Opinione della Settimana

ANIA, solo 2% case coperto assicurativamente contro catastrofi

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(Fonte: ANSA)

«Così non funziona, noi disponibili a confronto per soluzione»

In materia di protezione assicurativa contro le catastrofi naturali, in Italia c’è un “gap che è evidente: il 45% delle abitazioni è assicurato contro gli incendi, ma solo il 2% contro le catastrofi naturali”. Lo ha evidenziato la presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, sottolineando come sia “impensabile continuare a vivere in un sistema non regolamentato” e che “un sistema che gestisca ex ante può essere più efficiente, equo e trasparente”.

“Noi – ha aggiunto ‐ siamo disponibili a confrontarci con istituzioni e stakeholder per trovare una soluzione migliore”.

Intervenendo al convegnoIl gap di protezione assicurativa contro le catastrofi naturali in Italia, Farina ha spiegato che nel nostro Paese “c’è un’elevata esposizione al rischio, il risarcimento viene fatto solo a posteriori e c’è una bassa offerta: questo rende evidente che il sistema non funziona”.

“Di proposte il sistema assicurativo ne ha fatte tante, ma nessuna è andata in porto: non è più dilazionabile la presa di responsabilità nostra e delle istituzioni”, ha aggiunto.

Tra le possibili proposte, Farina ha suggerito “un’incentivazione fiscale, ad esempio rinunciando all’imposta sui premi”.

Parlando della situazione del territorio, Farina ha evidenziato che “dal 1966 al 2015 nessuna Regione italiana è stata risparmiata dai danni di frane e alluvioni, e che più della metà dei comuni è interessata dal rischio, pari al 15% del territorio. Alcune Regioni hanno la quasi totalità dei comuni in aree ad alta pericolosità e il 40% delle abitazioni è in zone ad elevato rischio sismico”. A questo si aggiunge la situazione del patrimonio abitativo, con “la messa in sicurezza delle nostre case che non è un tema così sentito”.

Infine, il sistema italiano, per affrontare queste situazioni “ha un’ulteriore specificità: che il meccanismo di ripartizione delle perdite è a posteriori”, ha spiegato Farina, precisando che “negli ultimi anni lo Stato ha risarcito coprendo il 50‐80% dei danni subiti, il che significa ampia discrezionalità e assenza di vincoli ex ante. E questo ‐ ha aggiuntopuò dare atto a scarsa trasparenza e locazione impropria delle risorse. Quindi il meccanismo rimane soggetto a inefficienza”.

“Lo Stato negli ultimi anni ‐ ha proseguito Farina ‐ ha speso in media oltre 3 miliardi ogni anno per la ricostruzione e tra il 1944 e il 2013 ha stanziato 250 miliardi, di cui 190 per i terremoti”. In questa situazione, secondo Farina, “il fatto che lo Stato intervenga comunque ex post rende il cittadino meno sensibile” e su questo incide anche l’aliquota “molto elevata” sul premio, oltre al basso reddito di molte famiglie.

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