Opinione della Settimana

La pensione integrativa? Ora arriva quella europea

Commissione Europea - Palazzo Berlaymont Imc

(di Rosaria Amato – Il Venerdì di Repubblica)

La Commissione pensa a un assegno che aiuti chi lavora in Stati diversi «armonizzando» i vari prodotti nazionali. E punta a un fondo targato Bruxelles

Una pensione integrativa europea per affiancare quelle nazionali, ormai sempre più magre, e soprattutto aiutare chi ha una vita lavorativa complessa, che si svolge tra più Paesi. Come primo passo la Commissione Europea (nella foto, Palazzo Berlaymont a Bruxelles) ha lanciato una consultazione, che si chiuderà alla fine di ottobre, per chiedere a cittadini, istituzioni e aziende quali sono le principali esigenze in materia di previdenza.

L’iniziativa fa parte del piano «Unione del mercato dei capitali», e sarà seguita da uno studio degli aspetti fiscali delle pensioni integrative. Poi il 24 ottobre a Bruxelles si farà un primo punto sulla situazione, con rappresentanti degli Stati membri, delle autorità di regolamentazione, associazioni dei consumatori, aziende e mondo accademico. «La Commissione deciderà sul modo migliore di sostenere i mercati pensionistici personali. Una proposta legislativa, potrebbe essere presentata già nel 2017», spiega Ugo Bassi, responsabile della direzione dei mercati finanziari della Commissione Ue.

Qualche cifra: attualmente, in Europa, la popolazione over 65 non arriva al 20 per cento e si prospetta che raggiungerà il 30 nel 2060. Non solo: nel 2010 il rapporto fra persone in età lavorativa e pensionati era di 4 a 1. Le previsioni dicono che dimezzerà entro quarant’anni, quando ci saranno due lavoratori per ogni pensionato. Nel frattempo i Paesi europei hanno istituzionalizzato i fondi pensione per ogni categoria di lavoratori, oltre alle offerte private.

Tuttavia, rileva Bassi, «la concorrenza tra fornitori di previdenza integrativa è insoddisfacente: le imprese di assicurazione gestiscono circa il 90 per cento dell’ammontare dei regimi pensionistici individuali. Altri fornitori, come i fondi pensione, le società di investimento o le banche svolgono solo un ruolo marginale». E dunque «esiste un’opportunità per creare una maggiore concorrenza che si traduca in una maggiore possibilità di scelta per i consumatori». «Armonizzare» i prodotti pensionistici individuali non sarà facile: gli Stati membri hanno diversi regimi fiscali, ed è proprio questa differenza a scoraggiare questo tipo di investimento. «Spesso le persone che si spostano all’interno dell’Unione Europea per ragioni lavorative», osserva Bassi, «non hanno la possibilità di prendere con loro gli investimenti che hanno fatto in un altro Paese». Più in generale, le pensioni integrative sono ancora poco diffuse perché spesso rendono poco, hanno costi elevati e sono piuttosto complesse. Le ipotesi sono diverse: l’Ue potrebbe limitarsi a promuovere l’armonizzazione delle varie legislazioni e in particolare i regimi pensionistici. Oppure potrebbe decidere di offrire un prodotto ad hoc, accessibile su base volontaria.

In questo caso le alternative sarebbero un prodotto pensionistico individuale europeo oppure un conto pensionistico individuale europeo: in entrambi i casi si tratterebbe di un piano di risparmio con ampie opzioni. Con una differenza: il conto non definirebbe preventivamente le opportunità di investimento, garantendo maggiore flessibilità.

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