Opinione della Settimana

Busta arancione, è necessario imparare a leggere le variabili

Calcolo - Analisi Imc

(di Marco lo Conte – Quotidiano del Lavoro)

Fatta la busta arancione – e ci sono voluti vent’anni da quando l’obbligo di legge è entrato in vigore –, ora bisogna fare (come si è più volte sottolineato) i lettori della busta arancione. Perché le sue tecnicalità non sono certo di semplicissima comprensione per il largo pubblico, viste le variabili che determinano il risultato finale; e perché gli italiani, secondo quanto risulta dalle più recenti indagini internazionali, non brillano certo per competenza in materia di stime probabilistiche, né per abilità nella gestione del proprio denaro: solo il 40% degli italiani sa leggere un estratto conto e meno ancora, il 37%, mostra di conoscere le cognizioni di base su inflazione, diversificazione, rendimenti composti, calcolo.

Che l’allocazione dei risparmi degli italiani non sia ottimale lo dicono i numeri: 1.300 miliardi di euro sono depositati sui conti correnti, destinati cioè alle necessità di breve termine, mentre solo 140 miliardi sono destinati ai fondi pensione. Disporre di uno strumento per individuare il proprio destino previdenziale è quindi fondamentale per risparmiare in modo più coerente e strappare soprattutto i più giovani a un futuro incerto.

Dunque, come leggere le informazioni contenute nella busta arancione? Innanzitutto è necessario ricordare che di stima si tratta e quindi soggetta a più variabili. In particolare il Pil, la cui media quinquennale moltiplica i contributi previdenziali. Una differenza di solo un punto percentuale causa una differenza di tassi di sostituzione (tra ultimo stipendio e primo assegno pensionistico) molto rilevanti. Secondo le stime di Epheso, un dipendente privato 35enne con 22.500 euro di reddito annuo, considerata un’inflazione del 2% e speranze di vita sul modello demografico Istat, va incontro a un reddito pensionistico reale di 19.070,56 euro l’anno (al netto della fiscalità) in caso di Pil all’1,5% e di 14.467,45 euro l’anno (al netto della fiscalità) in caso di Pil medio allo 0,5%: una differenza vicina al 25 per cento. Il delta scende anche sotto il 10% man mano che avanza l’età per commercianti o impiegati statali over 50.

È opportuno ricordare, inoltre, che le elaborazioni Inps tengono conto delle stime di crescita del prodotto interno lordo della Rgs che purtroppo vengono disattese: producendo informazioni sostanzialmente approssimate per eccesso. L’utilizzo invece di una forchetta di risultati (da 14mila a 15mila euro di reddito annuo, per esempio) avrebbe probabilmente contribuito a promuovere una maggiore «educazione alla probabilità», spingendoci a mettere in relazione i possibili risultati con le variabili in gioco. Un approccio coerente con la necessità di considerare in qualche modo il vero punto di domanda di queste elaborazioni, ossia i buchi contributivi nella carriera futura dei lavoratori: non preventivabili, ma la cui incidenza è assai rilevante. Non a caso le stime dicono che ritardare il pensionamento di 6 anni e 5 mesi provoca la stessa differenza di rendita di un punto percentuale di Pil.

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