Opinione della Settimana

Fondi pensione ed economia reale, la leva fiscale per chiudere il cerchio del credito

Spese - Fiscalità - Compilazione Unico Imc

(di Davide Colombo e Marco lo Conte – Il Sole 24 Ore)

I mini-bond non bastano: è urgente lanciare strumenti con masse critiche maggiori in grado di impattare sull’economia reale

È caccia aperta alla ricetta più efficiente che consenta di rimettere nel circolo degli investimenti una porzione del denaro accantonato a fini previdenziali. Per le imprese è urgente individuare forme per diversificare e ampliare l’accesso al credito, in questa difficile fase: a febbraio i prestiti alle imprese sono scese ulteriormente dello 0,4%, secondo l’elaborazione del Centro studi Confindustria. Per gli aderenti ai fondi pensione è altrettanto necessario che le asset allocation degli strumenti previdenziali contengano investimenti dal rendimento superiore a quello ormai esangue dei titoli di Stato e quanto più possibili decorrelati dalle dinamiche di mercato. Tra le misure già allo studio c’è l’ipotesi di offrire una garanzia statale alle emissioni dei mini-bond, le obbligazioni emesse da società non quotate, elevando da 1,5 milioni a 2,5 milioni l’importo massimo garantibile per singola azienda beneficiaria. Una misura per stimolare un comparto che non ha dato prova di grande effervescenza: nel primo trimestre di quest’anno ci sono state 16 emissioni per circa 100 milioni di euro, numeri non adeguati alle esigenze del mercato.

E in attesa che i mini-bond decollino, si ragiona anche su scala maggiore. L’ipotesi allo studio prevede che i fondi pensione diano mandato ai gestori di destinare una porzione minoritaria delle risorse in fondi di apposita creazione, di cui affidare la gestione a una o più Sgr specializzate in investimenti nell’economia reale: dal private equity, al private debt alle infrastrutture al venture capital. Il nodo da sciogliere riguarda l’eventuale garanzia pubblica di uno strumento di questa natura, richiesto da alcune parti sociali: difficile che Bruxelles dia il suo benestare. Inoltre non è da sottovalutare che in cambio di questa garanzia si chieda ai fondi pensione un vincolo di portafoglio non coerente con le necessità previdenziali degli aderenti. Non migliore sarebbe la garanzia privata di mercato, che risulta particolarmente costosa.

La strada più accreditata sul tavolo dei tecnici prevede l’istituzione di un veicolo di investimento da parte dei fondi pensioni stessi, quindi con il coinvolgimento diretto dei rappresentanti dei lavoratori e delle imprese, del sistema del credito e con il Mef nel ruolo di facilitatore. L’ipotesi allo studio prevede una governance e obiettivi di investimento condivisa. A dare ulteriore sostegno a questo progetto, potrebbe risultare determinante un’esenzione da tassazione sui rendimenti annui – attualmente al 20% sulle performance finanziarie –, coerentemente con la natura stessa dell’investimento nell’economia reale, che necessita di un orizzonte temporale di lungo termine.

Ma quali sono i veicoli legislativi che potrebbero veicolare questi provvedimenti? Sono due i passaggi cui guarda con grande attenzione il mondo dei fondi pensione per capire se il Governo vuole davvero lanciare un segnale forte per mobilitare investimenti alternativi in progetti infrastrutturali odi fmanziamento non bancario delle imprese. Il primo è il decreto “finanza per la crescita” che dovrebbe vedere la luce entro il mese di giugno. La sua misura-bandiera è nota e si chiama Pir: piano individuale di risparmio. Con un’esenzione d’imposta sugli investimenti a lungo termine del pubblico retail (e fmo a una certa soglia 30mila euro l’anno fino a un massimo cumulato di 150mila euro) si punta a far arrivare fmanziamenti alle imprese di una certa classe che magari si sono già mosse sui mercati con emissioni di mini-bond.

La misura non impatta direttamente sui fondi ma può innescare dinamiche di mercato significative. Che poi potrebbero realizzarsi con maggior compiutezza con il secondo momento legislativo atteso: il varo della legge di Bilancio. In quella sede, insieme con l’Ape (l’Anticipo pensionistico annunciato da Matteo Renzi) dovrebbero arrivare due tipi di misure: uno sgravio fiscale a favore dei fondi pensione che decidono di investire in economia domestica e una nuova operazione (tutta da definire) per indurre più lavoratori a trasferire almeno una parte del loro Tfr maturando alla previdenza integrativa. L’occasione istituzionale più prossima per svelare qualche dettaglio in più sulle misure che stanno elaborando i tecnici del Governo è offerta, il 9 giugno, dall’assemblea annuale della Covip, che segnerà anche il debutto del nuovo presidente, Mario Padula.

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