Opinione della Settimana

“Banca Generali punta a sbarcare in Asia”

Gian Maria Mossa (4) Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Intervista al dg Gian Maria Mossa: “Il 2016 è stato un anno eccezionale per la nostra raccolta. Sono tuttavia preoccupato per la crisi del sistema bancario”. Due nuovi contratti con “fee” diverse e con commissioni specifiche per l’advisory

«Il 2016 è stato un anno record per la raccolta e per le fee ricorrenti. A fine anno abbiamo raggiunto circa 47 miliardi di masse gestite e soltanto nell’ultimo trimestre abbiamo fatto un balzo di 2 miliardi. Siamo forti e siamo sempre pronti a rilevare altre reti più piccole in Italia, ma stiamo cominciando anche a studiare come potremmo espanderci all’estero, in particolare in Asia». Alla vigilia della presentazione dei dati annuali, che avverrà venerdì 10 febbraio, il direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa (nella foto), divenuto il numero uno dell’istituto nell’aprile scorso dopo la scomparsa di Piermario Motta, traccia un primo bilancio dell’anno appena trascorso e abbozza la strategia per il prossimo futuro.

Non può né vuole commentare, ovviamente, ciò che sta avvenendo “al piano di sopra”, in particolare l’eventuale progetto di Intesa per integrarsi con il gruppo Generali. «Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada, quel che conta sono i risultati». E annuncia, proprio a partire da oggi 6 febbraio, il lancio di un nuovo contratto di consulenza evoluta ai clienti a un costo variabile legato alle posizioni (compreso tra lo 0,3 e lo 0,4 per cento del portafoglio ma può anche ridursi ulteriormente nei casi più significativi).

Dottor Mossa, nessuno scommetteva su un buon 2016 per la raccolta dopo l’eccezionale 2015. E invece le cose sono andate ancora meglio.

«Effettivamente è stata una sorpresa. La raccolta netta dell’anno scorso è stata intorno ai 5,7 miliardi, ben al di sopra di quella del 2015, in cui era stata di 4,6 miliardi. Dal 2012 al 2016 il nostro track record è stato formidabile, con una crescita cumulata del 256 per cento con un forte posiziona-mento nel private. Sono contento di questo risultato, tuttavia l’ultimo scorcio del 2016 mi ha dato anche qualche preoccupazione».

Di che tipo?

«Non riguarda noi, ovviamente, ma il sistema bancario. Soltanto noi abbiamo raccolto due miliardi nell’ultimo trimestre. Dicembre, poi, è stato un mese boom per tutte le principali società di asset gathering. Il punto è che abbiamo visto un’accelerazione nella fuoriuscita di soldi dalle banche. La classica fuga dallo sportello, che non è un bene per il sistema complessivo, anzi è da criticare».

Perché?

«Perché denota un eccessivo pessimismo sulle banche italiane. Certo, ha contato soprattutto il caso Mps ma anche quello delle banche venete. Tutto questo è esagerato, il sistema bancario italiano è solido».

Qualche consulente finanziario può aver calcato la mano sui pericoli collegati alla solidità del conto in banca?

«Posso parlare del nostro caso e la risposta è no. Tuttavia le posso anche dire che spesso sono stati gli stessi clienti a sollecitare i private banker a fare qualcosa per spostare i soldi da qualche altra parte. Non è un caso che il 40-45 per cento della nostra raccolta degli ultimi tre anni provenga dall’attività di reclutamento di private banker dal sistema creditizio».

E nel 2016?

«Lo scorso anno abbiamo reclutato più di 150 persone e di queste 120 provenivano dalle banche. Il meccanismo è quello che le ho detto: sono stati spesso gli stessi clienti a convincere i banker a emigrare in reti come la nostra portandosi dietro i portafogli. In qualche caso sono state le scelte manageriali sbagliate da parte delle banche a produrre una fuoriuscita di banker».

Quando pensa che finirà questa instabilità del sistema bancario?

«Credo che nel prossimo mese-mese e mezzo dovremmo avere un quadro più disteso. Saranno cruciali alcune operazioni di ricapitalizzazione che cambieranno la percezione del sistema bancario: se andranno bene, sarà una grande iniezione di fiducia e il sistema-Italia potrebbe ripartire».

In passato avete comunicato la disponibilità a comprare reti di promotori per crescere. C’è qualche possibilità concreta sul mercato?

«Non mi pare. Se si prendono i primi operatori (Intesa-Fideuram, Mediolanum, Fineco, Allianz Bank, Finanza e Futuro e noi) arriviamo a oltre il 90 per cento del mercato. Rimane soltanto qualche piccola opportunità. Vedo invece maggiori possibilità nell’ambito del private banking».

Siete cresciuti motto, insieme al mercato dell’asset gathering in Italia. Ma non pensate che sia ora di guardare all’estero, tanto più che lei stesso ha appena detto che le possibilità dl crescita per linee esterne in Italia non sono elevate?

«Siamo sempre pronti a verificare la fattibilità di acquisire all’estero delle reti, ma non ce ne sono molte. Forse è più intelligente fare delle partnership con operatori locali, tranne che in alcuni paesi specifici».

A quali paesi pensa in particolare?

«Ci sono diverse opportunità in aree in crescita e dal forte appeal per i servizi private. Penso ad esempio ad alcuni paesi dell’Asia dove si stanno aprendo dei mercati promettenti. In particolare è da considerare la Cina. Ma, come sempre, occorrerà fare un esame obiettivo di ogni singolo contesto e occorrerà parlarne con l’azionista».

E in Europa non c’è nessun paese interessante?

«Potrebbe essere interessante la Svizzera, la stiamo guardando con interesse».

C’è un tormentone per voi, che come altri (Mediolanum, Azmut) avete delle commissioni di performance sui fondi esteri calcolate su base trimestrale. Si ripete spesso che le autorità europee stiano studiando l’obbligo di un calcolo su base annuale, come accade già sui prodotti italiani, dove la Banca d’Italia ha da tempo fissato rigidi paletti. Che ne pensa?

«Si può discutere sulle commissioni di gestione calcolate su un orizzonte annuale. Credo però di più a un meccanismo di “ritomo assoluto” per il cliente invece che in relazione a un benchmark il cliente non è soddisfatto se il suo fondo perde meno del benchmark ma solo se ha un reale beneficio. Lanceremo dei nuovi prodotti con queste nuove commissioni di performance».

Altre novità in arrivo?

«Abbiamo appena lanciato un nuovo contratto sulla consulenza evoluta (Bg personal advisory), con una commissione “on top” ai servizi, che varia a seconda delle posizioni detenute e degli obiettivi (circa lo 0,3-0,4 per cento sugli asset interessati). Si tratta di una soluzione finora prerogativa solo di importanti family office che riusciamo ora a offrire ai nostri clienti con un certo patrimonio ovviamente. Di fatto daremo conto al cliente di tutti i suoi asset, anche immobiliari o detenuti presso altri operatori, con i relativi consigli per migliorarne la performance».

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