Opinione della Settimana

Stress test, assicurazioni verso la promozione

Salvadanaio Stress Test Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Il presidente Ivass Rossi: «Nel caso italiano già l’anno scorso abbiamo visto un posizionamento complessivamente buono, crediamo che lo stesso possa accadere quest’anno». Cimbri (Unipol): l’Rc Auto è in perdita tecnica, i prezzi torneranno a salire. Sesana (Generali Italia): sull’auto preoccupazione condivisa

L’Ivass si aspetta risultati positivi dagli stress test. È una delle novità emerse ieri al 18° Annual Assicurazioni, in un contesto di settore comunque di rallentamento della redditività danni e di erosione della marginalità del vita. Il presidente dell’istituto Salvatore Rossi, intervenuto ieri all’Annual, ha dichiarato: «Gli stress test sono finiti, l’Eiopa deciderà quando rendere noti gli esiti che, come lo scorso anno, non verranno pubblicati compagnia per compagnia, ma paese per paese. Nel caso italiano già l’anno scorso abbiamo visto un posizionamento complessivamente buono, crediamo che lo stesso possa accadere quest’anno». L’Ivass, d’altra parte, è convinto che il sistema sia solido. L’unico elemento di criticità, sollevato a livello di Eiopa, è legato alla presenza importante di titoli di Stato nel portafoglio delle compagnie: «Sulla ponderazione del rischio dei titoli di stato noi pensiamo che ammettere regole che riconoscano ufficialmente le possibilità di un default di uno stato sovrano sia analiticamente distorsivo, anche perché il default di uno stato è un evento politico per definizione. Detto questo, siamo consapevoli che le compagnie italiane abbiano molti, forse troppi titoli di stato. Non che questo sia un rischio in sé, piuttosto sembra violare il principio base della differenziazione». E per questa ragione l’Ivass «ha invitato le compagnie, nella loro autovalutazione, a tenere conto di questa rischiosità». D’altra parte, ha rilanciato il presidente dell’Ania Maria Bianca Farina, sono anche poche le alternative di investimento a disposizione delle società: «Investire in azioni assorbe il 49% del capitale». Dello stesso avviso anche Carlo Cimbri, Group ceo di Unipol e presidente di UnipolSai: «Gli assicuratori resteranno comunque investitori di tasso; le alternative non sono molte e con le masse che gestiamo non possiamo certo impegnarci su investimenti di nicchia. Servono investimenti altamente liquidi e non ce ne sono molti».

Fra i temi dell’Annual, su cui vigilanza e compagnie sono invece all’unisono, ci sono quelli della semplificazione e della trasparenza. Rossi ha spiegato che l’Ivass «ha sviluppato una vera e propria ossessione per la semplificazione. Bisogna resistere alla tendenza alla complicazione». Certo, «dobbiamo – ha detto sul tema Farina rivolta ai media in sala – essere ancora più trasparenti ma bisogna capire che dietro al prodotto assicurativo c’è valore, c’è un servizio che é prezioso». Il dialogo fra vigilanza e compagnie sembra fare peraltro leva su valori condivisi dal sistema e, ha sottolineato Rossi, «questa attenzione alla semplificazione riguarda la tutela del cliente, ma anche la reputazione delle compagnie», e in definitiva lo sviluppo dei ricavi. Uno sviluppo del comparto, anche in nuovi settori (welfare), in una fase calante del ciclo danni, con il ramo Rc auto che sta tornando a bruciare cassa: «Sul piano della gestione corrente il combined ratio nell’Rc Auto ha superato probabilmente il 100% – ha sottolineato Cimbri – ed è quindi plausibile che i prezzi torneranno a salire. Siamo società mutualistiche, non di assistenza». Sembra di parere simile Marco Sesana, amministratore delegato di Generali Italia che – mentre è impegnato in una fase di forte rilancio degli investimenti sulla rete, per 150 milioni di euro – «sull’Rc Auto condivido la preoccupazione». Insomma, le tariffe si apprestano a salire, come avvenuto sul mercato inglese. E – a giudizio di Alessandro Santoliquido, amministratore delegato di Amissima, il rialzo al momento «contenuto», potrebbe in realtà essere molto più importante (il 10% e oltre) se dovesse passare l’obbligatorietà della scatola nera.

