Opinione della Settimana

L’esimente del caso fortuito per il danno cagionato dalle cose in custodia

Cassazione - Esterno (2) Imc
(a cura della Redazione di PlusPlus24 Diritto – Quotidiano del Diritto)

  • Circolazione stradale – Sinistro – Mancata installazione delle barriere di protezione – Responsabilità dell’Anas ex articolo 2051 c.c. – Sussistenza – Concorso di colpa della vittima – Sussistenza – Esimente del caso fortuito rappresentata da colpa del danneggiato (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 dicembre 2016 n. 27024)

In tema di circolazione stradale, la Suprema Corte, torna a ribadire il principio secondo cui il caso fortuito disciplinato dall’articolo 2051 c.c. in tema di danno cagionato dalla cose in custodia, può essere integrato anche dal fatto colposo del danneggiato. (Nel caso di specie la Suprema Corte respinge il ricorso dei parenti della vittima affermando che i giudici del merito, in conformità con il proprio orientamento, avessero ampiamente motivato il perché pur confermando, da un lato, la responsabilità dell’Ente custode della strada, posto che fosse pacifico che nel luogo del sinistro non erano presenti le barriere di protezione che avrebbero almeno permesso di ridurre le conseguenze dell’incidente, riconoscessero, dall’altro, il concorso di colpa della vittima. Infatti il danneggiato teneva una velocità superiore al limite consentito di 80 km orari e comunque non consona al luogo e all’ora del sinistro, verificatosi alle quattro del mattino su una strada extraurbana, come tale priva di illuminazione e in presenza segnalata di una curva pericolosa a sinistra).

  • Danno cagionato da cose in custodia (articolo 2051 c.c.) – Rovinosa caduta uscendo dall’ascensore condominiale – Malfunzionamento dell’ascensore – Esclusione – Comportamento incauto della ricorrente – Integrazione di caso fortuito – Richiesta risarcimento danno della ricorrente – Esclusione (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 giugno 2016 n. 12895)

Ai sensi dell’articolo 2051 c.c., allorchè venga accertato che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito. (Nel caso di specie la ricorrente propone, nei confronti del Condominio, domanda di risarcimento danno ex articolo 2051 c.c., subito in conseguenza di una caduta mentre usciva dall’ascensore, attribuita al malfunzionamento dello stesso, che si era arrestato piu’ in basso con un dislivello di circa 20 centimetri rispetto al piano di uscita. I giudici di merito, correttamente secondo la Suprema Corte, hanno respinto il ricorso in considerazione del fatto che le condizioni di illuminazione e la presenza della doppia porta rendevano apprezzabile la presenza del dislivello: sicchè il verificarsi del sinistro era da attribuire esclusivamente alla disattenzione della danneggiata).

  • Allagamento di sottopasso comunale – Temporale di eccezionale intensità – Danni a locali condotti in locazione – Esimente del caso fortuito rappresentata da evento atmosferico eccezionale – Esclusione – Sistema di pompaggio irregolare – Causa della mancata riduzione dell’entità dei danni – Interruzione del nesso eziologico – Esclusione – Riconoscimento responsabilità del Comune (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 24 marzo 2016 n. 5877)

La possibilità di invocare il fortuito (o la forza maggiore) deve ritenersi ammessa nel solo caso in cui il fattore causale estraneo al soggetto danneggiante abbia un’efficacia di tale intensità da interrompere tout court il nesso eziologico tra la cosa e l’evento lesivo, di tal che esso possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento. Un temporale di particolare forza ed intensità, protrattesi nel tempo e con modalità tali da uscire fuori dai normali canoni della meteorologia, può, in astratto, integrare gli estremi del caso fortuito o della forza maggiore, salva l’ipotesi in cui sia stata accertata l’esistenza di condotte astrattamente idonee a configurare una corresponsabilità del soggetto che invoca l’esimente in questione (Nel caso di specie la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto dal danneggiato contro la sentenza d’Appello che aveva respinto la sua richiesta di risarcimento, avanzata contro il Condominio, il Comune e la Compagnia Assicuratrice, per i danni subiti dai due locali condotti in locazione, a seguito dell’ allagamento, dovuto a una pioggia di eccezionale intensità. Secondo i giudici della S.C. il danno non è da attribuibile sic et simpliciter al caso fortuito, costituito dall’evento meteorologico eccezionale, in quanto il sistema di pompaggio non era sufficiente e non era stato costruito a regola d’arte, circostanza che, invece, avrebbe se non evitato quanto meno ridotto l’entità dei danni).

  • Responsabilità di cose in custodia ex articolo 2051 c.c. – Appalto – Incidente a terzi introdottosi in un cantiere edile – Responsabilità in solido di Comune appaltante e impresa appaltatrice – Riconoscimento del concorso di colpa del danneggiato – Esclusione del caso fortuito (Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 18 settembre 2015 n. 18317)

L’esimente del caso fortuito ex articolo 2051 c.c., che esclude la responsabilità per i danni procurati dalle cose in custodia, può essere rappresentata anche dalla condotta di un terzo, ovvero dello stesso danneggiato; tuttavia tale condotta deve assumere un’efficacia causale esclusiva nella produzione del danno. Questo si verifica quando il fatto del terzo, o del danneggiato, si atteggi, sulla base di tutti gli elementi della fattispecie concreta, in termini di autonomia, eccezionalità, imprevedibilità ed inevitabilità; così da risultare in definitiva idoneo a produrre da solo l’evento lesivo, cioè escludendo fattori causali concorrenti. (Nel caso di specie la ricorrente propone azione di risarcimento per i danni subiti dal figlio che si era introdotto per gioco in un cantiere edile incustodito del Comune, riportando gravissime lesioni permanenti a seguito della caduta dal tetto dell’edificio in costruzione. La Corte d’appello, correttamente secondo la Suprema Corte, esclude l’esimente del caso fortuito e riconosce oltre alla colpa del danneggiato per omissione da parte dei genitori degli obblighi di protezione e custodia, anche quella del Comune appaltante e della società appaltatrice a causa dello stato di abbandono in cui versava il cantiere in oggetto: infatti lo stesso era privo di transenne all’ingresso, di porte ed infissi e di qualunque recinzione perimetrale. La condotta del minore era stata secondo i giudici rilevante ai fini della causazione del danno ma non al punto tale da rendere esente da responsabilità il custode del cantiere).

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