IVASS

Relazione annuale IVASS, prima parte delle considerazioni del presidente Salvatore Rossi

IVASS - Relazione annuale 2016 - Considerazioni Rossi Imc

“L’IVASS ha iniziato formalmente la sua vita il 1° gennaio del 2013. Abbiamo cercato di costruirlo in modo che fosse efficace nell’azione, agile nell’organizzazione, efficiente nei costi, che conservasse la memoria storica e la parte migliore della tradizione della vigilanza assicurativa. Ci siamo riusciti? Lo direte voi, lo diranno gli assicurati, al cui servizio in ultima analisi ci poniamo”.

Iniziano così le considerazioni di Salvatore Rossi, presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, sull’attività svoltà dall’Istituto stesso nel corso del 2016. Rossi inizia tracciando un primo bilancio dei cinque anni di vita dell’IVASS, che fu istituito il 6 luglio 2012, ereditando funzioni e personale dall’ISVAP“Abbiamo rivisto struttura e organizzazione dell’Istituto nelle parti più propriamente di vigilanza sulle compagnie assicurative: unificati i due Servizi per i controlli “a distanza”, creato un Ispettorato per la supervisione in situ, creato un nuovo Servizio di regolazione, rafforzato ancora quello di tutela diretta del consumatore di servizi assicurativi, rinnovata e potenziata la funzione di analisi del mercato e di gestione dei dati”.

Rossi ricorda poi come sia stata razionalizzata “per quanto possibile” la struttura di sanzioni e liquidazioni e come sia stata resa più preventiva la vigilanza sui quasi 250.000 intermediari annoverati nel sistema assicurativo italiano.

Le compagnie assicurative italiane

“Studiare nel tempo l’andamento del mercato e dell’industria assicurativi – evidenzia il presidente Rossi – è fondamentale per chi deve vigilare sulla sana e prudente gestione delle compagnie a protezione degli assicurati, compito che il Codice delle assicurazioni ci assegna”.

Rossi inizia la sua disamina dai ricavi da premi, partendo con il dato che mostra il calo della raccolta, dai 147 miliardi del 2015 ai 134 miliardi di fine 2016. Si tratta di una flessione dell’8,7%, indicatore che spinge l’IVASS a chiedersi che interessi tutti i rami di attività o se sia concentrato e se sia dipeso dai prezzi unitari o dalle quantità.

Per quanto riguarda l’incidenza, a soffrire di più è stato il comparto Vita, in cui il volume premi è diminuito dell’11%, dopo tre anni di continua crescita; negativo anche il segmento Auto, che scende in modo meno marcato (-3,1%), ma all’interno di un calo tendenziale che ha interessato gli ultimi cinque anni.  È invece positivo (+3%, un tasso che non si rilevava dal 2008) l’andamento del comparto Danni non-Auto.

L’incidenza sul totale dei premi pagati l’anno scorso è stata pari al 76% per il comparto Vita e al 12% per Danni Auto e non-Auto. Cinque anni fa le quote percentuali erano, rispettivamente, 67, 19 e 14%.

La riduzione dei premi nel comparto Vita lo scorso anno si è concentrata sulle polizze più “finanziarie” (ramo III, -25%), quelle che ne avevano trascinato il progresso negli anni precedenti e che sono legate agli andamenti dei mercati. I premi di questi contratti a forte componente finanziaria hanno tuttavia ripreso a crescere impetuosamente agli inizi di quest’anno, di nuovo a scapito delle polizze Vita tradizionali. Per il presidente IVASS continua quindi “lo snaturamento della funzione più propriamente assicurativa delle polizze Vita, un processo lamentato più volte da noi e dalla stessa industria”.

Per quanto riguarda i rami Danni, il risultato moderatamente negativo dell’Auto è dipeso innanzitutto dai prezzi. Cinque anni consecutivi di riduzione del prezzo medio – ricorda il presidente IVASS – hanno portato quest’ultimo, nel quarto trimestre del 2016, a 420 Euro per un’automobile a uso privato.

