Opinione della Settimana

Pepp, alle assicurazioni non piace la pensione UE

Risparmio - Salvadanaio (4) Imc

(di Marco Frojo – Repubblica Affari & Finanza)

Bruxelles ha avviato la consultazione sul terzo pilastro della previdenza che dovrebbe ridurre i costi e semplificare l’offerta ma c’è il no dell’Olanda e dei gestori tedeschi

I Pepp, Pan European Pension Product, hanno incassato le critiche del governo olandese e delle compagnie assicurative tedesche, più quelle di numerosi altri soggetti. È il risultato della consultazione avviata da Bruxelles sull’idea di introdurre a livello comunitario un prodotto standard per il cosiddetto terzo pilastro previdenziale. Oggi infatti in ogni Paese dell’Unione le compagnie assicuratrici, che controllano il 90% di questo mercato, vendono fondi molto diversi per caratteristiche e obblighi.

Il terzo pilastro è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale, che ciascuno può realizzare, discrezionalmente, mediante forme di risparmio individuali, con la finalità di integrare sia la previdenza pubblica sia quella realizzata in forma collettiva, per mantenere così invariato il proprio tenore di vita una volta cessata l’attività lavorativa. Il primo è invece costituito dalla tradizionale previdenza pubblica, che in Italia è a carico dell’Inps, mentre il secondo si realizza attraverso i fondi pensione di categoria ai quali i lavoratori adenscono in forma collettiva destinando il proprio Tfr, ed è quindi quello a livello aziendale.

L’obiettivo di Bruxelles nell’introdurre i Pepp è quello di «ridurre i costi e la complessità dei prodotti esistenti». «Ci sono troppi prodotti e le persone non riescono a capirli veramente – ha spiegato Gabriel Bernardino, presidente dell’Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali quando, nello scorso ottobre ha dato il via alla consultazione sui Pepp presso gli operaton di settore –. E queste non sono le caratteristiche adatte a un prodotto di lungo termine. Meno costi e maggiori rendimenti sono necessari per assicurare una pensione migliore».

Secondo Bernardino, oggi in Europa c’è un settore troppo frammentato con prodotti che vanno da semplici depositi con rendimenti quasi nulli a fondi e assicurazioni sulla vita troppo complessi e costosi: «I Pepp devono assicurare gli standard più alti in termini di trasparenza, equità, governance e gestione del rischio». Oggi le compagnie assicurative gestiscono 9.800 miliardi di euro per conto dei propri clienti e hanno non pochi problemi a rispettare le regole imposte dalla normativa Solvency II, introdotta all’inizio di quest’anno dalla Ue e dalla Eiopa stessa. In particular modo sono in difficoltà gli operatori tedeschi e olandesi che in passato, ovvero prima del crollo dei rendimenti, avevano venduto prodotti con un rendimento fisso. E non è quindi un caso le maggiori resistenze arrivino proprio da questi due Paesi.

In Germania l’Aba (Arbeitsge meinschaft für betriebliche Altersversorgung), l’associazione che si occupa di pensioni complementari, ha detto di aver raccolto pareri negativi sui Pepp fra i propri associati, che vedono le nuove soluzioni come un pericolo per l’attuale sistema tedesco che, a loro giudizio, funziona bene. «La prima scelta dovrebbe essere quella di far crescere i contributi pensionistici, non quella di introdurre nuovi prodotti», ha scritto l’associazione tedesca. In Olanda è stato direttamente l’esecutivo a schierarsi contro i Pepp, sostenendo una linea analoga a quella dell’Aba: «Una nuova normativa non è necessaria; il fatto che le persone non stanno mettendo da parte sufficienti fondi per la vecchiaia è una questione dovuta a specifiche circostanze in alcuni Paesi Ue».

«Queste prese di posizione sono di natura politica – spiega Stefano Gatti, professore della Bocconi nel dipartimento di Finanza –. Non bisogna infatti dimenticare che i due Paesi hanno alcuni dei più grandi gruppi assicurativi a livello europeo». Gatti giudica positivamente gli obiettivi che l’Unione intende rag giungere con i Pepp: «Se li si inserisce in un contesto più ampio, quello del Mercato unico dei capitali, i nuovi prodotti previdenziali vanno nella direzione di un mercato più ampio, più trasparente e più liquido». Questo non toglie che la riforma sia tutt’altro che facile, visto che oggi sul mercato sono presenti prodotti di natura bancaria, assicurativa e più strettamente previdenziale. Riunirli tutti sotto un’unica forma presenta non poche difficoltà.

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