Opinione della Settimana

Guffanti: per la Cassa commercialisti pensioni più adeguate e maggiore assistenza

Renzo Guffanti Imc

(di Maria Carla De Cesari e Federica Micardi – Quotidiano del Fisco)

Gestione previdenziale in sicurezza con attenzione all’equità, sistema di assistenza a 360 gradi diretto a tutti gli iscritti con un’attenzione particolare ai giovani, ritorno agli investimenti immobiliari che oggi possono fruttare anche rendimenti sopra la media. È il bilancio di Renzo Guffanti (nella foto), presidente per quattro anni della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, alla vigilia delle elezioni per il consiglio di amministrazione, che vedrà il cambio al vertice.

Quali sono state le linee del suo mandato?

Abbiamo spostato l’accento dalla previdenza all’assistenza e abbiamo rivisto il piano degli investimenti. Negli ultimi anni la componente immobiliare era scesa dal 12 all’8per cento. Siamo tornati a investire sugli immobili, che ora rappresentano il 10% dei nostri asset, attraverso il Fondo Primo Re, che ha raggiunto la dotazione massima di 300 milioni e nel 2015 ha registrato un rendimento del 6 per cento. A febbraio di quest’anno si è poi affiancato Secondo Re, che ha una dotazione di 120 milioni e potrà arrivare fino a 300.

Ha parlato di un maggiore attenzione all’assistenza. Può spiegare?

Il regolamento di assistenza del 2017 rispetto a quello del 2012 è un altro mondo. Abbiamo ampliato, per esempio, le risorse per la maternità e abbiamo istituito borse di studio. All’assistenza abbiamo destinato tutti i risparmi ottenuti con la riorganizzazione degli uffici, attraverso una gestione “digitale”. I risparmi, solo eliminando la carta e ricorrendo alla Pec, raggiungono i 300mila euro l’anno.

Perché ora vi siste focalizzati sull’assistenza?

Dopo la privatizzazione l’ente si è concentrato sugli aspetti previdenziali per mettere i conti in sicurezza. Nel 2001 la nostra riserva previdenziale si azzerava nel 2031, ora le proiezioni a 30 anni danno una riserva di oltre 22 miliardi. Un risultato possibile grazie alla riforma del 2004, con il passaggio al sistema contributivo.

Il contributivo è un toccasana per le gestioni previdenziali?

Dipende. Il contributivo ha il pregio di agganciare le prestazioni al capitale presente. Tuttavia, non esiste un sistema giusto o sbagliato, ma modi giusti o sbagliati di applicare metodi diversi. Se con il contributivo sbaglio a calcolare l’aspettativa di vita, con un coefficiente di trasformazione troppo alto, faccio saltare i conti.

Il segreto del contributivo sono gli aggiustamenti continui?

Sì, in questo modo si evitano correttivi troppo penalizzanti, magari con scaloni per pochi mesi di differenza nella maturazione dei requisiti. La riforma del 2004 ha creato una forte disparità di trattamento tra vecchi e nuovi iscritti, e la Cassa sta lavorando su più leve per garantire ai giovani di avere una pensione adeguata. Sul montante individuale viene riversato parte del contributo integrativo; quest’anno abbiamo inoltre ottenuto il nullaosta ministeriale per riconoscere ai montanti (nel 2015 e nel 2016) un extra rendimento del 2,81 per cento.

È coperto l’intero debito latente?

No, ma non è un problema. Con le scorte che abbiamo siamo in grado di coprire i prossimi 25 anni di prestazioni, prima della riforma arrivavamo a coprire 16 anni, quando l’esborso per pensioni era la metà di quello attuale.

Cassa dottori prevede una forbice di aliquote contributive. Quanti sono coloro che pagano più del minimo?

Andiamo dal 12% e non c’è un massimo e sono sempre di più quanti versano più del minimo obbligatorio. Abbiamo pmesso a disposizione degli iscritti un simulatore di pensione che aiuta a decidere quanto versare in base all’assegno pensionistico che si vuole ottenere. Un meccanismo che sta spingendo molti colleghi a versare un contributo extra. In nove mesi sono state fatte quasi 125mila simulazioni, su circa 65mila iscritti.

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