Opinione della Settimana

Semaforo verde per part-time agevolato e pensione

Lavoratori autonomi - Contributi Imc

(di Roberto E. Bagnoli – Iomiassicuro.it)

Via libera al part time agevolato per chi è vicino alla pensione. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha firmato, insieme con il collega dell’Economia Pier Carlo Padoan, il relativo decreto di attuazione della legge di Stabilità 2016. Il nuovo meccanismo è destinato ai lavoratori del settore privato con contratto a tempo indeterminato e orario pieno, che possiedono il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (vent’anni di contributi) e maturano il requisito anagrafico entro il 31 dicembre 2018. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Chi può beneficiarne. La prima cosa importante da sottolineare riguarda i soggetti interessati. La norma parla chiaramente di lavoratori dipendenti a tempo pieno del settore privato (esclusi quindi i pubblici e gli autonomi) che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto al trattamento di vecchiaia (66 anni e 7 mesi). D’intesa con la propria azienda, questi lavoratori possono ridurre l’orario del rapporto in misura compresa tra il 40 e il 60% per un periodo non superiore a tre anni (devono quindi aver compiuto 63 anni e 7 mesi, 62 anni e 7 mesi le donne). In questi casi, oltre allo stipendio per le ore effettivamente lavorate, al lavoratore spetta una somma pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro (23,81% della retribuzione), relativa alla prestazione non effettuata. Un esempio pratico. Ipotizziamo il caso di un soggetto che concorda un part-time al 50% (quattro ore invece di otto) e percepisce uno stipendio lordo di 2mila euro (1.546 euro al netto dell’Irpef). Ebbene, dal mese successivo alla stipula del nuovo contrattato, questo signore intascherà  la metà di quanto incassato il mese precedente (776 euro), ma nella busta paga troverà in aggiunta un “bonus”  di 476 euro nette, pari cioè alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro, relativa alle quattro ore di prestazione lavorativa non effettuata per effetto della riduzione di orario.

Pensione piena. Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente al lavoro non effettuato. In altre parole, il lavoratore part-time arriva alla pensione e senz’alcun danno per l’assegno Inps: come se avesse continuato a lavorare a tempo pieno.

La procedura da seguire. Un po’ tortuosa, come al solito.  Come primo passo, il lavoratore interessato deve richiedere all’Inps – per via telematica, se è in possesso del Pin, o rivolgendosi a un ente di patronato – la certificazione che attesta il possesso del requisito contributivo e la maturazione di quello anagrafico entro il 31 dicembre 2018. Dopo il rilascio della certificazione, il lavoratore e l’azienda stipulano un “contratto di lavoro a tempo parziale agevolato” in cui viene indicata la misura della riduzione di orario. Dopo la stipula del contratto, il decreto prevede il rilascio entro cinque giorni (sarà così?) del nulla osta da parte della Direzione territoriale del lavoro e, da ultimo, il rilascio in cinque giorni dell’autorizzazione conclusiva da parte dell’Inps.

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