Opinione della Settimana

Fondi negoziali dai costi leggeri ma il cliente non lo sa

Pensioni - Calcolo Imc

(di Elisabetta Moscatelli e Federica Pezzatti – Plus24)

Tre milioni di lavoratori però hanno sottoscritto Pip e fondi aperti nonostante oneri più alti

Sette milioni di lavoratori prima dell’estate saranno informati dall’Inps, attraverso l’attesa “busta arancione”, sullo stato della loro pensione. La presa di coscienza del reale livello di copertura potrebbe servire a sbloccare anche chi non si è ancora mosso a incrementare la previdenza complementare già scelta da 7,3 milioni di italiani con risorse destinate alle prestazioni pari a 138 miliardi di euro. Chi si muove verso una delle alternative deve però fare attenzione non solo ai risultati degli strumenti ma anche ai costi.

Come più volte sottolineato, i prodotti più gettonati sono stati finora i Pip che hanno superato nel 2015 i tre milioni di aderenti (comprendendo i cosiddetti vecchi Pip). Il dato è infatti confermato anche per il 2015: non tanto in termini di nuove adesioni (i negoziali lo scorso anno hanno registrato un boom di iscrizioni grazie al meccanismo dell’adesione automatica di tutti i lavoratori edili) quanto per gli importi versati sui piani individuali assicurativi con risorse destinate alle prestazioni che sfiorano i 20 miliardi (in aumento del 18,7% rispetto ai 16,369 milioni di fine 2014).

Come è noto i fondi aperti e soprattutto alcuni Pip hanno costi mediamente più elevati, giustificati dalla “consulenza” che si riceve da parte delle reti distributive: la media degli importi trattenuti dalle società assicurative per chi permane nella forma almeno dieci anni è dell’1,9% annuo contro l’1,4% dei fondi aperti e l0 0,3% dei fondi negoziali. Ma ovviamente si tratta di dati medi: i prodotti più cari arrivano fino a trattenere il 3% complessivo ogni anno. E, come ha più volte ricordato la Covip, su orizzonti temporali lunghi tali differenze (in costanza di performance) incidono notevolmente sulla rendita che si riceverà al pensionamento.

Costi fondi pensione - Pip (Plus24 23.03.2016) Imc

Non basta, dunque, guardare ai risultati ottenuti (che comunque non rappresentano neppure una garanzia per il futuro) ma prima di scegliere per non vedere vanificati gli sforzi di costruirsi un secondo pilastro, è meglio usare mattoncini efficienti a partire dai costi.

E dal punto di vista della contribuzione e dei costi, tra i prodotti pensionistici hanno una certa convenienza i fondi negoziali, così chiamati perché hanno una natura contrattuale. Sono detti anche chiusi perché destinati solo a specifiche categorie di lavoratori e comunque rivolti ad ampie fasce di soggetti del settore privato e a determinate categorie di liberi professionisti. Il lavoratore può contribuire al fondo negoziale con le quote del Tfr che maturano dopo l’adesione e con un contributo previsto dal contratto, che stabilisce anche la contribuzione del datore di lavoro. Si tratta di apporti che hanno importanti vantaggi fiscali.

La peculiarità dei fondi negoziali è che una quota parte della contribuzione viene versata dal datore di lavoro; ciò crea un vantaggio determinante nella valutazione della scelta previdenziale. Aderendo infatti ad altra forma di previdenza si rinuncia al contributo datoriale defiscalizzato. Salvo che ci sia un accordo collettivo con un fondo pensione aperto, andando su un’altra forma pensionistica il lavoratore perde l’accantonamento di una parte di risorse economiche versate dal datore di lavoro che deve essere ricompensata da performance più elevate dell’investimento alternativo. E ciò non sempre accade tanto più che le alternative sono spesso molto più costose (in particolare per chi vi permane per periodi temporali limitati, prevedendo penalizzazioni per chi esce in anticipo).

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