
(di Paola Valentini – Milano Finanza)
Poca cultura in tema di prodotti multiramo e asimmetria tra gli obiettivi dei risparmiatori e la visione degli operatori di settore. Questi gli aspetti emersi da un sondaggio della compagnia assicurativa francese Cnp Partners condotto sul mercato italiano tra operatori di settore e risparmiatori, per far luce su propensione al rischio e al livello di informazione che guidano le scelte di investimento.
«Dalle interviste, condotte all’ultimo Salone del Risparmio, emerge che il fattore più importante nelle diverse risposte è la scarsa informazione verso i prodotti finanziari-assicurativi di tipo multiramo», afferma Arcadio Pasqual (nella foto, di Marco Cauz), country manager Cnp Partners Italia. Il campione ha dichiarato di percepire come maggiormente efficiente un investimento in fondi, «dimostrando di ignorare le due anime dei prodotti multiramo ovvero la selezione di singoli fondi e di linee di gestione a profilo di rischio (unit linked di ramo III, ndr), e l’investimento nella gestione separata (ramo I, ndr) sulla quale la compagnia presta la garanzia del capitale», rileva Pasqual.
Un altro dato rilevante riguarda il rapporto tra età e propensione all’investimento del cliente: «nella percezione degli operatori la fascia d’età più idonea cui proporre un prodotto assicurativo multiramo sarebbe tra i 36 e i 50 anni (43%, ndr), poiché si associa tale strumento ad investimenti di medio/lungo termine. Di conseguenza gli operatori sembrerebbero poco propensi (solo il 5%, ndr) ad offrire tale tipologie di prodotti agli over 65, non considerando l’importanza che invece i prodotti assicurativi possono assumere nel processo di efficienza fiscale e pianificazione successoria del patrimonio di una famiglia», aggiunge Pasqual. Dalla survey risulta inoltre che, meno del 15% degli operatori, destinerebbe una percentuale maggiore del 60% del capitale dei propri clienti, ai prodotti assicurativi. «Anche in questo caso traspare l’associazione tra prodotto assicurativo e un investimento bloccato, che non rappresenta la nuova offerta caratterizzata dai prodotti multiramo flessibili», spiega ancora Pasqual.
Per quanto riguarda gli asset ritenuti migliori in termini di rapporto rischio/rendimento nei prossimi 12 mesi la regola è di rischiare tutto o nulla: mentre il 45% degli intervistati promuoverà la gestione separata, il 27% ritiene che il miglior rapporto rischio I rendimento sarà rappresentato dai fondi azionari. «Le imprese del settore calibrano quindi le loro offerte in un contesto poco lineare nel quale è difficile soddisfare le attese; troppo orientato o a ridurre al massimo i rischi oppure nel caso opposto a massimizzare il rendimento, considerando poco le opportunità intermedie», avverte Pasqual. Mentre dal punto di vista dei clienti, trasparenza e fiducia sono gli elementi più importanti che li guidano nell’investimento. Dovendo sottoscrivere un prodotto assicurativo solo l’11% preferirebbe investire in completa autonomia. Significativo è che oltre il 50% ritiene fondamentali i servizi di consulenza, informazione e l’avere a disposizione report trasparenti e di facile consultazione. Rispetto alla percezione del rapporto rischio/rendimento delle asset class, i clienti risultano più divisi nelle scelte: il 29% predilige la gestione separata, seguita dai fondi total return o flessibili (25%) e solo il 7% di essi si affida ai fondi azionari.
Proprio per gestire il rischio e ampliare le prospettive di investimento Cnp Partners ha di recente lanciato il Progressive investment, una formula che permette di investire il 100% in una gestione separata con trasferimenti graduali del capitale in unit di ramo III. «A mettere d’accordo operatori e risparmiatori c’è il bisogno di trasparenza, di prodotti personalizzati e la possibilità che questi si adeguino alle esigenze di vita del cliente, fattori che risultano essere il minimo comune denominatore della richiesta in termini di investimento e rischio», conclude Pasqual.