Nel confronto internazionale il premio medio 2016 per l’assicurazione obbligatoria (al netto di tasse e contributi) è stato nel nostro Paese ancora superiore di 140 Euro a quello di Francia, Germania e Spagna. Ma il divario si è ristretto rispetto agli oltre 260 Euro del 2011 e ai quasi 190 Euro dello scorso anno.

Permane però ancora molta variabilità da zona a zona: a Napoli il prezzo medio alla fine del 2016 era di circa 630 Euro, ad Aosta di 300 Euro. Il divario all’interno del Paese si è tuttavia ridotto di un terzo negli ultimi tre anni. Riduzione della circolazione dovuta alla crisi economica e più efficace lotta alle frodi, anche grazie alla tecnologia, spiegano in larga parte entrambi i risultati.

La prima, spiega Rossi, si è tradotta in riduzione dei sinistri e quindi ha spinto le imprese a contenere i prezzi. La ripresa economica, ormai da tempo in atto pur se a ritmi modesti, “fa aumentare di nuovo circolazione e sinistri, quindi i prezzi”. L’Istituto si attende un ulteriore effetto calmieratore dalla lotta alle frodi, grazie alla diffusione delle “scatole nere” (ormai installate su un quinto dei veicoli circolanti) e all’entrata in vigore a metà del 2016 dell’Archivio Integrato Antifrode. Quest’ultimo, evidenzia il presidente IVASS, deve riflettersi in ultima analisi in un beneficio per la grande platea degli assicurati corretti senza pregiudizio per i bilanci delle imprese. Nel corso del prossimo anno sarà operativa una nuova versione dell’Archivio, migliorata e potenziata.

Il comparto dai danni non-Auto è invece in una fase positva per ragioni sia di mercato sia tecnologiche. La concorrenza tra imprese comincia a spostarsi dal prezzo di una polizza alle prestazioni assicurative e ai servizi accessori, mentre la tecnologia sospinge dispositivi come rilevatori di fughe di gas, di allagamento, di intrusione; sensori per la rilevazione dello stile di guida; programmi volti a promuovere il benessere psico-fisico individuale e altre forme di prevenzione.

Le coperture per la responsabilità civile medica sono un caso particolare e sono state oggetto di una specifica rilevazione IVASS. Come ricorda Rossi, si tratta di un mercato già di oltre 600 milioni di euro, “ma lo scorso anno le compagnie nazionali vi si sono affacciate poco: le polizze con gli ospedali pubblici, che sono oltre metà di questo mercato, sono stipulate quasi tutte da pochi operatori esteri (inglesi con casa madre negli USA), operanti in Italia in regime di stabilimento”.

Le imprese italiane lamentano difficoltà a quantificare il rischio, incertezza legislativa, bassa profittabilità. Ne è nata una nuova legge (24/2017) sulla sicurezza delle cure e della responsabilità professionale del personale sanitario, che ha introdotto importanti avanzamenti.

I ricavi da investimenti

Gli investimenti all’attivo dei bilanci delle compagnie nel 2016 hanno fruttato, al netto dei relativi oneri, oltre 19 miliardi di Euro, per un ROI pari al 3,3% (3,4% nel 2015). Gli investimenti – in complesso oltre 810 miliardi a valori di mercato – rimangono fortemente concentrati nei titoli governativi: circa 360 miliardi, pari al 44 per cento del totale. I titoli italiani ne rappresentano ovviamente la parte preponderante. Questa concentrazione – sottolinea Rossi – espone le nostre compagnie, più di quelle di altri paesi europei, al rischio di repentini innalzamenti dei tassi d’interesse sui titoli posseduti, con conseguente abbattimento del loro valore di mercato.

I costi e la redditività

I costi operativi delle imprese, connessi con l’acquisizione dei contratti e con la gestione delle imprese stesse, sono rimasti praticamente invariati rispetto al 2015. L’altra fonte di costi per le compagnie è il pagamento delle prestazioni promesse nelle polizze. Questi costi sono invece diminuiti in valore assoluto, circa quanto i premi, pertanto il rapporto è rimasto anch’esso quasi stazionario nel 2016.

