Opinione della Settimana

L’orario blocca il rinnovo Ania

Trattativa - Contratto Imc

(di Cristina Casadei – Quotidiano del Lavoro)

La posizione dei sindacati: nessuna pregiudiziale, trattativa su tutti i punti qualificanti. Le aziende: trentasette ore a settimana e venerdi pomeriggio di lavoro

Il negoziato per il rinnovo del contratto delle assicurazioni è sempre più in salita. Ieri, a Milano, Ania e i sindacati (Fisac Cgil, First Cisl, Uilca, Fna e Snfia) si sono riuniti per l’ennesima volta – il contratto ormai è scaduto da oltre due anni – ma non sono riuscite a individuare quale strada prendere per far avanzare il negoziato. Anche perché per il settore sembra proprio che finisca una vertenza e ne inizi un’altra. Adesso che quella per l’integrativo Unipol è stata risolta positivamente e le energie potevano concentrarsi sul livello nazionale si è però affacciata un’altra vertenza molto preoccupante per i sindacati.

La scorsa settimana, Direct Line ha annunciato 200 esuberi su poco più di 800 lavoratori e questo ha generato un rincorrersi di proteste a partire dalla scorsa settimana. Ieri i lavoratori hanno fatto sentire la propria voce ad Ania e alle sigle nazionali attraverso un presidio proprio di fronte alla sede dove si stava tenendo l’incontro per il rinnovo del ccnl. L’incontro si è così caricato, da subito, di tensione.

Dall’Ania, che il 5 luglio si riunirà per la consueta assemblea annuale, non trapela nulla. Fino alla data dell’assemblea, a quanto pare, l’associazione rimarrà in silenzio, ma secondo quanto riferiscono fonti sindacali ieri è emersa chiaramente un’impostazione della trattativa che i sindacati, o forse una parte del sindacato, non condivide. Le aziende chiedono da molto tempo che l’attuale orario di lavoro (37 ore settimanali) sia distribuito dal lunedì al venerdì pomeriggio. L’efficienza del settore ed una sua maggiore produttività richiedono anche questa modifica. È però vero, obiettano i sindacati, che ci sono molti accordi aziendali che prevedono il lavoro il venerdì pomeriggio. Ed è altrettanto vero che gli accordi aziendali, dicono dal versante datoriale, sono casi rari, raggiunti sempre con grande difficoltà e al termine di estenuanti trattative. Nella realtà, spesso, per il lavoro del venerdì pomeriggio si fa ricorso allo straordinario, con relativo aumento dei costi (si veda l’intervista a Luigi Caso che coordina la delegazione di Ania per il rinnovo del contratto sul Sole 24 Ore del 15 maggio 2015). Proprio queste sono le ragioni che hanno portato le aziende a considerare quella dell’orario una pregiudiziale, senza la cui soluzione il negoziato non può andare avanti. In altre parole il venerdì pomeriggio libero non può più essere una garanzia.

Sul fronte sindacale le posizioni non sono esattamente le stesse per tutti: ci sono dei ragionamenti che ancora non hanno trovato una definizione in una presa di posizione comune sulla flessibilità dell’orario di lavoro modulata secondo le esigenze dell’organizzazione del lavoro e su una clausola del contratto nazionale che demandi al contratto di prossimità in modo che ogni azienda possa poi far valere l’accordo aziendale. Certamente i sindacati dicono che non si può porre nessuna pregiudiziale nel negoziato. Le imprese però, arrivati nel 2016, dicono che prima di andare a toccare i punti qualificanti del nuovo contratto di lavoro bisogna risolvere il nodo del lavoro al venerdì pomeriggio.

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