Opinione della Settimana

Ora di finanza obbligatoria

Educazione Finanziaria (2) Imc

(di Beniamino Piccone – Lavoce.info)

Gli italiani sanno poco di economia e finanza. Lo dimostrano studi e indagini. E se non si organizzano corsi curriculari di educazione finanziaria nelle scuole, l’ignoranza continuerà a regnare, privando i cittadini di conoscenze fondamentali. Perché investire nell’insegnamento della matematica

La sfida dell’alfabetizzazione finanziaria

Spread, deficit, debito pubblico e tanti altri termini del linguaggio economico-finanziario sono ormai diventati comuni, ancor più in questi anni di crisi. Troppo spesso, però, i cittadini italiani non sanno che cosa significhino. Le cose non vanno meglio tra i giovani: i risultati dell’indagine Pisa 2012 sul tema classificano i nostri quindicenni al penultimo posto tra i diciotto paesi (Ocse e non Ocse) in cui si è svolta.

Secondo Magda Bianco (capo del servizio tutela dei clienti e antiriciclaggio della Banca d’Italia), la sfida sull’educazione finanziaria dei cittadini è pari a quella portata avanti all’inizio del secolo scorso per debellare l’analfabetismo. Bianco scrive: “È ampiamente riconosciuto che competenze economiche e finanziarie siano oggi sempre più necessarie per accrescere il benessere dei singoli, favorirne comportamenti virtuosi, contribuire alla crescita sostenibile dell’intera economia”.

Dunque, bisogna cambiare passo. Le iniziative per le scuole della Banca d’Italia – partite anni fa – sono lodevoli, ma si deve alzare il livello delle ambizioni. È quanto mai opportuno definire un programma strutturato e non basato sulla buona volontà dei docenti disposti a seguire i corsi di formazione organizzati dalla Banca d’Italia, pur alcun incentivo economico. È necessario inserire un’ora alla settimana di educazione finanziaria all’interno del programma curriculare di matematica, fin dalle scuole elementari suggeriscono alcuni.

Più matematica per capire la finanza

Nel Regno Unito, per esempio, il governo ha deciso di far studiare matematica finanziaria dalle superiori. Secondo Piergiorgio Odifreddi la direzione è quella giusta: “La matematica è uno strumento “antispeculativo”, perché fornisce i mezzi culturali che permettono di evitare le speculazioni di ogni genere, che i “furbi” intentano ai danni degli sprovveduti. (…) Spesso i mercati sono giungle, e se proprio uno vuole avventurarvisi, è meglio che lo faccia armato di maceti matematici, che comunque non gli garantiscono la sopravvivenza”. Richard Thaler, uno dei maggiori esponenti della finanza comportamentale, ritiene che i corsi di “finanza personale” non siano efficaci e consiglia di puntare sui corsi di matematica finanziaria. Posizione condivisa anche da Merryn Somerset Webb, editorialista del Financial Times e direttrice di MoneyWeek.

In Italia, la legge 107/2015 (la Buona scuola) prevede il progressivo inserimento di conoscenze economiche di base nelle scuole secondarie di secondo grado. Non è sufficiente. Il nostro è un paese dai processi lenti, per cui bisogna insistere affinché il ministero dell’Istruzione decida fin d’ora di inserire nelle scuole medie e superiori una specifica ora curriculare ogni settimana incentrata sull’educazione finanziaria, insegnata dal docente di matematica.

Tutte le ricerche Ocse, ma anche l’ultimo Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie realizzato dalla Consob non fanno che certificare l’ignoranza degli italiani. Giovani e meno giovani, tutti bocciati in educazione finanziaria.

Esiste in Parlamento un disegno di legge (n. 1196) che propone la definizione dei contenuti di “cittadinanza economica”, la costituzione di un comitato scientifico e di gruppi di ricerca per la realizzazione di una specifica iniziativa rivolta agli studenti. Peccato che si parli di forme di “sperimentazione”. L’educazione finanziaria va integrata fin da oggi nei curricoli scolastici.

Oltretutto, sarebbe opportuno investire nella didattica al fine di migliorare la comprensione dei concetti finanziari. Annamaria Lusardi, con altri autori, suggerisce l’adozione di strumenti visivi che vadano incontro alla cultura dei ragazzi di oggi. Se si prendono in considerazione gli ostacoli “cognitivi” nell’apprendimento dei concetti finanziari, l’efficacia dell’insegnamento è rafforzata.

Rimane poi il problema dell’ignoranza degli adulti. Come hanno scritto su lavoce.info Magda Bianco e Roberto Ricci, “è cultura finanziaria anche “il sapere di non sapere” (la consapevolezza di dover chiedere consiglio, supporto)”. La regolamentazione in materia di correttezza e trasparenza dei comportamenti degli intermediari funziona se e solo se i soggetti non sono in una situazione di netta disparità rispetto alle informazioni chiave (asimmetria informativa).

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