Opinione della Settimana

Effetto busta arancione: ecco quanto costa «integrare» la pensione

Calcolo - Professionisti Imc

(di Marco lo Conte – Il Sole 24 Ore)

Avete ricevuto la busta arancione? Vi siete preoccupati? Vi siete spaventati? Oppure avete scoperto che le cose potrebbero non andarvi così male? In tutti i casi si tratta di capire cosa fare adesso, per mettere un po’ più al sicuro la propria vecchiaia. Questo vale anche per chi ha ricevuto dalla busta arancione informazioni non troppo allarmistiche, perché l’Inps tiene conto delle stime ufficiali di crescita del Pil della Ragioneria generale dello Stato, che stima una crescita media dell’1,5%, senza tener conto della recente recessione.

Visto che la media quinquennale del Pil è il moltiplicatore dei contributi dei lavoratori, c’è di che stare all’erta: un punto percentuale di Pil in più o in meno determina pensioni differenti fino oltre il 20 per cento. Dunque preparate i salvadanai, perché le contromisure sono indispensabili, visto che l’unico modo per evitare di andare incontro a una vecchiaia indigente è risparmiare. I modi sono molti, ma i fondi pensione sono gli strumenti specifici. Ma quanto versare? In che modo e con quali aspettative?

Non è semplice calcolare il risparmio coerente con un risultato specifico. Sì, perché una cosa dev’essere chiara: chi versa poco incasserà poco e quando ci si accorgerà dell’esiguità delle rendite pensionistiche, sarà sicuramente troppo tardi. A complicare il tutto, le incognite future relative a un aspetto fondamentale della nostra carriera lavorativa: il rischio di mancata contribuzione, per un certo periodo, a causa di fasi di disoccupazione. La maggiore flessibilità del mondo del lavoro può avere questo esito ed è bene iniziare a calcolare gli effetti di questa dinamica.

Facciamo qualche esempio. Ipotizziamo la posizione di un impiegato oggi 35enne che lavori fino ai 70 anni e accumuli 40 anni e 3 mesi di contributi di primo pilastro. In caso di crescita media del Pil dell’1% e di un aumento della retribuzione dell’1,5% sopra l’inflazione, il nostro impiegato può puntare a una pensione pubblica vicina al 77% dell’ultimo stipendio. Ma cosa accadrebbe se dovesse restare disoccupato per due anni? A pari condizioni il suo tasso di sostituzione scenderebbe al 74,18%, quasi il 3% in meno. Cinque anni in meno abbassano il tasso di sostituzione al 69,81 per cento. Da notare che all’aumento degli anni di non contribuzione si allarga la forbice.

Ma cosa accade al nostro futuro se iniziamo a risparmiare per tempo? Abbiamo chiesto a Epheso, società di software specializzata in tools previdenziali, di effettuare alcune elaborazioni (in base ai costi medi di mercato e ai rendimenti storici dei fondi pensione) per il nostro 35enne, a seconda dei diversi scenari davanti ai quali si trova: nel caso di lavoro standard e continuativo per 40 anni – ma con adesione dal prossimo 1° giugno, quindi per 35 anni e 2 mesi -, il nostro impiegato potrà innalzare il proprio reddito pensionistico del 17,94%; in assenza di due anni di contribuzione la percentuale scende di circa un punto percentuale, mentre chi mette in conto di restare senza lavoro per 5 anni – senza quindi versare contributi di primo e secondo pilastro –, vede ridurre l’apporto offerto dai fondi pensione al 15,36 per cento.

Attenzione, però: questi risultati sono parametrati a quanto si versa davvero. Chi risparmia poco e male non potrà ottenere qualcosa di simile. Consideriamo il caso di un lavoratore che versa poco, ipotizziamo solo un 2% del proprio reddito. In questo caso si aggiungerebbe meno del 5% di tasso di sostituzione a una pensione di base; nel caso in cui perda il lavoro per due anni il suo tasso di sostituzione di primo e secondo pilastro si ferma al 78,67 per cento. Diversamente, se il nostro impiegato non avesse aspettato i 35 anni per aderire a un fondo pensione, ma avesse iniziato all’assunzione, cinque anni prima, l’apporto stimato del secondo pilastro contributivo supererebbe il 20% dell’ultimo stipendio. Ovviamente, è il caso di sottolinearlo, si tratta di stime effettuate sulla base delle condizioni attuali di mercato e di quanto performato di recente dai fondi, secondo le indicazioni che l’autorità di vigilanza Covip impone ai fondi pensione.

È importante però iniziare a effettuare queste elaborazioni, magari utilizzando i tool su internet, per costruire il proprio futuro e strapparlo all’aleatorietà che crea ansia al nostro presente. Un “bricolage previdenziale”, per il quale i singoli e le famiglie possono far conto su informazioni da selezionare con attenzione (Il Sole 24 Ore farà ancor di più la sua parte) o con l’aiuto di consulenti finanziari, assicurativi o previdenziali.

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