Approfondimenti

Ariagno (AIBA): Come affrontare il Welfare aziendale nelle PMI

Welfare - Collaborazione Imc

A tre settimane dai lavori dell’Italy Protection Forum 2016, apriamo uno spazio di approfondimento dedicato al Welfare Aziendale, tematica che è stata al centro di una delle principali tavole rotonde (e che abbiamo direttamente moderato) di questa edizione. Iniziamo con un’intervista a Danilo Ariagno, responsabile del comitato scientifico di AIBA (Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni). Nel corso dei prossimi giorni pubblicheremo ulteriori contributi sul tema grazie ad altri protagonisti di IPF 2016.

Dottor Ariagno, le PMI aderiscono a piani di Welfare in modo molto limitato per questioni di conoscenza e di crisi di liquidità. Considerando l’attuale contesto economico e sociale, quali possono essere nuove modalità per agevolare le piccole-medie imprese e farle aderire ad un sistema di Welfare Aziendale?

Non si può disconoscere che le PMI italiane debbono fare i conti con una situazione economica e lavorativa molto complessa. Tuttavia, da una parte abbiamo qualche spiraglio di ripresa e dall’altra il tema del Welfare consente di dare soddisfazioni ai dipendenti e di creare situazioni favorevoli alle aziende sotto il profilo fiscale e contributivo. Penso che le modalità che debbano essere proposte alle aziende debbano essere le più ampie possibili, per fare in modo che ogni azienda possa valutare in concreto se e come aderire.

Cerco di spiegarmi meglio: per aziende strutturate, con numerosità di dipendenti e/o un significativo budget per i benefits e le retribuzioni variabili certamente sarà opportuno proporre e valutare le piattaforme “flexible benefits” dove il lavoratore può scegliere come meglio destinare la somma messa a disposizione dall’azienda.

In altri casi, per aziende più piccole o con budget contenuti, possono esserci comunque soluzioni interessanti, anche in ambito assicurativo-sanitario. Ad esempio sul mercato esistono alcune coperture dentarie oppure per le spese extra-ricovero oppure ancora diarie e prestazioni di pura assistenza o di servizio che possono costare poche centinaia di euro ed essere un primo inizio di sensibilizzazione al tema, consentendo anche ai dipendenti di percepire correttamente la portata delle prestazioni ed i contemporanei vantaggi fiscali, davvero molto significativi

Gli intermediari assicurativi oggi sono attrezzati per proporre consulenza alle PMI nel settore Welfare? Quali caratteristiche devono avere?

Gli intermediari sono, a mio avviso, in una fase di “rincorsa”. Probabilmente non si attendevano un impulso così significativo in tempi brevi, accelerato anche dalle nuove normative espresse dalla Legge di Stabilità. Ora mi sembrano sul pezzo e determinati a cogliere l’occasione di dare supporto alla propria clientela ed anche di creare nuove ipotesi di business su prospect.

Credo che gli intermediari di assicurazione siano davvero in posizione favorevole per affrontare il problema, hanno forti rapporti con il mondo delle imprese e nello stesso tempo hanno le giuste conoscenze assicurative determinanti in ambito di welfare, come ad esempio il tema della previdenza complementare e delle coperture sanitarie. L’occasione è importante e deve essere colta, in un mercato spesso bloccato.

Il mercato del Welfare Aziendale nelle PMI offre ampie potenzialità di sviluppo. Come va affrontato?

Come sostenevo in precedenza, con una visione più “larga” possibile. Intendo dire che il tema Welfare deve essere affrontato con tutte le aziende, indipendentemente dal numero di dipendenti e dei settori di attività. Ogni impresa oggi deve valutare cosa possa significare introdurre elementi di Benefits e di Welfare nella propria politica retributiva, quindi vi sono spazi a prescindere dalle caratteristiche dell’impresa stessa.

Tutto questo può avere una valenza immediata, ma certamente anche prospettica e futura: a mio avviso questo spazio deve essere “occupato” e trattato sin d’ora. Poi l’offerta deve essere estremamente variegata e deve andare da proposte minimali a quelle più complesse come le piattaforme flexible: l’importante è raffigurare il quadro completo all’imprenditore, poi ciascuno potrà trovare la sua collocazione all’interno.

Quali sono le leve che possono essere utilizzate per sensibilizzare gli imprenditori?

Le leve fondamentali sono legate alla fidelizzazione dei dipendenti ed ai vantaggi fiscali e contributivi per dipendenti ed aziende. Nel primo ambito rientra l’opportunità di far percepire al dipendente che il rapporto con l’azienda non è solo teso all’arrivo del bonifico dello stipendio, ma che l’imprenditore ha anche a cuore che il dipendente si senta “bene” sia sul posto di lavoro ma anche nella sua vita personale e privata.

In questo passaggio vorrei proprio sottolineare come da un concetto di Benefits (“ti pago una parte di stipendio con alcuni beni e servizi”) oggi si stia passando ad un concetto di Welfare (“ti metto a disposizione una serie di opportunità che ti consentano di vivere meglio”): è nostro compito evidenziare all’imprenditore questo processo e mettergli a disposizione gli strumenti per realizzarlo.

E’ evidente poi che i vantaggi fiscali e contributivi siano molto forti, sia per il dipendente sia per l’azienda: anche sotto questo aspetto è opportuno a mio avviso condividere in maniera molto pratica e concreta i risultati economici che derivano dall’utilizzo di queste forme di remunerazione rispetto a quella tradizionale con l’applicazione delle aliquote impositive ordinarie.

L’interazione tra questi elementi credo che davvero consenta all’imprenditore una approfondita riflessione sul tema Welfare, aprendo nuove prospettive di business.

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