Opinione della Settimana

Assicurazioni a dieta di rischio

Rischi emergenti Imc

(di Federica Pezzatti – Plus24)

Secondo Deloitte, Solvency II rischia di stravolgere i business

Settore assicurativo? potrebbe esserci all’orizzonte la «tempesta perfetta», da dirlo è Alessandro Ghilarducci, partner Deloitte Consulting. Un insieme di elementi rischia infatti di rivelarsi un cocktail indigeribile per il settore. Un po’ come è capitato alle banche con Basilea II, che ha portato gli istituti di credito a cambiare completamente filosofia nell’erogazione, nel settore assicurativo Solvency II, entrata in vigore a inizio di quest’anno, stravolgerà nel medio termine il business (per esempio diminuendo le garanzie offerte ai clienti). Se poi si aggiunge il contesto depresso dei tassi (ambiente molto ostile agli assicuratori che devono fare fronte nel lungo termine alle garanzie promesse) e la volatilità estrema dei mercati il disastro è servito. Secondo il partner di Deloitte il pericolo non è imminente e soprattutto è evitabile. Tra l’altro non si tratta di un problema solo italiano (anche se le nostre compagnie purtroppo hanno la spada di Damocle del rischio Paese), anche in Germania ci sono problematiche legate ai prodotti garantiti.

E proprio dall’estero arrivano degli esempi concreti di capital management. Nel Nord Europa si è posto per esempio il problema della gestione del longevity risk che è stato in parte trasferito a operatori terzi. In Italia si potrebbe pensare di fare altrettanto un po’ come è accaduto nel caso del lancio del Cat-bond da parte di Generali. Si stanno facendo strada degli investitori istituzionali che intercettano eventuali rischi da coprire (come gli insurance linked secuirities fund) che diversificano anche in questo settore decisamente decorrelato. Allo stesso tempo le compagnie alleggeriscono i loro rischi. In Italia, per esempio, si potrebbe pensare di cedere il rischio riscatti (peraltro poco probabile a breve visti i tassi bassi) che incombe sui portafogli di Ramo I, dove se i clienti cominciassero a richiedere i soldi versati in presenza di turbolenze sui mercati azionari e sui titoli governativi si porrebbe un bel problema per le compagnie.

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