francesi di legno di rovere per botti, business che solo marginalmente segue in prima persona, ma del quale va molto orgoglioso.

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