Opinione della Settimana

Doppio sconto sul welfare aziendale

Welfare aziendale - Employee benefits Imc(di Giampiero Falasca e Alessandro Rota Porta – Quotidiano del Lavoro)

Sostituire i premi di produttività con voucher sociali comporta risparmi per datori e lavoratori. Le prestazioni sono esenti dall’imposta sostitutiva del 10% e deducibili ai fini Ires e Irap per le imprese

L’opzione per i servizi di welfare in sostituzione dei premi economici di risultato presenta vantaggi sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro dal punto di vista contributivo e fiscale. La legge di Stabilità per il 2016 rilancia infatti il welfare aziendale, come misura alternativa ai premi economici di produttività (legge 208/2015, articolo 1, commi 182 e seguenti ).

Già secondo la normativa fiscale vigente prima della legge di Stabilità (ritoccata poi dalla legge di finanza pubblica), non rientravano nella nozione di redditi da lavoro (e di conseguenza non erano oggetto di tassazione) una serie di beni e servizi, inclusi negli articoli 51 e 100 del Tuir.

Anche in seguito alle modifiche apportate dalla legge di Stabilità, non sono oggi imponibili:

  • i servizi di trasporto collettivo;
  • le prestazioni con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale, assistenza sanitaria e di culto, i servizi per l’infanzia in età prescolare (compresi i servizi integrativi e di mensa), la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e le borse di studio;
  • i servizi per familiari anziani e non autosufficienti;
  • gli altri beni e servizi di valore non superiore a 258,23 euro (le vecchie 500mila lire).

Per tutti questi trattamenti è prevista anche la deducibilità (totale o parziale, secondo il tipo di prestazione) ai fini Irap e Ires da parte dell’azienda.

Inoltre, in caso di conversione del premio di produttività in prestazione sociale, il datore di lavoro è esentato dal versamento del contributo di solidarietà del 10%, che invece si versa sull’erogazione monetaria per le prestazioni di welfare fuori dagli accordi sulla produttività (su questo punto sarebbe opportuna la conferma ufficiale dell’Inps).

Si considerano prestazioni di welfare aziendale anche i contributi versati per la previdenza complementare o per l’assistenza sanitaria, anche se per queste voci la non imponibilità è limitata fino a una certa soglia (fino a 5.164,57 euro per la previdenza, e fino a 3.615,20 euro per l’assistenza sanitaria).

Gli step per l’erogazione

Le misure di welfare aziendale godevano, secondo la vecchia normativa, del regime fiscale agevolato solo se erano pagate sulla base di un atto volontario e unilaterale del datore di lavoro, mentre erano escluse dal regime di favore le misure concordate con un accordo collettivo. Questo vincolo rendeva problematico il mantenimento del regime fiscale agevolato nei casi in cui l’azienda consentiva al lavoratore di scegliere se percepire il premio aziendale “classico” (una somma di denaro collegata al raggiungimento di specifici obiettivi di produttività e redditività) oppure convertire il valore lordo del premio in un pacchetto di beni e servizi rientranti nel regime fiscale agevolato.

La legge 208/2015 ha risolto questi problemi, stabilendo che la natura “contrattuale” dei servizi di welfare aziendale non fa venire meno il regime fiscale di favore.

I lavoratori potranno scegliere inoltre di rinunciare al godimento del premio di produttività eventualmente conseguito, chiedendo di ricevere un pacchetto di beni e servizi di welfare aziendale, senza versare su queste somme neanche l’imposta sostitutiva del 10% dovuta per i premi in denaro.

I limiti

È bene evidenziare che la scelta tra premio aziendale e pacchetto di welfare potrà essere esercitata solo entro i “paletti” previsti dalla legge di Stabilità:

  • sottoscrizione di un accordo sindacale in merito al premio di produttività;
  • valore del premio non superiore a 2 mila euro lordi (2.500, in caso di coinvolgimento dei lavoratori in iniziative paritetiche);
  • reddito annuo del lavoratore nel corso dell’anno precedente non superiore a 50mila euro lordi.

Questo vuol dire che per gli altri lavoratori o per le aziende che non stipulano accordi collettivi le porte del welfare aziendale resteranno del tutto chiuse? Non è così. Per le aziende che non sottoscriveranno accordi sindacali sulla produttività e per i lavoratori che, pur rientrando nell’ambito di accordi collettivi, non rientreranno nei limiti economici appena ricordati, resterà aperta la possibilità – già prevista in passato e rimasta inalterata – di fruire di pacchetti di welfare aziendale scollegati dai premi, mantenendo il regime di incentivi fiscali previgente.

Il decreto del ministero del Lavoro che ha definito le regole attuative della riforma, diffuso il 30 marzo nella sua versione definitiva ma non ancora pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale», ha chiarito anche un aspetto importante sul piano pratico: i datori di lavoro potranno riconoscere i servizi e i beni di welfare tramite voucher, che i lavoratori potranno spendere per ottenere i beni e servizi previsti dal piano.

I voucher dovranno avere un valore pari a quello dei beni e dei servizi erogati, non saranno cedibili a terzi e non potranno essere monetizzati.

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