Opinione della Settimana

Unipol verso l’addio a S&P: «Rating troppo rigidi e illogici»

Standard & Poor's (2) Imc

(di Giusy Franzese – Il Messaggero)

Il gruppo contesta soprattutto il collegamento automatico tra giudizio sul Paese e voto sulla Società

Per l’agenzia di rating Standard & Poor’s l’Italia diventa un paese sempre meno ospitale. Non ci sono solo i magistrati di Trani convinti della teoria del complotto dietro i ripetuti declassamenti del nostro Paese nel rovente autunno del 2011, o quelli della Corte dei Conti che – sempre per gli stessi declassamenti – avevano chiesto (ma poi hanno archiviato) un risarcimento danni “monstre” a S&P di 234 miliardi di euro. Anche le singole società stanno iniziando a ribellarsi ai suoi giudizi considerati non congrua. Dopo aver ricevuto il benservito da Generali lo scorso anno, ai responsabili italiani di S&P sta per arrivare un’altra lettera di “licenziamento”. A decidere di fare a meno dei loro giudizi, secondo alcune fonti finanziarie ben introdotte, stavolta sarebbe un’altra primaria compagnia di assicurazione italiana: Unipol. Il motivo? Praticamente lo stesso delle Generali: i crateri di valutazione adottati sono irrazionali e penalizzanti. Primo tra tutti: lo stretto collegamento tra country rating (debito sovrano) e corporate rating.

Il gruppo bolognese, quindi, avrebbe chiesto all’agenzia americana di ritirare i suoi rating, sia sulla capogruppo che sulle controllate, inclusa UnipolSai.

L’impostazione dei criteri valutativi di Standard & Poor’s, secondo Unipol, impedisce al gruppo bolognese di vedere riflessi sul suo merito di credito i progressi registrati sia a livello patrimoniale che reddituale. UnipolSai, la controllata di Unipol in cui si concentra la gran parte delle attività assicurative del gruppo, ad esempio, ha appena concluso il piano triennale di integrazione con Fonsai riportando risultati in linea o superiori agli obiettivi: tra il 2013 e il 2015 sono stati conseguiti utili per 2,2 miliardi, distribuiti dividendi per quasi 1,5 miliardi e realizzate sinergie per 390 milioni, con un margine di solvibilità – a fine 2015 – pari al 177% del minimo regolamentare.

Se confermata, la decisione di dire addio alle pagelle di S&P non lascerà i mercati senza riferimenti: Unipol, UnipolSai e Unipol Banca continueranno ad essere valutate da Moody’s, Fitch, Am Best e dalla cinese Dagong Europe. Qualche giorno fa sono arrivate le ultime pagelle di Fitch: per la prima volta il voto assegnato a Unipol Gruppo Finanziario è sceso a BBB (long-term issuer default rating), mentre UnipolSai Assicurazioni ha avuto BBB come insurer financial strength rating e BBB- come long-term Idr. L’outlook sui rating assegnati ad entrambe le società è “stabile”. Fitch inoltre ha assegnato a Uni pol Banca un rating di lungo termine pari a BB, due livelli sotto la capogruppo.

L’altro divorzio – A febbraio del 2015, S&P ha già perso un altro cliente importante: Generali. Una decisione alla quale il Leone di Trieste arrivò dopo un paio di anni di “guerra” durante i quali subì da parte di S&P due declassamenti (luglio 2013 e dicembre 2014) come conseguenza del correlamento con rating del debito sovrano dell’Italia. Seguirono così le accuse di eccessiva «inflessibilità dei criteri adottati» e di assurdità del meccanismo di correlamento automatico al rating sovrano. Generali è valutata adesso da Moody’s, Fitch e AM Best.

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