Opinione della Settimana

Banca Generali, più consulenza e focus sul digitale

Banca Generali - Sede Milano Imc

(di Vittorio Carlini – Il Sole 24 Ore)

La raccolta netta a fine del 2016 è prevista oltre i 5 miliardi Costi in rialzo: l’istituto indica che sono spese per la crescita. Nel terzo trimestre del 2016 ricavi e redditività in aumento sul 2015. Sui nove mesi il fatturato e i profitti netti sono invece calati. La variabile delle commissioni nette

Proseguire nell’ampliamento dei servizi di consulenza per la gestione dei patrimoni (e non solo). Poi: spingere il private banking. Inoltre: sfruttare la leva della digitalizzazione dell’economia. Sono tra le priorità di Banca Generali (nella foto, la sede operativa di Milano) a sostegno del proprio business. Un’attività che, nel terso trimestre del 2016, ha visto ricavi e redditività salire. Sui nove mesi, però, i conti restano in diminuzione. In particolare le commissioni nette, nel terzo quarter, sono cresciute (+71,4%) mentre sui nove mesi si sono assestate a 289 milioni (-14,4%). Quest’ultimo dato fa storcere il naso al risparmiatore che teme qualche problematica particolare sul business. Banca Generali rigetta il timore. Dapprima, è l’indicazione, le commissioni di gestione sono aumentate del 6,4%. Vale a dire, afferma la società, l’attività core dell’istituto continua a crescere. Inoltre, nel primo trimestre del 2015, le «variable fee» avevano raggiunto il livello record di 72 milioni. Nel 2016 le condizioni dei mercati sono state ben peggiori e le commissioni di performance sono scese. In conclusione, sottolinea l’istituto, il saldo complessivo è l’effetto di una dinamica contingente e l’attività tradizionale della società, nonostante il difficile contesto, è in miglioramento.

Proseguire nell’ampliamento dei servizi di consulenza per la gestione dei patrimoni (e non solo). Poi: spingere il private banking. Inoltre: sfruttare la leva della digitalizzazione dell’economia.

Sono tra le priorità di Banca Generali a sostegno del proprio business. Un’attività in cui lo sviluppo dei dati contabili offre l’angolo visuale per comprenderne meglio la dinamica. Quale, allora, l’andamento del conto economico del gruppo? Nel terzo trimestre del 2016, oltre al quasi raddoppio dell’utile netto, la controllata di Generali è stata caratterizzata dal rialzo del margine d’intermediazione (+70,4%). Un mix di numeri, in larga parte migliori del consensus, che la Borsa ha premiato: il titolo, nel giorno della loro pubblicazione, è salito di oltre il 3%. La dinamica dei dati, però, non è replicata sul più ampio arco temporale dei nove mesi. Da un lato il margine d’intermediazione, tra inizio gennaio e fine settembre scorsi, è diminuito (-12,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio); dall’altro, i profitti netti sono scesi del 28,6%.

Più in particolare: le commissioni nette, sempre nel terzo trimestre, sono cresciute (+71,4%) mentre sui nove mesi si sono assestate a 289 milioni (-14,4%). Quest’ultimo dato, a ben vedere, fa storcere il naso al risparmiatore che teme possa sussistere qualche problematica particolare sul business. Banca Generali rigetta il timore. Dapprima, è l’indicazione, le commissioni di gestione sono aumentate del 6,4%. Vale a dire, afferma la società, l’attività core dell’istituto continua a crescere. Inoltre, nel primo trimestre del 2015, le «variable fee» avevano raggiunto il livello record di 72 milioni. Nel 2016 le condizioni dei mercati sono state ben peggiori. Giocoforza le commissioni di performance, legate alla variabile esogena delle Borse, sono scese. In conclusione, sottolinea l’istituto, da un lato il saldo complessivo è l’effetto di una dinamica contingente; e, dall’altro, l’attività tradizionale della società, nonostante il difficile contesto, è in miglioramento.

Ma non è solamente una questione di commissioni: c’è anche il margine d’interesse. Qui, nei primi nove mesi, il dato contabile registra il calo del 13,7% rispetto all’esercizio precedente. Il numero, ovviamente penalizzato dalla discesa dei tassi di mercato, va però analizzato con maggiore articolazione.

In primis è la stessa Banca Generali che, nella relazione al conto economico, ricorda gli effetti residui della chiusura delle operazioni di Ltro nel febbraio 2015. Il calo, al netto dell’evento, sarebbe dell’8,1%. Ciò detto, nelle slide di presentazione dei numeri sui nove mesi, sempre l’istituto sottolinea che il margine d’interesse core, «quarter» su «quarter», è andato stabilizzandosi. Era 15,4 milioni nel 3° trimestre del 2015; poi, nei tre mesi successivi, è stato di 14,9 milioni per, nel primo «quarter» del 2016, assestarsi a 15,1 milioni. Infine: 14,4 milioni tra inizio aprile e fine giugno 2016 e 14,2 milioni nel terzo «quarter».

Insomma: la crescita dei volumi, cui ha corrisposto il calo del costo della raccolta, ha permesso di consolidare il margine d’interesse. Peraltro, anche a fronte del rialzo dei tassi di mercato, l’istituto, pur sempre all’interno di un approccio prudente, potrebbe decidere di incrementare la propensione al rischio sul suo portafoglio. Il che darebbe un contributo allo stesso «Net interest income». Il quale, nel quarto trimestre del 2016, è stimato in linea rispetto al terzo «quarter». Riguardo, invece, alle commissioni nette la previsione di Banca Generali è, sempre per il periodo compreso tra inizio ottobre e il 31 dicembre, di un incremento sequenziale rispetto al terzo trimestre.

