Opinione della Settimana

Industria 4.0, interconnesse anche le minacce

Industria 4.0 Imc

(di Luigi Dell’Olio – Repubblica Affari & Finanza)

E’ l’altra faccia del progresso: l’attacco di pirateria digitale ad uno stabilimento rischia di contagiare presidi a migliaia di chilometri di distanza. Ecco come l’impresa può difendersi

L’Internet delle cose, con gli oggetti che sono capaci di comunicare tra loro senza intervento dell’uomo. L’industria 4.0 con la produzione industriale automatizzata e interconnessa. Lo smart health, con le tecnologie che consentono passi da gigante alle cure mediche. Al di là delle incertezze che stanno caratterizzando in questa fase l’economia mondiale, sono stati i filoni di sviluppo che stanno cambiando in profondità il modo di fare business e di vivere. Nuove opportunità che tuttavia si portano dietro anche problemi inediti. «La principale criticità riguarda l’ambito dei rischi, che non possono più essere gestiti in relazione a un singolo stabilimento industriale o a una sola unità commerciale — , osserva Michael Bruch, head of emerging trends di Allianz Global Corporate & Specialty. Così ad esempio un attacco informatico in una filiale asiatica pub provocare problemi a cascata presso tutte le sedi di una multinazionale in giro per il mondo».

E’ il cosiddetto “Effetto farfalla”, inizialmente appannaggio dei libri di fantascienza e ormai divenuto realtà nel mondo globalizzato di oggi. Con il rischio che, di fronte a nuove minacce, qualcuno possa essere tentato dalla possibilità di tirare i remi in barca, limitando il proprio orizzonte di business ai territori in cui è già abituato a operare. «La tentazione pub esservi — riconosce Bruch — ma difficilmente oggi si pub pensare di competere nello scacchiere globale richiudendosi in un territorio circoscritto».

Che cosa fare dunque per garantire la sicurezza dei dati e la vulnerabilità della supply chain o, quanto meno, per ridurre i rischi di attacchi devastanti per chi fa impresa? «Potrà apparire banale sottolinearlo, ma ogni azione di prevenzione o contrasto dei danni funziona solo se si ha una conoscenza profonda della propria azienda, sin nei minimi dettagli. Quotidianamente invece ci confrontiamo con imprenditori che non hanno una consapevolezza piena della propria azienda e questo li rende più vulnerabili», aggiunge l’esperto. Secondo il quale la mappatura dell’esistente e uno studio delle possibili minacce è il modo migliore per pianificare un percorso di crescita che tenga conto delle opportunità emergenti nel mercato.

«Siamo in un’epoca difficile, ma anche densa di occasioni per affermarsi nel business — continua Bruch —. Le fabbriche diventano intelligenti e la produzione diventa smart, con livelli di automazione inimmaginabili solo pochi anni fa». Qualche esempio? «All’interno delle fabbriche, grazie alla tecnologia Rfid, a breve sarà possibile una movimentazione autonoma delle merci sulle linee di produzione e all’interno del magazzino; con la stampa in 3D, i pezzi in sostituzione saranno prodotti in loco; la realtà aumentata permetterà ai dipendenti di avere con tempestività informazioni sul lavoro che stanno facendo, mentre la manutenzione predittiva anticiperà gli interventi per prevenire guasti e interruzioni. E non solo: sarà possibile progettare un prodotto in un luogo, industrializzarlo e realizzarlo in un altro, anche a migliaia di chilometri di distanza».

Uno scenario, quindi, in cui tutto sarà interconnesso, con rischi altrettanto evidenti. Secondo il rapporto Allianz Risk Barometer 2016 sui rischi aziendali, gli incidenti informatici sono indicati tra le minacce principali e, nel lungo periodo, costituiscono la criticità che preoccupa di più le imprese. Questo perché, al di là dei danni alle strutture, che possono essere risolti in un lasso di tempo ragionevole, occorre fare i conti con i rischi reputazionali, che sono i più temuti perché difficili da rimarginare in un’epoca caratterizzata da informazioni che viaggiano alla velocità della luce, grazie ai telefonini e ai social network.

Ma l’evoluzione in atto è una sfida anche per le assicurazioni. Basti pensare alla prospettiva dell’auto che si guida da sola e che, almeno in teoria, dovrebbe limitare notevolmente gli incidenti: quale ruolo svolgeranno le compagnie quando questa prospettiva diventerà realtà? «Anche il nostro settore è chiamato a un profondo cambiamento — ribatte Bruch —. Per questo dico che, pur in una fase in cui pub prevalere il desiderio di star fermi in attesa di comprendere l’evoluzione dello scenario, a fare la differenza sarà chi si mostrerà in grado di cavalcare l’innovazione, anziché subirla».

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