Opinione della Settimana

Minali, finanza come arte marziale: da Vienna al ritorno a Trieste

Alberto Minali (Foto Francesca Gasperi - Wideangle) Imc

(di Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo)

Il CFO e direttore generale (di Generali, ndIMC) era un abile karateka

Ha contribuito alla stesura dei due piani industriali che nell’era Greco hanno cambiato il volto del gruppo triestino. Alberto Minali (nella foto, di Francesca Gasperi – Wideangle), veronese, 50 anni, capo della finanza del Leone dal 2012, e oggi anche direttore generale, si prepara a lanciare in tandem con Donnet la fase due della crescita del Leone. Modi cortesi, affabili, Minali in gioventù era un esperto karateka e la conoscenza delle arti marziali potrebbe tornare utile in una fase di mercato così complicata anche per i big delle polizze.

La carriera di Minali incrocia diverse strade (da Generali a Ina e poi Ras-Allianz e ritorno a Generali) che lui percorre con passo allenato da appassionato della montagna. Inizia proprio in Generali nel 1991 quando viene inviato a Vienna per un periodo di formazione di circa 6 mesi presso la holding austriaca che a quel tempo governava sull’impero delle Generali nell’Est Europa. Un esordio tipico di quegli anni per i “Generali boys” spediti all’estero a fare esperienza. Finito il training viennese Minali approda a Londra nel branch della compagnia.

Il mercato della riassicurazione inglese vive in quel periodo a stretto contatto con i Lloyd’s di Londra: sono tempi in cui il gruppo triestino sottoscriveva affari in tutti gli angoli del pianeta. Il futuro Cfo si fa apprezzare per le sue elevate competenze tecniche e segue il portafoglio Est Europa nei rischi assicurativi danni e poi di responsabilità civile. Dopo due anni viene promosso e affianca il Chief Underwriter nella determinazione delle riserve sinistri dei trattati di riassicurazione guidando un team di attuari danni. Trascorsi circa 3 anni e mezzo assume la responsabilità di un ufficio di 90 persone a Birmingham dove Generali aveva una struttura che sottoscriveva rischi nel Regno Unito, appoggiandosi ai broker locali inglesi. Minali dopo nove mesi viene richiamato a Trieste dove resta tre anni durante i quali le Generali, dopo una battaglia epocale con Allianz per la conquista della francese Agf, acquisiscono Amb, il secondo gruppo assicurativo tedesco. Al giovane manager in camera viene offerta l’opzione di trasferirsi in Germania ma Minali dice no perché nel frattempo si era sposato e la famiglia viene prima di tutto. Una sliding doors importante per quello che poi diventerà il suo percorso professionale. «Non è vero che abbiamo poco tempo, la verità è che ne perdiamo molto», confida oggi Minali a chi gli è vicino citando Seneca (Debrevitate vitae). Oggi, due figlie di 11 e 13 anni, spiega sempre a chi gli è vicino che la famiglia è la sua stella fissa e il perno sul quale ruotano le sue decisioni.

Minali lascia così Trieste e cambia orizzonte andando a lavorare a Roma all’Ina, la compagnia pubblica (sarà poi acquisita nel 2000 proprio dalle Generali) guidata da Lino Benassi. Si occupa di fusioni e acquisizioni, debito e funding e lavora anche a tutto il sistema di provvigionamento della rete distributiva esclusiva di Assitalia. Rimane in Ina quasi tre anni e, dopo una breve passaggio in Cattolica, viene chiamato da Ras-Allianz come responsabile del capital management. Inizia un percorso in ascesa al fianco di personaggi come Helumt Perlet, oggi presidente del consiglio di sorveglianza del colosso tedesco. Ma soprattutto in Allianz Minali lavora a stretto contatto con Mario Greco, il futuro Ceo del Leone. Quando Greco lascia la Ras per lanciarsi nell’avventura Eurizon, braccio armato di Banca Intesa nel mondo assicurativo e nel risparmio gestito, Minali lo segue con il ruolo duale di Cfo e Cio.

In quel periodo negozia le commissioni distributive e i piani produttivi con il Cfo di Intesa, Carlo Messina (oggi Ceo e Consigliere delegato della banca) e lancia una serie di prodotti linked che fanno scuola. E veniamo al 2007. Greco lascia Eurizon per iniziare la sua prima avventura a Zurigo (sono gli anni del matrimonio tra il Sanpaolo di Torino e Banca Intesa) e Minali a quel punto decide di costituire Eskatos Capital Management, una società di gestione specializzata in rischi assicurativi che cresce rapidamente e viene poi venduta ad Azimut. È il preludio del ritorno a Trieste nel 2012 proprio con Mario Greco che in breve tempo rivoluziona l’assetto di vertice nominando Minali capo della finanza e interrompendo la lunga gestione di Raffaele Agrusti.

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