Opinione della Settimana

Buste arancioni e finti complotti

Busta arancione (2) Imc

(di Luigi Guiso – Il Sole 24 Ore)

Non avrei mai pensato che l’invio della busta arancione potesse suscitare reazioni così polemiche, non da parte dei lavoratori che l’hanno ricevuta, ma da parte di alcuni media – televisivi soprattutto, ma non solo. Le obiezioni sollevate sono svariate; spesso così mal poste da indurre a lasciar correre. Ma alcune di queste obiezioni sono giunte da giornali seri e quindi importanti per la formazione dell’opinione pubblica. Per questo meritano una risposta. La meritano sia che le obiezioni nascano da una errata interpretazione (capita di sbagliare), sia che riflettano un desiderio di assecondare i sentimenti di parte dei lavoratori (anche lettori/ascoltatori) “delusi” dalla previsione della pensione messa loro a disposizione dall’Inps.

Un’obiezione è che la busta arancione fornisce una previsione ottimistica perché basata su un’ipotesi di crescita futura del Pil dell’1.5% l’anno. L’argomento è che dal 2008 il Pil dell’Italia non solo non è cresciuto, ma è diminuito. L’affermazione che il Pil è diminuito è ovviamente vera, ma l’argomento non ha fondamento. Non si può escludere che la crisi abbia intaccato il potenziale di crescita dell’Italia (magro già prima della crisi), ma provare che sia così e dire di quanto è molto arduo. La busta arancione che l’Inps sta distribuendo ovviamente sconta già sia gli effetti della crisi sulle contribuzioni dei lavoratori sia quello della bassa crescita del Pil sul montante contributivo individuale a oggi. Per gli anni futuri, il calcolo è fatto usando le previsioni di crescita del governo fino al 2019. A partire cioè dal 2020 la crescita ipotizzata è dell’1.5%. È quella accreditata dalle autorità europee per il medio-lungo periodo che tiene conto di alcune dinamiche del paese ed è quanto di meglio si possa usare.

È troppo alta? Troppo bassa? Qualcuno ha un numero migliore? Ovviamente si può argomentare che data l’incertezza che circonda queste previsioni, una “forchetta” con due scenari, uno alto e uno basso, sarebbe più appropriata. Vero, e se ne è discusso. Ma le agenzie pubbliche non forniscono uno scenario ottimista e uno pessimista. Per evitare scelte arbitrarie si è preferito soprassedere. L’incertezza che circonda la previsione verrà risolta mano a mano che il tempo passa e le buste arancioni vengono aggiornate.

Il secondo argomento, molto più rozzo del precedente, ma anche più insidioso, è che la busta arancione fa parte di un disegno per trasferire risorse dalla previdenza pubblica alla previdenza privata. Regalando i soldi a banche e assicurazioni. Lo scetticismo che oggi circonda le Banche (e di riflesso le assicurazioni) e la rabbia verso di esse fa sì che questo l’argomento trovi accoglienza. Per questo è offerto da chi cerca facile audience. Secondo questa logica i lavoratori, delusi dalla previsione Inps che annuncia misere pensioni pubbliche, saranno costretti a dotarsi di una pensione privata, a beneficio di banche e assicurazioni che si approprieranno di salate commissioni. Spezzo una lancia – ma solo una – a favore di questo ragionamento: le commissioni sui prodotti pensionistici sono un argomento serio, ma vi è rimedio. Il resto è puro populismo.

La busta arancione, già prevista dalla riforma Dini e mai inviata prima d’ora, serviva proprio per guidare i lavoratori colpiti dalla riforma e aiutarli, ove ritenessero opportuno, a dotarsi di una pensione complementare a quella pubblica. Una pensione privata, vuoi con un fondo pensionistico di categoria o con un piano di accumulo privato. Mandare la busta per tempo aveva lo scopo di indurre una reazione più rapida possibile: piccole somme risparmiate per tanti anni consentono di costituire un capitale ragionevole e ottenere una rendita da affiancare alla pensione pubblica. Reagire con anni di ritardo, perché disinformati, non consente di mettere da parte abbastanza. Il cinismo di chi aveva la responsabilità di mandare quella busta 20 anni fa non ha permesso che i lavoratori acquisissero questa consapevolezza. Veniamo alle commissioni. I fondi di categoria hanno costi molto bassi, ma non sono diffusi, in parte perché sconosciuti. I piani privati offerti da banche e assicurazioni hanno costi elevati. C’è spazio per un intervento regolamentare. È in discussione la creazione di uno strumento portabile in tutta Europa, semplice e trasparente, con commissioni molto contenute. La busta arancione è criticata dai polemisti di mestiere. Non lo è dai lavoratori. Rispondendo a un questionario Inps compilato da 60 mila lavoratori, la stragrande maggioranza considera la previsione sulla pensione utile o molto utile. L’80% ritiene di aver accresciuto la propria informazione. Solo pochi pensano sia inutile. Il gradimento è lo stesso sia tra coloro per i quali la previsione è sotto le attese (il 40%) che per quelli per i quali è in linea o superiore alle aspettative. Ne tengano conto i critici.

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