Opinione della Settimana

In Axa arriva l’integrativo unico

AXA Italia - Sede di Milano Imc

(di Cristina Casadei – Il Sole 24 Ore)

Al via l’intesa siglata da azienda e sindacati su secondo livello, smart working ed esuberi. Nel biennio 2016-2017 ci saranno 100 uscite volontarie e 30 assunzioni. Entro il 30 giugno 2017 le parti definiranno un paniere dove il dipendente potrà scegliere servizi utilizzando il conto welfare

Dal primo settembre in Axa One Italy è arrivato un contratto integrativo unico. Si è infatti concluso con la sigla da parte della compagnia e delle organizzazioni sindacali (First Cisl, Fisac Cgil, Fna, Snfia e Uilca) il lungo e complesso percorso di armonizzazione e novazione del contratto integrativo del gruppo dove erano presenti due diversi accordi, quello di Axa Assicurazioni e Axa Mps. A questo fanno da corredo un accordo sullo smart working che rientra nel quadro dell’evoluzione culturale e tecnologica della compagnia e uno sugli esuberi che invece rientra nel processo di razionalizzazione che aveva portato il gruppo ad annunciare 100 esuberi.

Iniziando dalla parte più critica che riguarda la soluzione trovata per i 100 esuberi, l’accordo ha stabilito che il recupero di efficienza, razionalizzazione e semplificazione operativa porterà nel biennio 20162017 a 100 uscite «attraverso il ricorso al fondo di solidarietà di settore che prevede una permanenza massima di 5 anni – dice Maurizio Di Fonzo, responsabile delle risorse umane del gruppo –. L’adesione per chi ha i requisiti è su base volontaria e come gruppo ci siamo preoccupati di garantire quanto più possibile i lavoratori dagli imprevisti». A questo proposito Pietro Santi, responsabile delle relazioni industriali, spiega che «l’accordo ha cercato di trovare il giusto compromesso nel mantenimento dei benefit classici del settore assicurativo. Sono state mantenute le polizze collettive, in particolare la polizza assistenza malattia e quella temporanea in caso di morte che assicura la copertura assicurativa per la premorienza del lavoratore, evitando rischi per gli eredi». Ai bandi già pubblicati hanno aderito 97 lavoratori – soltanto il giorno di pubblicazione sono arrivate 70 adesioni – e quindi l’obiettivo è stato raggiunto ancor prima della scadenza. Per 100 persone che usciranno, ve ne saranno comunque 30 che saranno assunte.

Dopo una fase di sperimentazione iniziata la scorsa primavera senza accordo con il sindacato, il gruppo Axa ha raggiunto un’intesa anche sullo smart working che ha conservato lo schema della sperimentazione e che dal 2017 sarà esteso ai 1.600 collaboratori.

Infine l’armonizzazione degli integrativi che «riteniamo molto importante, a partire dal valore simbolico che ha – osserva Di Fonzo –. Per l’armonizzazione della parte economica e normativa degli integrativi presenti in azienda ringrazio il sindacato con cui c’è stato un dialogo non sempre facile. Il percorso è avvenuto con piccole riduzioni di costi, senza però mai mettere le mani in tasca ai dipendenti, ma usufruendo, per esempio sul welfare, della nuova normativa prevista dalla legge di Stabilità che prevede riduzioni e sgravi importanti su questo capitolo». Una prima novazione da citare riguarda il tema dei rimborsi spese sui quali c’erano differenze molto importanti tra i due integrativi che sono state appianate. Secondo i precedenti accordi, inoltre, nel premio di produttività «esisteva una parte fissa e una variabile, collegata ai risultati – spiega Di Fonzo –. Oggi abbiamo una parte variabile legata ai risultati e una parte garantita che è stata trasferita nello stipendio». I valori per le figure medie di riferimento sono stati fissati in 2.000 euro per il variabile e 3.150 per il garantito. Una fetta di quest’ultimo «è stata trasferita al welfare. Per il personale dal 3° al 6° livello è pari a 350 euro, per le aree professionali dei funzionari a 700 euro, a cui si aggiunge una una tantum di 300 euro per tutti a partire dal primo gennaio. Queste somme potranno essere impiegate per acquistare servizi su una piattaforma che sarà definita entro giugno 2017», spiega Pietro Santi. La leva contributiva è stata utilizzata anche per il buono pasto. «In azienda c’erano due importi, in entrambi i casi superiori ai 5,30 euro, ossia la soglia di esenzione fiscale – dice Di Fonzo –. Abbiamo portato per tutti il ticket a 7 euro, però su 5 giorni anzichè su 4».

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