Opinione della Settimana

Coletta: “Le proposte di Swiss Re per le catastrofi”

Agenti assicurativi - Fenomeni catastrofali Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Intervista al country manager della seconda compagnia di riassicurazione al mondo: “Così lo Stato italiano può concentrarsi sulla prevenzione e spendere meno”

«L’approccio del governo italiano è stato finora quello di gestire il rischio catastrofi ex post, quindi con un intervento per coprire i danni. Questo gli è costato, in media, circa 3 miliardi di euro all’anno. Ma è un sistema che ha degli svantaggi». A parlare è Carlo Coletta, country manager in Italia di Swiss Re, la potente compagnia di riassicurazione che è numero due al mondo. Coletta ha non soltanto una ma un ventaglio di proposte per l’esecutivo italiano. «Perché non esiste una sola soluzione, ogni paese deve scegliere la propria fra le tante possibili».

Qual è, secondo lei, lo svantaggio di intervenire ex post come fa lo Stato italiano da sempre, in fondo?

«Negli ultimi dieci anni la spesa per la collettività è stata di circa 3 miliardi all’anno. Il punto è che, però, spesso questo valore è stato più alto. In Emilia Romagna, nel 2012, l’esborso è stato di ben 13 miliardi. E non dimentichiamo che in Irpinia il costo fu di 25 miliardi, e nello stesso Friuli di 13. Picchi cosi elevati sono difficili da gestire. Ma c’è di più».

Che cosa?

«Se arrivano calamità di questa portata ci sono impatti sulla bilancia commerciale, su quella dei pagamenti e persino sul rating dello Stato italiano. E’ stato calcolato che l’Italia può perdere fino ad un notch sul rating per le catastrofi più gravi».

Che cosa propone, allora?

«Come ho già detto, non c’è un’unica soluzione. La cosa più semplice è quella di introdurre una polizza obbligatoria contro i rischi catastrofali. Questo consentirebbe di riversare sui cittadini i costi delle calamità, liberando lo Stato da questo onere e soprattutto dai rischi di picchi imprevisti».

Scusi ma quanto costerebbe questa polizza in una situazione come quella italiana?

«Più o meno 3-3,3 miliardi di euro».

Ma scusi, siamo a punto e a capo. I cittadini pagherebbero la stessa cifra che comunque lo Stato preleva loro dl fatto ogni anno, in media, per ripagare i danni catastrofali. In più, in questo caso ci sarebbe una specie di tassazione regressiva perché pagherebbero di più, in proporzione, i meno ricchi, anche se è vero che la tariffa sarebbe proporzionata al valore della casa, che si suppone più elevato per i più abbienti.

«Il vantaggio dell’assicurazione è anzitutto quello di poter gestire il rischio ex ante, anche a fronte di gravi catastrofi. Inoltre, oggi pagano tutti, anche quelli che non hanno una casa e lo fanno attraverso le varie imposte che versano».

Chi fisserebbe le tariffe di una polizza obbligatoria?

«Di solito ci sono i “pool” o “schemi” assicurativi, commissioni miste fra assicuratori e governo, come ad esempio in Turchia. Una volta fissate le tariffe, ogni compagnia potrebbe vendere le stesse polizze a presso prefissato».

Scusi, ma con una polizza obbligatoria che interesse ci sarebbe a fare prevenzione e a investire del soldi per mettere in sicurezza il proprio immobile, che invece è ciò che sembra assolutamente prioritario?

«Sono d’accordo con lei: la prevenzione è fondamentale. Ma la tariffazione può essere modulata in funzione degli interventi antisismici effettuati».

Lei parlava anche dl altre soluzioni possibili.

«In linea teorica, lo Stato potrebbe assicurarsi direttamente per i danni derivanti da catastrofi. Le soluzioni ci sono, è solo questione di volontà».

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