Opinione della Settimana

L’irritazione sul fronte di Trieste: “Si comportano da corsari. Attacco per conto dei tedeschi”

Generali Expo Milano - Philippe Donnet Imc

(di Francesco Spini – La Stampa)

Una fonte avverte: con lo spezzatino in campo Allianz e Axa

Se si cercano commenti al discorso di Messina dalle parti di Mediobanca – quella che il francese Mustier, gran capo di Unicredit, ha incaricato di difendere l’italianità e l’indipendenza delle Generali – si raccolgono solo parole durissime. Come quanto si spiega che Messina in realtà non difende l’italianità delle Generali o di altro. No, Messina – si sostiene – è un corsaro che gioca per i tedeschi. Un chiaro riferimento ad Allianz, che potrebbe entrare nella partita del Leone al fianco di Intesa Sanpaolo.

Quando il numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha pronunciato la battuta, assai caustica, contro «chi parla di difesa dell’italianità in francese» a molti, dentro e fuori Mediobanca, è venuto in mente Antoine Bernheim, il francesissimo grande vecchio presidente del Leone scomparso nel 2012 che a ogni piè sospinto, nella lingua di Napoleone, sosteneva la necessità di mantenere italiane le Assicurazioni Generali. Cosa direbbero poi gli azionisti di Axa – si son chiesti -, il cui ad è un tedesco? O quelli di Zurich, dove comanda un italiano?

Dalle parti di Piazzetta Cuccia c’è soddisfazione della mossa che lunedì, a indiscrezioni ancora fresche di stampa, ha portato Generali a prendere in prestito il 3% (poi arrotondato con alcuni pacchetti acquisiti) di Intesa Sanpaolo, bloccando così salite nel capitale del Leone da parte di Ca’ de Sass che non fossero una vera e propria offerta, in contanti o carta, su almeno il 60% del capitale. Ha avuto il merito – si spiega – di fare uscire allo scoperto Intesa. «Show up or shut up!», dicono gli americani. Rivelati o stai zitto, è la traduzione, dopo che per due sedute di Borsa, il mercato è rimasto in balia delle indiscrezioni e dei «no comment».

Lo scenario che avanza preoccupa assai non solo Mediobanca ma anche gli azionisti a lei vicini nel Leone oltre ai manager di Trieste. Dalle stanze del Leone – dove comanda un altro francese, Philippe Donnet (nella foto) – si fa notare che, essendo Generali una società internazionale, si parlano molte lingue e l’italiano da 185 anni. Insomma, l’italianità di Trieste non attende Intesa Sanpaolo per essere declinata e difesa. Anzi.

Ora, dicono le fonti vicine a Mediobanca, il gioco è aperto a tutti. Se entra Allianz, il gruppo assicurativo tedesco, il più grande d’Europa, apertamente a caccia di opportunità in America e nel Vecchio Continente, è inevitabile che entri in gioco anche Axa, la compagnia francese che da tempo tiene nel mirino Trieste. Anche il piano su cui fa perno l’operazione, quello di unire la banca e l’assicurazione, non convince: è difficile che possa funzionare e raramente ha avuto successo per chi l’ha messo alla prova. Metterebbe insieme 150 miliardi di titoli di Stato italiani, con un rischio non solo di mercato ma anche di Antitrust: le stesse Generali erano dovute uscire da Intesa.

Anche del tempismo dell’operazione viene data una lettura maliziosa. Messina – si dice nei medesimi ambienti – agisce ora perché da un lato Unicredit è in altre faccende affaccendato: l’ad Jean Pierre Mustier è immobilizzato dall’aumento di capitale da 13 miliardi. Dall’altro, prosegue il ragionamento, il governo è latitante. Due debolezze che facilitano l’attacco. L’italianità dopotutto è un tema che viene considerato poco credibile, se ostentato da una banca che, al di là delle fondazioni, in assemblea si ritrova un nutrito manipolo di fondi esteri che non votano guardando alla nazionalità ma alla bontà o meno delle operazioni presentate. I fondi devono rispondere ai loro azionisti che parlano soprattutto inglese.

Ma a preoccupare Trieste quanto i suoi azionisti attuali è lo spezzatino che potrebbe indebolire il Leone. Il rischio, si nota poi in ambienti dell’azionariato, è che, dopo il tentativo di Intesa, anche se non dovesse andare a buon fine, la strada sia ormai aperta. Tentare la scalata alle Generali, la minaccia sempre presente ma in fondo considerata un tabù, non sarebbe più tale. La strada è ormai aperta. Tornare indietro sarà difficilissimo.

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