Dopo anni di forte sviluppo dei rami vita, per Camillo Candia, numero uno di Zurich Italia, le prospettive di crescita del settore sono ancora nella sottoassicurazione danni: «Dobbiamo ricordarci che il mercato italiano è uno dei più piccoli d’Europa, appena poco più grande del mercato olandese, Paese che ha 10 milioni di abitanti». L’obiettivo è di aumentare la penetrazione assicurativa danni (oggi l’incidenza è al 2% del Pil, dato più basso della media dei paesi Ocse), anche con un forte lavoro sulle reti agenziali, che sono le priorità di Zurich: «Dobbiamo aiutare la nostra rete alla trasformazione» in atto.Un tema che lega molti grandi assicuratori: «Crediamo molto nel canale agenziale – ha sottolineato Sesana – e siamo convinti che attraverso gli agenti riusciremo a dare di più al cliente». Certo, i modelli distributivi e le strategie con cui allargare il mercato danni sono differenti: Alessandro Scarfò, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Assicura, ha sottolineato che il modello bancassicurativo di Intesa Sanpaolo consente tramite una enorme banca dati, di conoscere e rispondere con rapidità alle trasformazioni nei bisogni assicurativi degli 11 milioni di clienti del gruppo.

Insomma, la complessità in cui si muovono le assicurazioni sta nelle molte trasformazioni in atto sia nel mondo finanziario sia nei bisogni della clientela. Per dirla con le parole del numero uno di Reale Group, Luca Filippone, bisogna contemporaneamente «aggredire i costi e trovare nuovi ricavi. E in quest’ottica noi crediamo molto al settore del welfare che, solo nella sanità, vale 33 miliardi di euro di spesa all’anno per gli italiani». Allo stesso modo, le dinamiche di mercato per Filippone potrebbero produrre «un secondo round di concentrazione fra le compagnie di piccole e medie dimensioni».

Un elemento di sorprendente continuità è oggi nelle polizze vita tradizionali, il cosiddetto ramo I. «Sul Vita il comparto sta cercando di dare una risposta tattica, orientando l’offerta dei clienti di ramo I verso prodotti ibridi o di ramo III, tuttavia – ha detto Scarfò – non dobbiamo fare l’errore di rottamare troppo presto il ramo I che ha un valore, soprattutto in questa situazione di volatilità dei mercati. Certo, serve un cambiamento delle regole: non si può andare al di sotto della garanzia di capitale».

Il settore, dopo una lunga stagione di crescita che non è stata arrestata neanche dalla lunga crisi post-Lehman, pare di fronte a un bivio: «È difficile mantenere le aspettative senza cambiare modello di business – ha spiegato Davide Corradi, senior partner e managing director di The Boston Consulting Group. Ci sono sacche di valore che si possono ancora attaccare: il primo è la produttività operativa. Più del 30 per cento dei premi vanno in costi operativi e in costi di distribuzione. Il rischio è che Roe è dividendi attesi siano poco sostenibili portando a un re-rating al ribasso dell’industria». Tanto più se non si terrà in debita considerazione il mutamento del profilo dei clienti: «I millennials – è intervenuto Giulio Dell’Amico, partner di Kpmgsono svantaggiati sul mercato del lavoro, per questo si sposano e acquistano casa più avanti nell’età, e accedono al mercato assicurativo in ritardo. A questo si somma l’aumento generale della longevità». Fra le tante prospettive sul futuro emerse ieri, Vincenzo Troiano, socio dello studio legale Chiomenti, ha sottolineato che «ad oggi l’opportunità di erogare finanziamenti diretti non sembra essere stata colta, ma ciò non vuol dire che non sarà colta in futuro. E in quest’ottica, la compatibilità fra erogazione e attività assicurativa pone un tema di compliance, necessario a gestire l’intreccio di relazioni che si verrà a creare».

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