Opinione della Settimana

Pensioni, dubbi sull’uscita «flessibile»

Previdenza - Pensione Imc

(di Luigi Guiso, Axa Professor of Household Finance, Eief – Plus24)

Ho espresso in passato molti dubbi sulla necessità di riformare ancora il sistema pensionistico: di riforme ne sono state fatte tante e i risparmiatori le devono ancora digerire. Altre ancora aggiungerebbero solo incertezza mentre quello che serve è stabilizzare le regole così che i risparmiatori possano regolarsi. L’unica riforma utile è la flessibilità in uscita, purché finanziariamente neutrale: uscire un anno prima deve costare al sistema tanto quanto uscire un anno dopo. Questa proposta — avanzata inizialmente da Boeri — è tornata sul tappeto e sembra trovi il sostegno del ministero del Tesoro.

Boeri la sostiene per facilitare il turnover nel mercato del lavoro e dare alle generazioni di giovani, che tentano di entrarvi negli anni della peggior crisi economica del dopoguerra, una chance per iniziare ad accumulare contributi senza dover lavorare fino a 75 anni. ll problema della disoccupazione giovanile è serissimo e ben vengano proposte per cercare di risolverlo.

Dubito che la flessibilità in uscita sia la soluzione e dubito ancor più che quella sia la motivazione da usare per adottarla. Flessibilità in uscita vuol dire che un lavoratore può decidere, in un certo intervallo, di andare in pensione prima. Ma deve voler dire anche poter decidere di andarci dopo. Andare prima o dopo dovrebbe essere dal punto di vista attuariale neutrale, così che non ci sono effetti finanziari sul sistema pensionistico.

Dove sta il guadagno? Nel fatto che si raggiunge una migliore allocazione del lavoro: chi ha meno voglia di lavorare lavora di meno. Ci guadagna lui in termini di benessere (magari si dedica a una attività più congeniale e produttiva) e ci guadagna l’impresa che perde un lavoratore poco motivato (e quindi poco produttivo). Di riflesso, chi ha più voglia (o necessità) di lavorare lo può fare, con beneficio personale e anche dell’impresa che può trattenere un lavoratore esperto. L’effetto sui posti di lavoro è ambiguo: dipende da quanti decidono di anticipare e quanti di posporre l’uscita. Siamo sicuri che con i tempi che corrono molti si precipiterebbero all’uscita anticipata?

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