Opinione della Settimana

Massicci (COVIP): «Presto le regole per confrontare nel dettaglio i costi di tutti i fondi»

Francesco Massicci Imc

(di Vitaliano D’Angerio – Plus24)

«Vogliamo che gli iscritti possano paragonare nel dettaglio i costi del proprio fondo pensione con tutti gli altri strumenti di previdenza integrativa. Potranno essere confrontati anche i singoli comparti». Francesco Massicci (nella foto) è il presidente facente funzione di Covip, l’authority di vigilanza sui fondi pensione. In questa intervista fa il punto sulla previdenza integrativa e sulle più recenti iniziative realizzate con l’obiettivo di aumentare l’efficienza del settore.

Ci può spiegare nello specifico in cosa consiste la comparazione di costi?

Covip già oggi pubblica nel proprio sito dati di sintesi sui costi di tutti i fondi pensione. Sta ora procedendo, a seguito di una pubblica consultazione, all’emanazione di nuove regole che consentiranno a ciascun lavoratore non solo di acquisire informazioni sui costi del fondo al quale intende aderire, ma anche di effettuare un confronto con i costi medi offerti dagli altri operatori di mercato. Così, ciascuno potrà acquisire consapevolezza di come si colloca il proprio fondo rispetto all’onerosità media del settore.

Qual è l’utilità di una tabella così dettagliata se poi non si può passare, per esempio, da un fondo negoziale a un altro negoziale? O se il singolo Iscritto non può andare in un Pip senza perdere il contributo del datore di lavoro?

Innanzitutto si fa un’operazione di grande trasparenza. Inoltre, cosa più importante, si mette un po’ di pressione sui manager del fondo.

Quali altre iniziative Covip ha in cantiere?

Nella legge sulla concorrenza in approvazione in Parlamento sono contenute due previsioniche riprendono proposte della Covip.

Quali sono?

La prima è relativa alla misura del Tfr da versare alla previdenza complementare: se verrà approvata, consentirà al lavoratore, se previsto dai contratti collettivi, di versare anche solo una parte della propria “liquidazione” al fondo pensione in cui decide di iscriversi. Oggi si è invece obbligati a conferire la totalità del Tfr. Tale disposizione potrebbe risultare particolarmente interessante nelle aziende con meno di 50 dipendenti.

E la seconda proposta?

Consentire ai lavoratori dipendenti vicini all’età di pensionamento, disoccupati da oltre 24 mesi, di poter accedere in anticipo alla pensione complementare, in modo da attenuare il disagio fino alla pensione obbligatoria. Una sorta di “ponte” per la pensione.

È una soluzione alternativa alla flessibilità in uscita proposta dal presidente Inps, Tito Boeri?

Non è una soluzione alternativa ma un’ulteriore leva che può concorrere a fornire un aiuto ai soggetti che si trovassero in difficoltà prima di maturare il diritto a pensione.

È favorevole alla flessibilità in uscita proposta da Boeri?

Non si tratta di essere favorevoli o meno; occorre valutare i relativi profili di onerosità e la loro coerenza con gli impegni assunti in ambito europeo e con il percorso volto a riportare il rapporto debito/Pil italiano al 60 percento.

Altro tema di attualità è la busta arancione. Attesa da 10 anni, finalmente è in arrivo nelle case di 7 milioni di italiani. Ma ci sono critiche sui dati diffusi.

Penso che sia un’iniziativa lodevole che consentirà una crescita della cultura previdenziale soprattutto fra i giovani. Credo che tale informazione potrebbe anche favorire una maggiore consapevolezza circa la decisione di aderire alla previdenza complementare.

Come si fa però, a stimare un Pil in crescita all’1,5% annuo quando oggi è appena dello zero virgola?

Si tratta di stima di medio-lungo termine che mi risulta essere coerente con quella elaborata in sede europea. In linea generale, penso che sia fondamentale concentrare gli sforzi sulla crescita, senza la quale non c’è lavoro per i giovani.

Ultima domanda. La portabilità del contributo datoriale è ipotesi definitivamente tramontata. Vero?

Al momento credo proprio di sì.

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