Opinione della Settimana

Benefit collegati alla detassazione

Welfare aziendale - Flexible benefits Imc

(di Giuseppe Marianetti e Marco Strafile – Quotidiano del Lavoro)

La conversione della remunerazione monetaria realizzabile solo nelle ipotesi contemplate dalla legge di Stabilità 2016. Scambio possibile per stipendi fino a 50mila euro ed entro un tetto di 2mila euro. Nella circolare dell’Agenzia delle Entrate chiarito che nel ventaglio delle potenziali scelte del dipendente è incluso il versamento ai fondi pensione

La Legge di Stabilità 2016, nell’ambito della nuova disciplina relativa alla detassazione delle somme variabili legate alla produttività aziendale e a quelle erogate sotto forma di partecipazione agli utili, ha espressamente previsto la facoltà per il lavoratore beneficiario di tali emolumenti di optare per l’attribuzione di beni e servizi in esenzione d’imposta. Tale possibilità rappresenta una delle novità di maggiore rilievo degli ultimi anni per quanto attiene alla fiscalità del lavoro dipendente. Sul tema la Circolare n. 28/E (dell’Agenzia delle Entrate – ndIMC) contiene alcuni importanti chiarimenti.

In primo luogo l’Agenzia conferma ufficialmente l’impossibilità di convertire la remunerazione monetaria in beni e servizi al di fuori dell’ipotesi contemplata dalla Legge di Stabilità 2016 (ad esempio ove il destinatario del premio variabile o degli utili entro il tetto di 2mila euro abbia avuto nell’anno precedente un reddito di lavoro dipendente superiore a 50mila euro, o quando il premio corrisposto non sia correlato ad incrementi di produttività, qualità ed efficienza). La questione riguardante la possibilità di attuare forme di scambio tra retribuzione, anche variabile, e benefit detassati era stata esclusa dall’Amministrazione in una serie di risposte a istanze di interpello non pubblicate sulla base di criteri interpretativi di carattere generale; un’impostazione la quale è apparsa rafforzata dall’introduzione delle previsioni contenute nella Legge di Stabilità 2016, che l’Agenzia sembra leggere in funzione derogatoria rispetto al principio generale.

Interessante anche il punto della circolare in cui le Entrate, nell’esemplificare situazioni che non rendono percorribile la sostituzione, richiamano l’ipotesi in cui i benefit siano erogati ab origine senza possibilità di conversione monetaria avendo, in tal caso, l’obbligazione del datore di lavoro a oggetto, sin dal suo nascere, l’erogazione di beni e servizi. In tale evenienza, continua la circolare, si rendono applicabili – ove ricorrano i presupposti – le previsioni di esclusione da Irpef contenute nei commi 2 e 3 dell’articolo 51 del Tuir sempre che «l’erogazione in natura non si traduca in un aggiramento degli ordinari criteri di determinazione del reddito di lavoro dipendente in violazione dei principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione». Un inciso di non immediata comprensione, che tuttavia pare richiamare criteri assimilabili a quelli che definiscono l’ipotesi di abuso del diritto di cui all’articolo 10-bis della legge 212/2000.

Per quanto attiene all’ambito oggettivo di applicazione, la Circolare esemplifica quali beni e servizi possono essere oggetto di sostituzione (contribuzione ad enti o casse aventi esclusivamente finalità assistenziale, buoni pasto, servizi di trasporto collettivo, azioni ecc.) sottolineando come la scelta del lavoratore non faccia venir meno il rispetto delle condizioni e dei limiti di esenzione previsti nei commi 2 e 3 dell’articolo 51 del Tuir. Inoltre, in modo condivisibile, viene chiarito che nel ventaglio delle potenziali scelte del lavoratore può essere incluso il versamento alle forme pensionistiche complementari.

Tra i benefit che normalmente sono inclusi nei piani di welfare un ruolo centrale è sicuramente assunto dai cosiddetti oneri di utilità sociali, la cui disciplina è stata profondamente rivisitata dalla Legge di Stabilità 2016 eliminando, in particolare, la condizione delle volontarietà dell’erogazione al fine di godere dell’esenzione fiscale. Sul punto, la Circolare conferma che nel caso in cui detti compensi in natura siano attribuiti sulla base di un piano contrattato con le organizzazioni sindacali (che tipicamente contempla la facoltà di scambio innanzi menzionata) allora il relativo costo non sconta il limite di deducibilità pari al 5 per mille del costo del lavoro fissato dall’articolo 100 del Tuir.

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