Opinione della Settimana

Quanti anni hai? Ecco la tua pensione

Pensioni - Calcolo Imc

(di Roberto E. Bagnoli e Giuditta Marvelli – Corriere L’Economia)

Buchi lavorativi e Pil fermo possono farti perdere il 40%

Tempi lunghi, previsioni, difficili, conti avari. Che si abbiano venti, trenta, quaranta, cinquanta o sessant’anni la pensione è un diritto che si sposta sempre più in là e che dipende da variabili molto complesse. Alcune sono collegate alle fortune lavorative di ciascuno. Altre no. Ma hanno effetti altrettanto importanti sul risultato finale.

Quanto è ragionevole aspettarsi allora? E che cosa si può fare se il rischio è di trovarsi con un assegno pubblico troppo esiguo? L’Economia ha messo in fila le simulazioni e le soluzioni per giovanissimi e meno giovani, calcolando le rendite e l’investimento mensile per integrarle o per prepararsi un futuro più tranquillo.

Nei mesi scorsi l’Inps ha inviato a milioni di lavoratori italiani la «Busta arancione», che fornisce una ipotesi sull’età di pensionamento e sull’importo del vitalizio. Per questo secondo aspetto, però, i numeri dell’Istituto nazionale di previdenza si basano su scenari piuttosto ottimisti. Col rischio di indurre i destinatari a sovrastimare la futura pensione. Facciamo un esempio: un dipendente trentenne che abbia cominciato a lavorare a venti e abbia oggi una retribuzione di milleduecento euro netti al mese, secondo la «Busta arancione» avrà una pensione di 1.387 euro al mese, o 1.319 se donna. Cifre, a prima vista, assolutamente rassicuranti. Basterà però che una sola delle variabili in gioco non vada per il verso giusto e il risultato finale sarà ben diverso. E i 1.387 euro del dipendente, o i 1.035 dell’autonomo, nell’ipotesi peggiore potrebbero ridursi ad appena 779 euro. Poco più della metà, insomma.

Il metodo

Le simulazioni sono state realizzate in esclusiva per L’Economia da Progetica, società di consulenza in pianificazione finanziaria e previdenziale in occasione del Salone del risparmio di Assogestioni, che si terrà a Milano dall’11 al 13 aprile. Mostrano in maniera molto netta che il futuro pensionistico (in particolare l’importo della rendita) dei lavoratori è soggetto a numerose variabili. Alcune di loro, la dinamica del Prodotto interno lordo, del tutto sganciate dalla sfera privata di ciascuno. Ma tutte devono essere prese in considerazione e tenute sotto controllo, in modo da poter correre ai ripari fino a quando si è ancora in tempo.

«La tabella sul quanto della pensione parte dalle proiezioni della Busta arancione relative a lavoratori di varia età e anzianità contributiva considerando una retribuzione annua di 20.690 euro, cioè quella media nazionale secondo l’Agenzia delle Entrate — spiega Andrea Carbone, partner di Progetica —. L’Inps, però, ipotizza una carriera brillante e un andamento altrettanto positivo dell’economia italiana. Per entrambe queste variabili, infatti, vengono ipotizzate una crescita annua dell’1,5% in termini reali, cioè al netto dell’inflazione». Chiunque segua, anche superficialmente, le vicende dell’economia italiana, sa che negli ultimi anni questa percentuale è stato un traguardo impossibile per la crescita. E che anche le buste paga, in molti casi, invece di crescere sono rimaste ferme. O, addirittura, hanno patito tagli e limature.

In colonna

Nella tabella entrano in gioco uno alla volta tutte le variabili in scenari peggiori di quelli contemplati e quindi gli importi della pensione si riducono progressivamente. «Se gli stipendi futuri non cresceranno, la pensione del trentenne che ha cominciato a vent’anni si ridurrà da 1.387 a 1.177 euro — spiega Carbone —. Se in più avrà un anno di mancata inoccupazione a trenta, quaranta e cinquant’anni, con un buco complessivo di tre, il vitalizio si ridurrà a 1.159 euro. Se infine volesse o dovesse smettere a sessant’anni, per esempio perché esodato, gli effetti sarebbero ancora più pesanti: l’assegno si ridurrebbe a 1.041 euro netti al mese».

Fin qui le ipotesi riguardano la vita lavorativa. Ma c’è anche una variabile esogena che nel sistema contributivo (che dal primo gennaio 2012 riguarda almeno in parte tutti i lavoratori) incide in maniera sostanziale sulla futura pensione. E’ l’andamento del Pil, a cui i montanti pensionistici sono agganciati. La realtà degli ultimi anni, però, è decisamente diversa rispetto all’ipotesi della Busta arancione, crescita annua dell’1,5% al netto dell’inflazione.

