Opinione della Settimana

Quel ponte fra il risparmio e l’economia reale

Collaborazione (6) Imc

(di Laura Serafini – Il Sole 24 Ore)

L’opportunità per il mondo assicurativo di dare un contributo allo sviluppo infrastrutturale del Paese

«Bisogna costruire un ponte tra il risparmio e gli investimenti nelle infrastrutture e nell’economia reale».

Le parole pronunciate ieri dal ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan rilanciano una esigenza sollevata proprio nei giorni scorsi, sulle pagine di questo giornale, dall’amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio (si veda «Da Brexit un voto contro l’esclusione», di Laura Serafini, Il Sole 24 Ore, 28.06.2016). La ricerca di nuove forme nuove di investimento delle riserve tecniche assicurative, alternative e più redditizie rispetto ai titoli di Stato, costituisce uno dei perni del piano industriale di Poste che risale ormai a due anni fa. Non sembra, dunque, casuale la proposta lanciata ieri dal presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, che al contempo è anche amministratore delegato di Poste Vita.

«Vi sono le condizioni – ha detto – perchè l’industria assicurativa possa orientare un flusso crescente di fondi verso il finanziamento di opere infrastrutturali e Pmi». Il sistema, ha spiegato, ha riserve investite (tra ramo vita e danni) per 693 miliardi, di questi circa 300 miliardi sono investiti in titoli di Stato. Siamo in tempi di tassi zero, ha spiegato la manager, a fronte di un paese che soffre un «ritardo cronico» nello sviluppo di infrastrutture moderne ed efficienti mentre il sistema produttivo, in larga parte basato sulle imprese di dimensioni medio piccole, «risente della mancanza di fonti di finanziamento più diversificate». Insomma, come ha sintetizzato anche il ministero Padoan, «non sono le risorse che mancano, ma i progetti efficienti in cui investire».

Il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha ricordato come, tra le misure attivate per incentivare questo tipo di investimenti, sia già stato ridotto dal 49% al 30% l’assorbimento patrimoniale per le imprese assicurative degli investimenti nelle infrastrutture. In questo senso, ad esempio, la Cina ha aperto attraverso varie misure la strada allo spostamento degli investimenti delle riserve tecniche assicurative verso le infrastrutture e l’economia. «L’esperienza estera ci dimostra che l’utilizzo delle riserve in investimenti alternativi costituisce un volano importante – ha chiosato la Farina –. Contribuisce alla crescita del Pil e dell’occupazione».

Il principio, dunque, è valido e la proposta raccoglie consensi. Il problema, come spesso accade quando a tentare esperienze nuove è il paese del tricolore, è che tutto si incaglia sul “come” tradurlo in pratica. E quando Padoan parla di mancanza di progetti efficaci centra il vero punto dolente. L’esperienza di Poste Italiane, che attraverso Poste Vita è forse più all’avanguardia di altre compagnie assicurative nell’individuare forme di rendimento alternative, mostra che ad oggi i principali fondi sui quali andrà a investire il proprio braccio assicurativo sono quelli lanciati dalla Cassa depositi e prestiti: il fondo di turnaround e il fondo infrstrutturale. Il motivo non è tanto difficile da immaginare: il team della Cassa è solido e la sua capacità di ideare e realizzare progetti efficaci e di comprovata solidità è fuori discussione. Altrettanto non si può dire dei vari rami della Pubblica amministrazione, da quella centrale agli enti locali: la capacità di avere efficiacia, agilità e velocità nel creare progetti o “pacchetti” per attivare l’investimento di risorse è tutta da dimostrare. Non è un caso che la Bei, uno dei soggetti individuati dal piano Juncker proprio per accelerare – attraverso un sistema di garanzie e investimenti diretti – il rilancio dell’economia reale, abbia creato un sistema di advisory ad hoc proprio per sostenere le amministrazioni locali nel processo di progettazione delle opere sulle quali attrarre investimenti.

Molte cose sono state fatte, ma c’è ancora moltissimo da fare. E lo stesso Padoan, per le infrastrutture, ieri ha suggerito «un’estensione del principio del piano Juncker». Ieri la Farina ha salutato con favore «sul piano fiscale» l’intervento «annunciato dal Governo che prevede agevolazioni importanti sul risparmio di lungo termine». E ha auspicato policy su questa lunghezza d’onda.

Padoan, dal canto suo, ha risposto positivmente a questa sollecitazione. «Siamo tutti d’accordo che c’è la necessità e l’opportunità per il mondo assicurativo di dare un grande contributo allo sviluppo del Paese, questo è un principio condiviso dal governo. Bisogna studiare misure, e le stiamo considerando, con alcuni principi base di semplicità e trasparenza che sono fondamentali».

Il ministro ha specificato che si tratta di misure «molto specifiche. Andiamo avanti lungo la strada che abbiamo iniziato a intraprendere, con dettagli che il governo approfondirà con la legge di stabilità che ci aspetta tra poco».

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