Opinione della Settimana

I big scommettono sull’inflazione

Investimenti (3) Imc

(di Giuditta Marvelli – Corriere L’Economia)

Gli investitori istituzionali europei puntano molto sui titoli che guadagnano se il costo della vita sale

I big europei dell’investimento nei prossimi mesi puntano sui bond governativi dell’Europa. E, soprattutto, su quelli con la cedola agganciata al costo della vita. Perché il risveglio del caro vita, e quindi l’inflazione in risalita, è una delle previsioni più condivise. Perde un po’ di interesse, invece, l’investimento in azioni, sia domestiche che internazionali. Forse perché il Toro americano ha già corso troppo. O forse perché da troppo tempo il sentiment sulle obbligazioni care ed avare tiene banco e tocca sempre ai grandi del mercato invertire le tendenze e cambiare l’onda.

Le ipotesi

Lo faranno davvero? Il report 2017 di Mercer sui temi di investimento passati e futuri di fondi pensione, casse di previdenza e fondazioni europee – presentato a Milano da Marco Valerio Morelli, amministratore delegato della società e da Luca De Biasi, wealth business leader per l’Italia – mostra una foto di gruppo con portafogli che suggerisce un cambio di passo nelle intenzioni di chi muove importanti flussi di denaro nel Vecchio Continente. L’Italia rappresenta con i suoi 70 miliardi circa il 5% del campione, composto da 1.250 portafogli con 1.100 miliardi di euro in 13 diversi Paesi. Che cosa pensano adesso i big di casa nostra? Nessuno esce dal coro sull’argomento inflazione: il 100% dei nostri gestori di casse e fondi pensione ritiene che il movimento del costo della vita riprenderà ad essere positivo. Il 78% vede questo scenario in Europa e negli Stati Uniti, mentre il 22% pensa che il movimento interesserà solo gli Usa. Un anno fa solo il 14% si aspettava un incremento nel corso dell’anno.

Anche sui Paesi Emergenti le opinioni sono cambiate parecchio: oggi il 70% giudica interessanti, alla luce delle valutazioni di mercato e dei migliori fondamentali economici, le Nuove economie. Dodici mesi fa solo il 30% degli istituzionali tricolori era disposta ad accordare fiducia a bond e azioni di Cina, India & co.

La foto

Una visuale di insieme del portafoglio italiano «medio» di casse e fondazioni rispetto alle scelte degli istituzionali europei mostra allineamenti, sfata luoghi comuni e mette i gestori tricolori all’avanguardia sul fronte dell’utilizzo di strumenti alternativi.

Il primo luogo comune che viene smentito – spiegano Morelli e De Biasi – è l’eccessivo sbilanciamento sui bond. L’Italia ha infatti un 38%, contro il 51% della media europea. Nello specifico Francia (51%) e Germania (41%) ne hanno decisamente di più. Certo il nostro mix è decisamente più sbilanciato sui titoli di Stato (76%) rispetto ai corporate bond (24%), mentre in Europa si viaggia col 60% di emissioni governative e con un 32% di corporate.

Un altro dato non scontato è l’impegno in asset alternativi: gli investimenti decorrelati da mercati tradizionali rappresentano il 20% del portafoglio italiano, mentre in Europa ci si ferma al 13%. E gli asset alternativi (total return & co.) sono quelli che possono aiutare a difendere gli investimenti nel momento in cui i tassi cambiano direzione. Come può succedere nei prossimi mesi.

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