A causa della pesante recessione dell’economia italiana (-4,4% solo nel biennio 2012-2013), da alcuni anni le pensioni non vengono rivalutate e perdono quindi potere d’acquisto. Se il Pil non dovesse crescere, il trentenne che ha cominciato a lavorare a venti e con un reddito attuale di milleduecento euro netti al mese, si troverebbe con una pensione di 779 euro netti al mese, oltre seicento in meno rispetto ai 1.387 ipotizzati nella Busta arancione Inps. «L’invio di questo documento rappresenta un importante passo in avanti nell’informazione in materia pensionistica — sottolinea Carbone —. Ma per avere una simulazione realistica bisogna armarsi di coraggio e farne una personalizzata sul sito dell’Inps, inserendo nel calcolatore online alle caselle retribuzione e Pil tassi di crescita più contenuti rispetto a quelli adottati di default nella proiezione standard che viene mandata su carta al lavoratore».

Le simulazioni di Progetica mostrano anche l’età di pensionamento, per vecchiaia o anzianità contributiva, a seconda delle varie ipotesi di allungamento della vita media. Così, per esempio, un trentenne che ha cominciato a lavorare a venticinque potrà staccare a 70 anni e otto mesi in uno scenario medio. Potrà rimanere sino a sessantasei anni se la vita media si allungherà di meno, ma dovrà smettere addirittura a 73 anni e tre mesi nello scenario demografico più estremo. Insomma le incognite sono parecchie. Meglio non scoraggiarsi, provare a fare i conti. E anche, nel limite del possibile, organizzarsi per una rendita di scorta.

Pensioni (Simulazioni Progetica - L'Economia 03.04.2017) IMC

Quanto bisogna investire per avere 100 euro «di scorta»

Una pensione di scorta da cento euro netti al mese: è un obiettivo che si può raggiungere con un sacrificio sostenibile, a patto di partire per tempo e di accettare un minimo di rischio finanziario. Così, per esempio, un ventenne che abbia appena cominciato a lavorare dovrà versarne 43 al mese (per quarantasei anni, sino alla pensione) se punta su una linea d’investimento interamente obbligazionaria; solo 26 se opta invece per una bilanciata con il 70% di azioni. Un trentenne che ha cominciato a venticinque dovrà versarne rispettivamente 58 e 39, per i 36 anni mancanti al pensionamento. Man mano che si va avanti con gli anni, naturalmente, il sacrificio diventa sempre più pesante: un cinquantenne dovrà versarne 120 se sceglie una linea obbligazionaria, e 99 se punta invece sulla bilanciata-azionaria.

L’apporto

Le simulazioni realizzate per L’Economia da Progetica mostrano l’apporto della previdenza complementare per compensare la minore copertura che, rispetto all’ultima retribuzione, sarà offerta dalla pensione obbligatoria. I giovani (che per quest’ultima saranno i più penalizzati), grazie al lungo periodo di versamenti potranno avere un’efficace integrazione a patto di partire per tempo, appena cominciano a lavorare. «La previdenza complementare è sempre più necessaria per mantenere dopo il pensionamento un adeguato tenore di vita», sottolinea Carbone. «Il punto d’inizio è certamente la pensione pubblica che si potrà avere, ma bisogna fare simulazioni personalizzate, senza accontentarsi davanti al dato della Busta arancione».

Nella previdenza complementare il tempo e i mercati finanziari rappresentano due alleati molto importanti: partire appena possibile e accettare un minimo grado di rischio, adeguato all’orizzonte temporale e quindi agli anni che mancano al pensionamento, consentono di rendere più sostenibile il sacrificio economico da affrontare.

Le agevolazioni

Un altro importante punto di favore della previdenza complementare è rappresentato dal Fisco: le simulazioni di Progetica indicano il beneficio complessivo che si può ottenere. I contributi alla previdenza complementare sono deducibili sino a 5.164 euro l’anno, e anche le prestazioni sono soggette a un regime molto favorevole. La rendita vitalizia o il capitale in un’unica soluzione sono tassati infatti con un’aliquota del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, con uno sconto che può arrivare al 6%.

In pratica, a fronte di trentacinque anni di permanenza nel programma previdenziale, l’aliquota scende al 9%. «Nell’ultima colonna viene infine mostrata la redditività a vita media dell’adesione alla previdenza complementare — spiega Carbone —. In pratica quanti euro si potranno ottenere, in base a uno scenario medio sulle aspettative di vita, per ogni euro versato alla previdenza complementare, al netto del beneficio fiscale. La redditività cresce man mano che si allunga l’orizzonte temporale: così, per esempio nel caso di un trentenne, ogni euro versato alla previdenza complementare ne frutta 2,5 in termini di beneficio finanziario complessivo».

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