Opinione della Settimana

Dopo il terremoto: Finanziamo la ricostruzione utilizzando i «Cat bond»

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(di Ermanno Sgaravato – Corriere della Sera)

Si tratta di obbligazioni che consentono in modo efficace la copertura del rischio

Caro direttore, il quarantesimo anniversario del terremoto nel Friuli aveva fatto riaffiorare alla memoria da poche settimane una lunga serie di eventi catastrofici. Poi, il 24 agosto scorso, una nuova tragedia ci ha colpito. Si tratta, purtroppo, di eventi che nel nostro Paese si ripetono con particolare frequenza. La loro violenza, oltre alle vittime, causa ingenti danni materiali. Nessun territorio, come abbiamo ormai imparato, può ritenersi immune da questa minaccia latente.

In Italia milioni di persone vivono in zone ad alto rischio sismico, vulcanico e idrogeologico. I rischi non sono sempre adeguatamente tutelati e tutelabili attraverso gli ordinari strumenti assicurativi, di cui lo Stato si fa carico ex post con inevitabili ripercussioni sul proprio bilancio. Sono sicuramente importanti ed apprezzabili le tempestive azioni avviate dal governo, unitamente alle analisi e proposte di soluzione preventiva derivante anche dall’esperienza di altri Paesi, in cui questi rischi sono stati affrontati con meccanismi nuovi.

Non ho colto, però, approfondimenti e discussioni sui «Catastrophe Bonds», strumento introdotto negli anni Novanta sul mercato per ovviare ad inconvenienti di questo tipo che si potrebbe rivelare particolarmente efficiente. Si tratta di obbligazioni a tasso variabile, che consentono la copertura del rischio di natura catastrofale (terremoti, uragani, tifoni, siccità, …) in maniera più efficace rispetto alle ordinarie polizze assicurative in quanto consentono a un risk carrier (compagnia di assicurazione privata, agenzia governativa come nel caso del Messico e dello Stato della California, o lo stesso governo), di trasferire fuori dal proprio bilancio quei rischi che eccedono la propria capacità di ritenzione, a fronte del pagamento di un costo certo, che è proprio il costo della copertura.

Va sottolineato che lo strumento dei catbond si caratterizza, tra l’altro, per il fatto di poter mettere a disposizione immediatamente, al verificarsi di un evento catastrofale, proprio quei capitali che consentono di intervenire prontamente nelle aree colpite. Ciò è tecnicamente possibile grazie ad alcuni specifici elementi che caratterizzano i catbond; tra questi la costituzione di un collaterale, nel quale viene «versato» il controvalore dell’emissione collaterale che funziona come un conto corrente vincolato completamente segregato rispetto al risk carrier.

Il collaterale ha l’unica (ma essenziale!) funzione di garantire la presenza di risorse finanziarie nel caso in cui l’evento si verifichi; è di solito investito in titoli governativi (con rating AAA o sovranazionali) ed è gestito autonomamente. Nel caso in cui il catbond fosse emesso da una agenzia governativa, consentirebbe alla «mano pubblica» di poter contare su un predefinito ammontare di risorse finanziarie utili per intervenire in un territorio colpito da un evento catastrofale con tempi molto brevi (60-90 giorni). Sono tempi che consentirebbero una pianificazione degli interventi immediata ed incisiva anche sulla qualità di esecuzione e sulla competizione delle aziende che potrebbero partecipare alla ricostruzione con la certezza della riscossione dei propri crediti, allargando pertanto il processo competitivo anche in ambito internazionale.

Il pragmatismo non deve comunque compromette la doverosa solidarietà nei confronti di chi è colpito da questi eventi e soffre le incertezze sul proprio futuro familiare, economico e finanziario, ma deve contribuire a disciplinare, anche con l’aiuto di strumenti innovativi, una più facile e uscita anche da queste tragedie.

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