Opinione della Settimana

Assicurazioni, la «resistenza» nella fase dei tassi bassi

Tasso interesse - Rendimento Imc(di Rossella Bocciarelli – Il Sole 24 Ore)

Deflazione il vero rischio ma una politica monetaria con tassi negativi non può andare avanti a lungo

È l’incubo degli assicuratori di tutto il mondo, che per mestiere prendono impegni sul lungo periodo, quello nel quale, come diceva Keynes, saremo tutti morti.

Lo scenario con rendimenti nominali negativi sulle scadenze più brevi, ha ricordato ieri il presidente dell’Ivass, comporta, al di là di tutto, uno shock psicologico collettivo. «È come camminare a testa in giù sul soffitto di una stanza», ha ammesso Salvatore Rossi.

Eppure, ha spiegato, questa non è solo la conseguenza di politiche monetarie straordinariamente espansive. La tendenza alla riduzione del tasso reale d’interesse è almeno ventennale, risale a ben prima della crisi finanziaria globale e ha molto a che vedere con questioni che con l’attuale stance della politica monetaria c’entrano ben poco: si tratta, in primo luogo, dell’aumento della propensione a risparmiare, causato dall’invecchiamento della popolazione. Ma è da considerare anche la diminuzione della propensione a investire, tanto da parte degli stati (che hanno debiti crescenti), quanto da parte degli imprenditori privati, che si trovano di fronte alla volatilità dei mercati e che si muovono in una situazione di bassa produttività.

Naturalmente, ha ricordato Rossi, i responsabili delle politiche monetarie dei paesi avanzati sanno benissimo come una politica monetaria con tassi d’interesse negativi non possa andare avanti a lungo. E sanno anche che, per effetto di queste politiche, i margini d’interesse dei fondi pensione e delle assicurazioni, oltre che quelli delle banche, tendono a scendere, in una fase in cui già la nuova regolamentazione post-crisi di per sé costituisce una sfida. Però, bisogna assegnare una graduatoria ai problemi che abbiamo di fronte. E il problema principale, oggi, ha ripetuto Rossi, sta nei rischi di deflazione. «Ciò che davvero può distruggere il sistema finanziario – ha spiegato – è la deflazione, che alla lunga rende insostenibile qualunque tipo di debito».

Che devono fare, dunque, gli assicuratori italiani? «Resistere, resistere, resistere» durante una fase di transizione che si preannuncia non breve. Operazione non troppo difficile per le compagnie italiane, perché, grazie al buon matching tra attivo e passivo in termini di scadenze e di costi/rendimenti e grazie al fatto che i titoli italiani finora hanno avuto rendimenti certamente maggiori di quelli tedeschi, la redditività delle assicurazioni italiane è buona.

Intanto, però, la raccomandazione del regolatore è di diversificare gli attivi, al 45% investiti in titoli pubblici. Le compagnie italiane hanno in portafoglio titoli di Stato per circa 300 miliardi, il 94% dei quali italiani.

È un ammontare ampio, che non crea problemi dal punto di vista della vigilanza ma «diversificare è sempre la scelta migliore», ha detto Rossi, che comunque ha dato atto alle aziende assicurative di avere iniziato questo percorso, aumentando la quota di bond societari in portafoglio.

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