Opinione della Settimana

Assicurazioni, l’omissione di dati è inadempimento se contraria a buona fede

Sentenze tribunali Imc

(di Andrea Alberto Moramarco – Quotidiano del Diritto)

Nell’ambito di un contratto di assicurazione in cui operi la clausola di regolazione del premio, qualora l’assicurato non comunichi con correttezza i dati e, conseguentemente, non corrisponda il premio effettivamente dovuto, non sussiste un inadempimento automatico con esclusione dell’obbligo di indennizzo, ma tale inadempimento deve essere valutato alla stregua del canone della buona fede e può portare al rifiuto dell’indennizzo solo se risulti di non scarsa importanza. Questo è quanto emerge dalla sentenza del Tribunale di Treviso 2516/2016 che ha ritenuto legittima la riduzione dell’indennizzo disposta da una compagnia assicuratrice a seguito dell’omessa comunicazione di dati rilevanti da parte dell’assicurato.

Il caso

Oggetto della controversia è il corretto adempimento di un contratto di assicurazione, stipulato da un’impresa per la copertura, in capo ai propri dipendenti, dei rischi lavorativi derivanti dall’uso e dalla guida di autoveicoli in occasione di viaggi e trasferte svolti durante lo svolgimento delle proprie funzioni lavorative. In particolare, il contratto stipulato con la società assicuratrice prevedeva la clausola di regolazione del premio, ovvero la clausola in virtù della quale l’ammontare del premio era determinato in misura variabile sulla base delle informazioni fornite periodicamente dall’assicurato; informazione che, nella specie, consisteva nella comunicazione del numero di dipendenti per i quali l’impresa chiedeva la copertura assicurativa.

Era accaduto che, a seguito di sinistro che aveva coinvolto uno dei dipendenti della società, la compagnia assicuratrice, in occasione della procedura stragiudiziale per la liquidazione dell’indennizzo, si era accorta che l’impresa contraente aveva omesso la comunicazione di dati essenziali per la valutazione del rischio assicurabile, come previsto dagli articoli 1892 e 1893 del codice civile. In sostanza, la società assicurata aveva dichiarato di avere 30 addetti, mentre quelli effettivamente in organico erano addirittura 128.

Di qui la compagnia di assicurazioni proponeva una riduzione della somma da versare, proporzionata al numero di dipendenti dichiarato dalla contraente, mentre l’impresa assicurata sosteneva di aver correttamente comunicato i dati necessari, dovendosi il rischio specifico indicato nel contratto stipulato essere inteso con riferimento ai soli dipendenti preposti a svolgere le loro mansioni fuori sede.

La decisione

La questione arriva dinanzi al Tribunale il quale, interpretando il contratto oggetto della controversia, dà ragione alla compagni assicuratrice, ritenendo che il rischio assunto non vada a coprire soltanto specifici lavoratori, bensì tutti i dipendenti della società. Di conseguenza, la mancata comunicazione del numero esatto dei lavoratori coperti dalla polizza deve ritenersi lesiva della posizione della compagnia assicuratrice, dovendo il premio essere regolato sulla base del numero esatto dei lavoratori assicurati.

Ciò posto, il giudice ricorda che «la ratio della clausola di regolazione del premio è quella di creare un meccanismo che consenta l’adeguamento del premio all’effettivo e/o mutato rischio, finalizzato a preservare il principio della corrispettività che caratterizza il contratto di assicurazione». L’omissione nella comunicazione dei dati integra, perciò, la violazione di un obbligo pattizio il cui inadempimento, tuttavia, non comporta automaticamente il rifiuto dell’assicuratore di corrispondere l’indennizzo, ma deve essere valutato alla stregua del canone della buona fede. E nel caso di specie, alla luce di tale criterio, per il giudice «l’inadempimento dell’assicurato non può considerarsi di non scarsa importanza, tenuto conto che, a fronte dei 128 dipendenti in forze presso l’azienda, ne sono stati comunicati solo 30».

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