Opinione della Settimana

Fondi pensione più green

Sostenibilità Imc

(di Vitaliano D’Angerio – Plus24)

È quanto prevede la direttiva Iorp II approvata dal Parlamento europeo che impatta su 75 milioni di persone

Europa matrigna? Non sempre. Non in questo caso almeno. Il 24 novembre scorso il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la direttiva Iorp II che aggiorna la normativa su attività e vigilanza dei fondi pensione e degli altri schemi pensionistici europei.

67 articoli

Novità di rilievo nei 67 articoli è l’introduzione, nella valutazione dei rischi (risk assessment), dei fattori Esg ovvero i criteri chiave della finanza sostenibile: ambiente, sociale e governance. «Nell’ambito del principio della “persona prudente”, gli Stati membri consentono agli Epap (fondi pensione e altri schemi pensionistici, ndr) di tenere conto del potenziale impatto a lungo termine delle decisioni di investimento sui fattori ambientali, sociali e di governance»: è quanto si legge nell’articolo 19 lettera b nella sezione sulle «norme relative agli investimenti». C’è tanto altro in questa normativa che entro 24 mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta europea (gennaio) dovrà essere recepita dagli Stati membri. Un settore importante quello delle forme di pensione integrativa visto che gestiscono 2,5 trilioni di euro che fanno capo a 75 milioni di aderenti. Qui però ci soffermiamo in particolare sulla valutazione dei rischi e sulla trasparenza dei fattori Esg.

Trasparenza

«La direttiva Iorp II attribuisce ai fattori Esg un’importanza rilevante. Ai fondi pensione viene richiesto di predisporre un documento da rendere pubblico, in cui dichiarare se e in che misura la politica d’investimento tiene in considerazione gli aspetti Esg, nonché di produrre un risk assessment che includa, per i fondi che hanno già integrato tali criteri, anche i fattori di rischio a questi ultimi associati, con esplicito riferimento ai temi sociali, al cambiamento climatico, all’ambiente e all’utilizzo delle risorse», sottolinea Stefania Luzi, responsabile area economia e finanza di Mefop, la società per lo sviluppo dei fondi pensione che fa capo al ministero dell’Economia. E aggiunge: «Nella legislazione italiana, come in quella di altri Paesi, è già previsto che i fondi pensione dicano se hanno applicato o meno i criteri Esg. L’elemento di novità è rappresentato dall’integrazione dei fattori Esg nell’attività di risk management del fondo».

Nessun obbligo

La direttiva nella versione italiana, pubblicata sul sito del Mefop, è infarcita di condizionali. Nei commenti di accompagnamento, al punto 57 viene segnalato che «la valutazione dei rischi dovrebbe inoltre essere messa a disposizione delle autorità competenti e dovrebbe, se del caso, includere, tra l’altro, i rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’impiego delle risorse, all’ambiente, i rischi sociali e i rischi connessi al deprezzamento degli attivi dovuto a modifiche normative (“attivi non recuperabili”)». La locuzione «se del caso» lascia ampio margine di discrezionalità al fondo pensione e al legislatore che deve recepire la direttiva. E comunque tutta la normativa Iorp II relativa alla sostenibilità è volontaria: non c’è alcun obbligo per i fondi pensione.

Gli «attivi non recuperabili» nello specifico sono gli stranded asset, come ad esempio le grandi miniere di carbone che, con il trattato di Parigi sui cambiamenti climatici, verranno messe fuorigioco per evitare che l’utilizzo determini un ulteriore innalzamento della temperatura del pianeta. Asset che dunque in prospettiva possono essere soggetti a una svalutazione: come più volte sottolineato da Mark Carney, presidente del Financial stability Board (Fsb), sono unburnable, non infiammabili e quindi non utilizzabili.

Finanza etica in movimento

Sarà una moda, il trend del momento, ma la finanza etica (o sostenibile) fa capolino in quasi tutti i discorsi di gestori, analisti e strategist. I temi legati ai fattori Esg e al basso impatto delle emissioni di Co2, sono entrati a pieno titolo nel mondo finanziario perché hanno dimostrato di mettere al riparo gli investitori da recenti eventi legati a scelte sbagliate di alcune aziende quotate (vedi caso Volkswagen).

«Quanto deciso nella direttiva Ue Iorp II è un grande successo per la promozione dei prodotti sostenibili – ha dichiarato Sven Giegold, portavoce dei Verdi nel Parlamento europeo –. I gestori di fondi ora devono prendere in considerazione i potenziali rischi Esg nei loro investimenti». Giegold è un tantino ottimista. C’è da attendere il recepimento dei singoli Stati e, soprattutto, come e se verrà introdotta la valutazione dei tali rischi nel processo di investimento dei fondi pensione.

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