Fin qui alcune considerazioni riguardo alle dinamiche contabili della società. Quali, invece, le strategie per sostenere il business? Tra i focus di Banca Generali, per l’appunto, c’è quello di ampliare i servizi di gestione del patrimonio del cliente nel suo complesso. Nel primo semestre del 2016 è stata lanciata «BG personal advisory». La piattaforma permette non solo, ad esempio, la tradizionale asset allocation. Bensì anche l’offerta di una gamma di consulenze su diversi livelli: dalle questioni fiscali sugli immobili alle successioni patrimoniali fino agli investimenti in arte. Ebbene: l’intenzione dell’istituto è spingere su questo fronte del «wealth management». L’obiettivo? Fare crescere le commissioni nella loro versione «ricorrente».

Oltre a ciò Banca Generali sottolinea poi la priorità della digitalizzazione. L’istituto vuole, a fronte della sempre maggiore pervasività di strumenti quali gli «smartphone», integrare il canale fisico con quello virtuale. Una strategia con diversi obiettivi: dalla riduzione dei costi (ad esempio diminuzione della documentazione cartacea) fino all’incremento dell’efficienza operativa. Quali, allora, gli investimenti previsti? A ben vedere non c’è un budget «ad hoc» su questo fronte. Gli investimenti, infatti, spesso sono già stati realizzati. Altri esborsi, invece, saranno effettuati o sono in corso d’attuazione.

Già, gli esborsi. Nei primi nove mesi del 2016 gli oneri operativi si sono assestati a 138,6 milioni rispetto ai 122,7 milioni dello stesso periodo del precedente esercizio (13%). Si tratta di un rialzo che crea un dubbio nel risparmiatore. Vale a dire: che il pressing sui costi, da parte della società, sia stato allentato. Banca Generali, sottolineando che si tratta di dinamiche soprattutto contingenti, rigetta il timore ed invita ad un’analisi più articolata. In primis, è l’indicazione, tra inizio gennaio e fine settembre 2016 ci sono stati vari oneri non ricorrenti. Ad esempio: l’esborso una tantum per il programma d’incentivo al management legato alla riorganizzazione del medesimo. Inoltre ha inciso la diversa contabilizzazione, voluta dalla normativa, dei contributi ordinari ai fondi di risoluzione e tutela dei depositanti. Questi (4,2 milioni) sono imputabili ai costi solo a partire dal 2016. In tal senso, escludendo tutte le voci «one off», l’incremento normalizzato sarebbe stato del 5,3%. Un aumento, è l’indicazione, utile al sostegno della crescita della società. Tanto che, viene sottolineato da Banca Generali, il rapporto tra costi operativi e totale degli asset va diminuendo. Era lo 0,51% nel 2013; si è assestato allo 0,42% nel 2015. A fine settembre scorso, infine, è ulteriormente sceso allo 0,41%. La dinamica è indubbiamente positiva. E, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il Cost/income, sempre nei primi nove mesi del 2016, è salito al 41,9% rispetto al 36,5% della fine dello scorso esercizio. Vero! Però, affermano diversi esperti, nel 2015 c’è stato il record delle commissioni di performance. Di conseguenza il confronto è poco significativo. In generale, è l’indicazione, da un lato c’è l’invito a proseguire nel pressing sui costi; ma dall’altro il Cost/income è considerato ad un buon livello anche, e soprattutto, perchè la società (che conferma a fine 2016 il rialzo degli oneri operativi entro il 5%) sta investendo per la crescita.

Quella crescita che, tra le altre cose, passa attraverso il reclutamento di consulenti e private banker. Al 30 novembre scorso le nuove unità erano 112. La società, da parte sua, indica di essere sulla giusta strada per superare il livello raggiunto nel 2015 (126 nuove unità). La dinamica, come indicato, da un lato influenza i costi operativi. Ma, dall’altro, contribuisce alla crescita delle masse del gruppo. Allo stato attuale può dirsi che il 40-45% dell’incremento è attribuibile proprio al reclutamento; la restante quota percentuale, invece, è appannaggio della crescita organica. Si tratta di una ripartizione soddisfacente? Banca Generali indica che l’obiettivo di una suddivisione paritetica può essere sensato. Al di la di simili considerazioni, però, ciò che conta realmente è avere un «pay back» (il tempo di rientro del costo di reclutamento) ragionevole. Quello dell’istituto è di circa 3 anni. Un valore che il gruppo considera di assoluta efficienza.

Ciò detto quale l’andamento della raccolta di Banca Generali? Al 31 ottobre scorso il «Net inflow», nell’anno, ha raggiunto 4,487 miliardi in rialzo rispetto ai 3,43 miliardi dello stesso periodo del 2015. Di questa somma 3,174 miliardi, cioè il 70,73%, sono riconducibili al risparmio gestito. Si tratta di un valore importante perchè è l’Asset under Managemnt (AuM), in senso lato, che permette di concretizzare le commissioni ricorrenti di cui Banca Generali va in «caccia». Quella Banca Generali che, a fine 2016, prevede la raccolta netta oltre 5 miliardi.

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