Rassegna Stampa

Unipol alla prova del Banco

Carlo Cimbri (4) Imc

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Il bilancio Unipol dei 9 mesi è stato superiore alle attese e il gruppo assicurativo continua a crescere in un mercato complicato. Mentre entro fine anno andrà ridiscussa l’alleanza con la banca di Verona

Hanno sorpreso i conti dei nove mesi di Unipol, presentati venerdì 11. Tanto che il titolo in mattinata è stato sospeso dagli scambi e una volta riammesso è stato a lungo il migliore di Piazza Affari chiudendo il crescita del 7%. Agli analisti è piaciuta la stabilizzazione del conto economico del gruppo assicurativo di Bologna. Vero che l’utile consolidato di 439 milioni è inferiore rispetto ai nove mesi del 2015 (594 milioni), ma la frenata trae origine dal venir meno di plusvalenze straordinarie della gestione finanziaria, che avevano fatto salire il risultato dell’anno scorso. Ma, per quanto riguarda il business, Unipol sembra rispondere bene alle sfide che arrivano dal contesto di mercato, reso difficile dai bassi tassi d’interesse (che colpiscono il ramo Vita) e dalla riduzione dei margini del Danni, dovuta alla guerra al ribasso sulle tariffe Rc Auto in atto da tempo.

«La competizione è agli sgoccioli», ha detto il group ceo, Carlo Cimbri (nella foto), e «per il 2017 ci sarà con ogni probabilità una ripresa dei prezzi». Con Unipol, leader di mercato nell’Rc Auto in Italia, pronta a fare da apripista. «Il gruppo intende mantenere l’equilibrio della gestione tecnica nel settore e per questo sta già lavorando nel secondo semestre e in modo più incisivo lo farà nel quarto», ha chiarito il ceo. Nel Vita la sfida è invertire la rotta, con lo stop alla vendita delle polizze tradizionali (le gestioni separate che assorbono capitale) sostituite da unit linked e miste. Il cambio di strategia ha provocato un calo della raccolta, ma «sta facendo crescere la redditività», ha sottolineato il direttore generale di UnipolSai, Matteo Laterza. Nei nove mesi le polizze Vita hanno raccolto 2,21 miliardi, con un calo del 7,41%, dovuto in particolare alla frenata di Popolare Vita, la joint venture assicurativa con il Banco Popolare, che nei nove mesi ha raccolto premi per 1,6 miliardi, il 33% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Proprio su quest’ultimo aspetto c’è in Unipol un fronte aperto che andrà affrontato nelle prossime settimane. Perché la joint venture con il Banco Popolare arriverà a scadenza a fine 2017, ma andrà ricontrattata entro la fine di quest’anno. Termine entro il quale il gruppo bolognese deve decidere se esercitare la put sulla sua quota della società. «Stiamo discutendo con Popolare Vita», ha detto Cimbri, «vedremo anche tenendo conto dell’attuale situazione di mercato nel Vita e dell’interesse della compagnia a distribuire prodotti in questi scenari di mercato». Le discussioni, insomma, sono aperte ma il gruppo assicurativo non sembra avere particolari pressioni. Il valore della put dovrà essere determinato da un esperto indipendente. Il valore contabile della partecipazione è di 500 milioni, ma ci sarebbero stime (anche se di parte) pronte ad arrivare a 700 milioni. Questi numeri saranno oggetto di trattativa nelle prossime settimane ma c’è da considerare che il Banco, in fase di fusione con la Banca Popolare di Milano, potrebbe essere l’interlocutore giusto per un riassetto di Unipol banca.

Cimbri ha detto da tempo di voler fondere l’istituto in un gruppo bancario più grande, per assumere una partecipazione di minoranza del conglomerato, pronto anche a un investimento. «Abbiamo rapporti di amicizia con diversi istituti come il Banco, ma anche Bper e Popolare di Sondrio», ha detto il manager commentando i conti, «sono amicizie legate a rapporti di bancassicurazione e se vi sono le condizioni proseguiremo volentieri anche sostenendo il progetto con una partecipazione nell’azionariato nel caso di Verona». Si vedrà. Intanto il focus è sul business assicurativo che passa anche per la crescita del ramo Danni non auto, uno dei pilastri del piano industriale 2016-2018 presentato lo scorso maggio. La crescita del non auto sta continuando e il gruppo ha appena lanciato un prodotto dedicato agli esercizi commerciali che prevede la scatola nera, per offrire servizi oltre che una copertura assicurativa e per mettere a frutto l’esperienza maturata con le 3 milioni di scatole nere già installate sulle automobili.

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