Opinione della Settimana

Lloyd’s, mestiere pericolo

Vittorio Scala Imc

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Il gruppo, da 30 anni in Italia, ha toccato quota 570 milioni di premi. Le prossime sfide sono l’auto senza pilota, i droni e anche la Brexit

Amano le tradizioni ma sono innovatori per indole. I Lloyd’s di Londra sono il più antico e conosciuto gruppo assicurativo al mondo, nati nel 1688 per garantire il commercio delle navi che viaggiavano tra l’Inghilterra e il Sud America. Sono stati gli unici a poter assicurare il Taylor-Burton Diamond, probabilmente il diamante più conosciuto al mondo, che Richard Burton regalò nel 1969 a Liz Taylor, battuto all’asta di Sotheby’s l’anno scorso per 22,1 milioni di dollari. «Nessuna compagnia volle assicurare un gioiello di tale valore», spiega Vittorio Scala (nella foto), country manager Italia, «i Lloyd’s accettarono la sfida, a patto che Liz Taylor non lo indossasse per più di 30 giorni l’anno». La caratteristica peculiare dei Lloyd’s, che ancora oggi firmano i loro contratti vis-à-vis, è quella di essere pronti a lavorare con prodotti su misura. «I Lloyd’s intervengono anche quando non ci sono dati storici sufficienti per mettere a punto statistiche su cui calcolare i premi», continua Scala. E’ successo così nel 1900, quando iniziarono a circolare le prime automobili e, anni dopo, con i viaggi nello spazio.

Uno spirito pionieristico che ha caratterizzato anche l’Italia divenuto il secondo Paese, subito dopo l’Inghilterra. Proprio in questi giorni sono stati celebrati 30 anni dall’apertura della prima sede di Roma, poi trasferita a Milano, e il giro d’affari nella Penisola ha raggiunto 514 milioni di euro a fine 2015, in crescita del 5,4% rispetto all’anno prima. Di questi, la gran parte, 370 milioni, provengono dall’assicurazione diretta. Mentre il resto, gestito direttamente da Londra, arriva dalla riassicurazione, ovvero dalla copertura di altre compagnie che chiedono di condividere i rischi. Anche questo un mercato molto importante per il gruppo. «Se si considera il giro d’affari complessivo l’Italia, dopo la Germania e l’Inghilterra, è il terzo Paese nel gruppo in Europa continentale», precisa Scala, «mentre se si guarda alla sola assicurazione diretta siamo secondi». Una crescita, quella nella Penisola, che sta continuando anche quest’anno, con i premi stanno aumentando allo stesso ritmo dello scorso anno. Proseguendo sempre nel segno dell’innovazione, sottolinea il numero uno dell’Italia. «Nel Paese siamo stati per esempio i primi ad assicurare negli anni ’60-’70 l’industria dell’oro che si andava sviluppando tra Vicenza e Faenza, garantendo non solo il trasporto valori», spiega, «e siamo stati sempre i primi ad offrire garanzie sull’infedeltà dei dipendenti bancari o per i primi bancomat arrivati sul mercato». Il Lloyd’s Act prevede per il gruppo il divieto assoluto di scommettere, ma nel mondo sportivo gli assicuratori inglesi sono arrivati ad accettare affari che altre compagnie non sarebbero in grado di gestire. «Assicuriamo le migliori squadre di calcio del mercato, nel caso in cui non riescano per esempio a raggiungere l’obiettivo che si erano prefissate di arrivare alla Champions League», spiega Scala, «ma possiamo assicurare anche squadre che magari non sono ai vertici della classifica e che ottengono una vittoria inattesa, che obbliga il club a riconoscere ai giocatori premi partita imprevisti». In Italia, poi, i Lloyd’s sono gli unici ad assicurare le case di produzione cinematografiche contro il rischio del mal tempo, con polizze che prevedono indennizzi nel caso in cui la troupe non possa girare in esterna a causa di condizioni metereologiche che avverse.

Ora l’attenzione del gruppo è tutta sui nuovi rischi. A partire da quello cibernetico che nel 2012, a livello mondiale, valeva un miliardo di dollari di premi, e che quest’anno chiuderà a 2,5 miliardi, con previsioni di arrivare a 7,5 miliardi nel 2020. «Offriamo garanzie anche per il rischio indiretto, quindi non solo per le aziende che possono essere colpite da un attacco o da un problema informatico, ma anche per i suoi clienti e fornitori», sostiene Scala. Poi ci sono i droni, o ancora le nuove automobili senza guidatore che per l’industria assicurativa richiedono un salto di paradigma passando da un’analisi del rischio sullo stile di guida dell’automobilista a un’analisi del rischio sull’automobile, e i Lloyd’s stanno lavorando a software per affrontare anche questo nuovo mercato. A questo si aggiungono i nuovi pericoli del terrorismo, con le richieste di coperture che cominciano a diffondersi anche in Italia. Il colosso inglese è stato l’assicuratore del World Trade Center di New York ed è ancora in prima linea anche in questo settore. Le frontiere possono essere però le più diverse, con l’emergere di rischi finora sconosciuti legati alle nuove professioni che non trovano coperture nel mercato tradizionali. «E’ il caso dei web designer che possono arrivare a gestire la reputazione di un’azienda», spiega Scala, «ma anche di nuovi mestieri, come quello delle aziende di teleriscaldamento, che gestiscono le elettrovalvole che calcolano il conteggio dei consumi elettrici del singolo condomino e che maneggiano milioni di dati. Errori di calcolo possono provocare richieste di risarcimento salate».

Ma c’è anche un altro rischio che il colosso inglese si sta preparando ad affrontare. Si tratta del referendum per l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito che si terrà il prossimo 23 giugno. La vittoria degli antieuropei farebbe lievitare i rischi e le incertezze di tutto il sistema economico dell’Unione ma anche, inevitabilmente, del mercato assicurativo inglese che nel resto dell’Europa raccoglie più di 6 miliardi di sterline. Quello europeo, con oltre 500 milioni di persone, ed è il primo mercato assicurativo al mondo, con una fetta del 33% e premi per 1.400 miliardi e i Lloyd’s sarebbero necessariamente costretti a rivedere il proprio modello qualora il Regno Unito decidesse di lasciare l’Ue. «I Lloyd’s in più occasioni hanno apertamente esplicitato la loro posizione a favore della permanenza nell’Unione Europea», conclude Scala. «Essendo però il nostro mestiere gestire qualunque rischio abbiamo da tempo avviato un gruppo di lavoro per affrontare i diversi scenari e consentire ai Lloyd’s di crescere e svilupparsi come fatto finora».

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