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Verso GNP 2016: Le pensioni e il patto generazionale da rinsaldare, la sfida al mercato del lavoro

Giovani - Generazioni Imc

Uno dei temi “caldi” della prossima Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro – in programma a Napoli dal 10 al 12 maggio prossimo – riguarderà la sfida al mercato del lavoro rispetto al tema pensioni e patto generazionale.

Dopo gli interventi strutturali degli anni passati, sottolinea infatti una nota di Itinerari Previdenziali (organizzatori dell’evento), la necessità di rinsaldare il patto tra generazioni emerge infatti come una delle sfide che oggi il nostro sistema pensionistico e, più in generale, il Paese sono chiamati ad affrontare. Un sistema a ripartizione come il nostro si basa su due condizioni: che ogni generazione consenta a quella prima di percepire la pensione (che è finanziata dai contributi dei lavoratori attuali) e, al tempo stesso, sulla garanzia che i lavoratori attuali possano in futuro contare sui trattamenti pensionistici maturati e, a loro volta, finanziati con i contributi degli attivi.

Se alla luce delle riforme realizzate in passato il meccanismo che regola il nostro sistema pensionistico è oggi sostenibile e più “equo”, evidenziano gli organizzatori della GNP 2016, “è sul mercato del lavoro che è giunta l’ora per un cambio di passo, soprattutto per facilitare l’ingresso nel mercato delle generazioni più giovani”. Su questo fronte l’Italia “mostra criticità ormai croniche tuttora lontane dal risolversi e che peraltro rischiano di amplificarsi in un’ottica di medio-lungo periodo, quando ampie schiere di attivi, che oggi non contribuiscono al finanziamento del sistema pensionistico perché non occupati, si avvicineranno all’età di pensionamento con ampi “vuoti” contributivi”.

Con un tasso di disoccupazione under 25 che l’Ocse calcola al 40,3% nel 2015, a fronte di un dato Ue28 che si colloca al 20,3% (e in Germania si ferma addirittura al 7,2%), l’Italia è quindi chiamata a favorire in ogni modo l’accesso dei giovani al lavoro, dopo che sul fronte degli over la situazione è nettamente migliorata. Tra 2004 e 2014, infatti, il tasso di occupazione della classe di età 60-64 anni è cresciuto sensibilmente nel nostro Paese (dal 18,7% al 31,1%) colmando buona parte del gap che la distanziava dal resto d’Europa (Ue24) – sceso da 7,3 a 4,2 punti percentuali – per effetto delle riforme pensionistiche che nel frattempo sono intervenute.

Come scardinare, dunque, le difficoltà dei tanti giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma faticano ad entrarvi, e ridurre il gap rispetto ai nostri competitor, che a fronte di un tasso di occupazione che in Italia si ferma al 56,5% possono contare su livelli di almeno 10 punti percentuali superiori (nell’Ue28 è al 65,9%, nei paesi del G7 sfiora il 70%)?

Da mesi, spiegano da Itinerari Previdenziali, è all’ordine del giorno la promozione di misure che consentano ai giovani di entrare nel mercato del lavoro in tempi più ragionevoli e che possano fare il paio con il già riscontrato (anche se non sufficiente) prolungamento della permanenza al lavoro dei lavoratori più avanti con l’età. Una questione, specialmente la prima, sulla quale in Italia si gioca una partita importante per il futuro.

Per un mercato del lavoro più agile e che possa anche garantire il funzionamento del meccanismo della ripartizione in ambito pensionistico occorrono due elementi: da una parte, regole chiare, semplici e snelle sul versante “lavoro”, che potrebbero “ben essere ricomprese in un Testo Unico del Lavoro, l’unico ambito che ancora manca di uno strumento simile; dall’altra parte, un deciso rilancio della competitività del Sistema Paese, per il quale un incremento della produttività (con investimenti in conto capitale) e una riduzione del costo del lavoro sostenuto dalle imprese sono ormai indifferibili”.

Su quest’ultimo fronte – prosegue la nota –, “malgrado i meriti del Jobs Act non si sono registrati interventi risolutivi. È dunque necessario aprire una nuova fase, che si baricentri su un alleggerimento del costo del lavoro sostenuto dalle imprese e si concretizzi in un credito di imposta per quelle realtà aziendali che a fronte di nuove assunzioni possano beneficiare di un’IRES ridotta e un’IRAP positiva”.

Per le aziende, in conclusione, un impatto del costo per nuove assunzioni “che non sia insostenibile e possa essere realizzato attraverso misure efficaci, stabili e in grado di bypassare il collo di bottiglia che si è creato in fase di ingresso nel mercato del lavoro, con gli effetti a cascata che produce anche sul sistema pensionistico”.

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