Opinione della Settimana

Greco (Zurich): “Non temo i tassi sottozero”

Mario Greco (11) Imc

(di Geoff Cutmore, Cnbc – Milano Finanza. Collaborazione di Giorgia Crespi)

Il portafoglio Vita è composto in gran parte di prodotti a rendimento variabile. Inoltre saranno ridotti di un miliardo di dollari i costi e sarà semplificata l’organizzazione. Parola del nuovo capo del colosso assicurativo elvetico

Mario Greco (nella foto), ex capo di Generali e dal 7 marzo alla guida del colosso assicurativo svizzero Zurich, è tranquillo. Anche se l’azione combinata delle banche centrali europee e asiatiche ha spinto i rendimenti di tanti asset sottozero, lui è fiducioso che la cosa non avrà un impatto devastante sui conti del suo nuovo gruppo. Il perché lo spiega in questa intervista a Cnbc. Le polizze a rendimento garantito sono poche, inoltre si intendono tagliare i costi di 1 miliardo di dollari e resa più semplice la macchina. Quanto alla Brexit, è presto per trarre conclusioni sul suo impatto.

Domanda. Intendete ridurre i costi di 1 miliardo di dollari. Potreste rivedere questo target al rialzo?

Risposta. Nel settore assicurativo c’è sicuramente un problema di costi e Zurich non fa eccezione. Il target di 1 miliardo deve essere raggiunto e stiamo vagliando tutte le opzioni per arrivarci.

D. Come intendete raggiungerlo? Zurich ha già attuato un programma di tagli. A parte il personale, quali potrebbero essere le altre aree di intervento?

R. Stiamo cercando di semplificare il più possibile il business, cioè la nostra organizzazione, al fine di garantire maggiore prontezza ai bisogni dei nostri clienti, ma anche in modo da essere più competitivi e più efficienti.

D. Qual è stato il driver dei ricavi e come valuta le prospettive di altre unità operative?

R. Zurich è un’organizzazione globale e resterà tale. Questo implica, tuttavia, che non possiamo essere impegnati allo stesso modo in qualsiasi Paese in qualsiasi angolo del mondo. Abbiamo quindi deciso di uscire da alcuni mercati in cui non avremmo potuto assicurare lo stesso impegno e per noi poco interessanti. Per qualunque attività in cui riterremo di non poter investire del capitale, e quindi impegnare le risorse di Zurich, penseremo a una strategia di uscita.

D. In breve, volete essere tra i primi cinque assicuratori di un Paese, o un segmento, altrimenti non ne vale la pena?

R. Non necessariamente. Non credo che il punto sia solo la dimensione. Conta molto l’interconnessione tra i mercati in cui operiamo. Abbiamo deciso di uscire da mercati poco determinanti per il resto della nostra attività.

D. Il combined ratio nel settore assicurativo si muove nella giusta direzione. Come prevede andrà il secondo semestre?

R. Vorrei saperlo, ma intendiamo mettere a segno ulteriori progressi, siamo molto soddisfatti dei miglioramenti. Questo è stato il miglior trimestre negli ultimi due anni, quindi guardiamo con ottimismo al resto dell’anno, ma naturalmente dipende anche dal clima e dalle catastrofi naturali nella seconda parte del 2016.

D. Nel ramo Vita una delle maggiori sfide oggi sono i bassi ritorni sugli investimenti uniti a un’accentuata volatilità dei mercati. Qual è la sua opinione su questi ultimi e sugli interventi delle banche centrali, che pesano sui rendimenti?

R. Il business vita è ovviamente interessato dalle condizioni finanziarie davvero estreme che stiamo osservando. Detto questo, Zurich dispone di un portafoglio vita molto particolare perché anni fa abbiamo smesso di vendere i prodotti a ritorno garantito. Il nostro portafoglio vita attuale è costituito soprattutto da attività di protezione o unit linked. Quindi ci sentiamo, non dico bene, ma abbastanza sicuri anche in queste condizioni di mercato. Credo che le autorità finanziarie stiano cercando di fare del loro meglio per rilanciare l’economia. Il problema è che la ripartenza non può poggiare esclusivamente sulle loro spalle. Servono politiche fiscali, finora rivelatesi poco efficaci.

D. In tema di politica, il premier Renzi si giocherà in ottobre la reputazione su un referendum molto critico. Quanto potrebbe essere importante per l’Italia e il processo di riforme di cui il Paese ha bisogno per tornare a crescere?

R. L’Italia ha bisogno di riforme radicali. Tutti ne convengono e il governo, e in particolare il primo ministro, se ne sono fatti carico. Il referendum è un passo importante e di sicuro fermare questo processo non sarebbe una buona notizia per l’Italia.

D. Renzi sembra avere fatto un passo indietro in questi giorni a suggerire quasi che non si dimetterà qualora il referendum avesse esito negativo. Pensa che possa aver oltrepassato il limite legando l’esito al suo futuro?

R. Penso che Renzi sia un ottimo politico e non credo abbia bisogno dei miei consigli sulla questione. Mi limito al mio dovere alla guida di Zurich, ma spero che l’Italia continui rapidamente e con decisione il processo di riforma. Un processo che ha portato al miglioramento della situazione del Paese negli ultimi due anni, e se andrà avanti vedremo l’Italia di nuovo nel ruolo di forte economia europea.

D. La politica ha influito molto sull’economia europea. Che impatto crede possa avere il risultato del referendum nel Regno Unito sulla vostra attività? Temete ripercussioni dalla Brexit?

R. Naturalmente la Brexit ha introdotto nuovi rischi e aumentato la volatilità del panorama politico europeo. Non sappiamo esattamente quali saranno le conseguenze: in realtà il processo non è ancora iniziato. Noi abbiamo un buon business nel Regno Unito, che non rischia nel dopo Brexit. In un contesto più ampio dobbiamo però comprendere se è solo la semplice decisione di un Paese di uscire o se ci sarà un impatto più ampio sull’assetto e gli accordi europei. Sicuramente ci auguriamo che l’Europa rimanga come è, che cresca e continui a rafforzare i propri legami e si sviluppi diventando una regione più forte. Ma vedremo più avanti dove il processo politico ci porterà.

D. Le attività di assicurazione nel Regno Unito appaiono meno attraenti a questo punto?

R. Non ne sono sicuro. Dobbiamo vedere strada facendo. Vorremmo continuare a coltivare la nostra presenza nel Regno Unito. È un mercato molto importante e siamo soddisfatti del nostro business nel Paese. Spero che non ci sarà la recessione su cui attualmente dibattono gli esperti macroeconomici. Mi auguro che la banca centrale e il ministro delle Finanze possano riportare presto l’economia alla crescita e che il Regno Unito resti un Paese interessante in cui investire.

D. Sulla posizione finanziaria, molti analisti hanno ipotizzato che al suo arrivo lei desse maggiore attenzione alle riserve al posto del business puro. Finora non è stato così. Dovremmo quindi interpretare che è felice della direzione in cui si sta muovendo l’azienda? Non intende integrare le riserve tecniche nel prossimo futuro?

R. Grazie per la domanda, che mi dà l’occasione per un importante chiarimento. Zurich è una grande azienda e, adeguatamente dotata di riserve, ha una posizione patrimoniale molto solida. Ci sono cose da sistemare su cui stiamo lavorando e continueremo così, ma non riguardano il capitale, né le riserve. L’azienda è in ottima forma e presto starà anche meglio. I risultati ci hanno dato ragione nell’accordare fiducia alla società.

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