Per effetto della quasi parallela diminuzione di ricavi da premi e costi da prestazioni – soprattutto nel comparto Vita – e in un contesto di sostanziale stabilità dei proventi finanziari netti e dei costi di gestione, le compagnie italiane hanno registrato nel 2016 utili quasi stazionari rispetto al 2015 a poco meno di 6 miliardi di Euro, con un rendimento del capitale dell’8,6 per cento.

Nel confronto internazionale, sulla base dei dati dell’OCSE (fermi al 2015), le compagnie italiane sono più profittevoli di quelle francesi e tedesche. Come evidenzia il presidente IVASS, questo dipende dalle scelte più prudenti delle nostre compagnie nel prendere impegni con gli assicurati, ma anche dalla concentrazione dei loro investimenti nei titoli pubblici italiani, più redditizi perché giudicati più rischiosi dai mercati finanziari. Una concentrazione su cui l’Istituto ha richiamato l’attenzione delle compagnie.

Il rendimento del capitale (ROE) nel comparto Vita lo scorso anno è stato del 9,2%, ma con una forte variabilità in funzione della dimensione aziendale. Nel segmento Danni il ROE medio è stato del 7,8%. Nella Rc Auto i profitti sono scesi parecchio – da circa 1,5 miliardi nel 2015 a poco meno di 700 milioni – riflettendo il calo dei prezzi in presenza di costi operativi e per sinistri che sono stati in media sostanzialmente stabili.

I profitti delle nostre imprese assicurative, spiega ancora Rossi, saranno sottoposti in prospettiva a pressioni di segno contrastante. Le innovazioni tecnologiche possono farli crescere, se vengono usate per acquisire vantaggi competitivi o per tagliare i costi. Una maggiore concorrenza può ridurli. Quest’ultima non dipende tanto dalla numerosità e dalla dimensione delle imprese, quanto dalla possibilità per chi intende acquistare una polizza di essere in grado di confrontare davvero le diverse offerte sul mercato. Le molte disposizioni in materia di trasparenza che sono state adottate in questi ultimi anni hanno aiutato. Nel comparto Rc Auto, la mobilità degli assicurati, un tempo quasi inesistente, ha quasi raggiunto il 15%.

La solvibilità

Al di là dell’analisi dei flussi, cioè il conto economico delle compagnie assicurative è lo stato patrimoniale delle imprese ad essere ancora più interessante per chi vigila sulla loro stabilità. All’IVASS, evidenzia Rosso, “preme che le compagnie abbiano riserve tecniche sufficienti a far fronte agli impegni presi e abbastanza capitale da assorbire perdite eventuali, qualunque sia la loro origine: eventi avversi o investimenti meno redditizi dell’atteso”.

L’Istituto ha avviato nel corso del 2016 verifiche ispettive sulle modalità di determinazione delle riserve tecniche nel comparto Vita, in particolare attraverso la Best Estimate of Liabilities (BEL; come spiega Rossi, si tratta della miglior stima possibile degli impegni inscritti nelle polizze stipulate, frutto di modelli statistico-matematici assai sofisticati).

Dalle ispezioni fatte lo scorso anno, che hanno coperto un quarto del settore, sono emerse carenze nella quantificazione della BEL, che si riflettevano in ultima analisi sull‘indicatore di solvibilità. In sostanza, le compagnie non tenevano pienamente conto delle opzioni contrattuali presenti nelle polizze . L’Istituto ha pertanto deciso di rimodulare il proprio programma ispettivo per quest’anno inserendo più verifiche di questo tipo, tali da coprire un ulteriore 40 per cento della raccolta premi del comparto Vita.

Il capitale delle singole compagnie, misurato con Solvency II, è generalmente molto superiore ai minimi regolamentari: di 2,2 volte alla fine del 2016, seppure meno delle 2,35 volte di un anno prima. La riduzione consegue sostanzialmente a quella dei corsi di mercato dei titoli di Stato italiani, dato il principio del valore di mercato sottostante al calcolo dell’indice di solvibilità in Solvency II.

Intermedia Channel


IVASS – Relazione sull’attività svolta dall’Istituto nell’anno 2016

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