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CeTIF, la centralità del cliente è la chiave di lettura delle novità normative antiriciclaggio in vigore dal 2018

Customer Centricity (2) Imc

Il Centro di ricerca in tecnologie, innovazione e servizi finanziari dell’Università Cattolica di Milano ha pubblicato i risultati del primo stream di ricerca “Customer Centricity & AML” del Business Compliance Hub. Il mercato e le Autorità di Vigilanza si orientano “verso una lettura della norma principle-based”

“Per poter tutelare in modo efficace il cliente, mitigare e prevenire il rischio reputazionale è necessario attivare strutture e strumenti per conoscerlo, analizzarlo e monitorarlo durante l’intera Customer Journey: dall’individuazione del target market in fase di progettazione del prodotto, alle nuove normative di antiriciclaggio da applicare nel contesto del Know Your Customer, all’approccio alla trasparenza nel corso della relazione, al monitoraggio del prodotto nel continuum fino alla gestione dei reclami”. Sono stati questi i presupposti – affermati da Clelia Tosi, Senior Research Manager del CeTIF (il Centro di ricerca in tecnologie, innovazione e servizi finanziari dell’Università Cattolica di Milano) – che hanno dato il via alle attività di ricerca che hanno coinvolto nel primo quadrimestre del 2017 un panel di otto istituzioni (Assimoco, Cattolica Assicurazioni, Cargeas Assicurazioni, CNP Unicredit Vita, Credem, ITAS Mutua, Mediolanum e Reale Mutua Assicurazioni) che si sono confrontate in due tavoli di lavoro su – si legge in una nota – “evoluzione del KYC (Know Your Customer, le procedure di adeguata verifica della clientela) verso una conoscenza olistica del cliente; gli aspetti normativi, organizzativi e informativi a supporto dell’evoluzione verso il concetto di targeting della clientela; il framework della IV Direttiva antiriciclaggio in un approccio risk based; il rapporto tra autovalutazione dei rischi e modalità di esecuzione dell’adeguata verifica; l’efficacia e la qualità dell’attuale sistema di individuazione delle operazioni sospette”.

Ai tavoli di lavoro, fanno sapere dal Centro di ricerca, hanno partecipato attivamente, in qualità di relatori, IVASS, Banca d’Italia e UIF, “fornendo un prezioso contributo al confronto”.

“È estremamente opportuno, in un mondo sempre più specializzato, che si guardi la normativa dall’alto in un approccio olistico che abbia il Cliente al centro e che sia in grado di integrare i vari silos informativi presenti nella maggior parte delle istituzioni”, ha sottolineato l’avvocato Roberto Ferretti, collaboratore di CeTIF e membro del CEFIRS (Centre for European Financial Regulations Studies, osservatorio di CeTIF sulla regolamentazione nel settore finanziario, bancario e assicurativo), durante il primo incontro dello stream del Business Compliance Hub, dedicato alla IV Direttiva Antiriciclaggio e ai suoi impatti organizzativi.

Dalla ricerca, spiegano ancora dal CeTIF, “è dunque emersa l’importanza e la necessità di gestire le informazioni relative al cliente non più secondo un approccio “verticale” (acquisendo informazioni diverse in funzione della normativa da applicare in un dato momento), ma secondo un approccio olistico-trasversale che possa permettere l’integrazione delle informazioni strutturate fornite dal cliente o reperite presso altre basi dati interne o esterne”.

Tra le principali novità introdotte dalla IV Direttiva è emersa inoltre – come significativa per il gruppo di lavoro – la necessità “di implementare un sistema integrato di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, orientato ad un’ottica risk based secondo il quale ogni istituzione è chiamata ad effettuare un’autovalutazione della presenza di presidi organizzativi, proporzionati alla quota di rischio residuo che decide di sostenere, e associare ad ogni cliente uno specifico profilo di rischio”.

Dai risultati del sondaggio proposto al gruppo di lavoro – conclude il CeTIF – è anche stato evidenziato che i principali fattori di successo per una conoscenza olistica sono, dal punto di vista organizzativo, le competenze e la formazione dei team addetti alla raccolta delle informazioni ai fini dell’adeguata verifica e la collaborazione da parte delle rete; dal punto di vista operativo/tecnologico, invece, l’integrazione delle fonti informative presenti all’interno dell’istituzione e l’utilizzo di tutte le basi dati disponibili (anche esterne), gli investimenti lato IT in supporti tecnologici come, ad esempio, lo sviluppo di questionari “dinamici” per la raccolta delle informazioni ai fini dell’adeguata verifica.

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