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Osservatorio Cineas-Mediobanca, +31% per le medie imprese italiane che gestiscono i rischi

 

Cineas - Mediobanca - Presentazione Osservatorio risk management 2017 Imc

Secondo i risultati della nuova indagine annuale del Consorzio universitario del Politecnico di Milano (in collaborazione con l’Area Studi Mediobanca), le medie imprese più promettenti e dotate degli strumenti manageriali più evoluti per affrontare l’attuale contesto economico di incertezza – in cui i modelli di risk management “non sono più solo da calcolare secondo analisi statistiche e serie storiche, ma sono soprattutto da immaginare” – ottengono un terzo di profitti in più, hanno un fatturato medio di 61 milioni di Euro, 153 dipendenti e si occupano di rischio reputazionale e cyber risk

La gestione del rischio è un’attività onerosa che non produce profitti concreti per le aziende? Non secondo i risultati della quinta edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle medie imprese italiane che Cineas – Consorzio universitario non profit del Politecnico di Milano – realizza in collaborazione con l’Area Studi Mediobanca. “Per il secondo anno consecutivo si evidenzia una correlazione positiva tra gestione integrata dei rischi e il ROI delle aziende che si concretizza in un terzo di ritorni in più – ha commentato il presidente di Cineas, Adolfo Bertani (nella foto, durante la presentazione dell’Osservatorio 2017) –. Inoltre, le aziende che utilizzano gli strumenti del risk management nei processi di governance d’impresa più globali e strategici dimostrano di avere maggiore tendenza all’innovazione e le caratteristiche migliori per competere nei contesti di industry 4.0, ovvero sono in grado di cogliere il risvolto positivo dei rischi che sono le opportunità”.

Il campione d’indagine: le caratteristiche e i principali risultati della ricerca

L’indagine (realizzata in collaborazione con otto società partner associate al Consorzio: Allianz, Cattolica Assicurazioni, Reale Group, QBE, Zurich, Mansutti, Benpower e C&P) ha coinvolto 272 medie imprese manifatturiere italiane appartenenti principalmente ai settori beni per la persona e la casa, meccanica, chimico farmaceutico, alimentare, carta e stampa, metallurgico. Si tratta di imprese di proprietà familiare fondate nei primi anni Settanta alla guida delle quali, nella maggioranza dei casi, sono impegnate le prime due generazione (41% ciascuna); il fatturato medio delle aziende del campione è di 61 milioni di euro con 153 dipendenti.

Un primo rischio, spiegano i curatori dell’indagine, si evidenzia negli aspetti legati al passaggio generazionale, con tre aziende su quattro che lo considerano ad elevata criticità ed un 40% che ritiene che il fattore frenante sia la carenza di competenze altamente qualificate all’interno della famiglia. Le aziende con un board formato parzialmente dalla famiglia proprietaria e da figure manageriali esterne sono più performanti rispetto a quelle in cui ci sia solo una delle due componenti.

Il contesto economico: come porre le basi per la competizione futura?

Interrogate sull’andamento delle attività negli ultimi tre anni, sette imprenditori su dieci hanno indicato la situazione di recessione globale come il fattore maggiormente condizionante, in cui la perdita di un cliente chiave è stato l’elemento che ha influenzato nel modo più negativo gli affari (87% delle risposte); pesano molto di meno, nella scala degli eventi avversi avvenuti dal 2014, le calamità naturali (5%), gli attacchi informatici (2%), la perdita di collaboratori particolarmente qualificati e di fornitori chiave (rispettivamente 13% e 10%).

Per il futuro, nei nuovi scenari dell’industria 4.0, gli imprenditori percepiscono la rilevanza delle principali innovazioni ad essa collegata secondo lo schema qui sotto.

Cineas - Mediobanca - Osservatorio risk management 2017 (1) Imc

In termini di performance economiche, l’Osservatorio 2017 evidenzia margini industriali e risultati netti migliori per le realtà che attribuiscono maggiore rilevanza ai singoli profili di innovazione.

Rispetto alle più pressanti esigenze di profili professionali per espandere il proprio giro d’affari, le aziende individuano come strategiche le aree di ricerca e sviluppo (86,4%) sia per i prodotti che per i processi, seguite da marketing e comunicazione; terzo posto per la gestione dei rischi, che sopravanzano gli ambiti finanziario, logistico ed informatico. In quasi il 78% delle imprese queste competenze verranno acquisite attraverso la formazione specifica rivolta a personale già inserito in azienda.

“Nel campione d’indagine si evidenzia una correlazione positiva tra profittabilità operativa e peso assegnato alle life skills rispetto alle competenze tecniche – ha affermato il direttore dell’Ufficio Studi di Mediobanca, Gabriele Barbaresco. Sui temi del rischio si sta delineando uno scenario in cui modelli ingegneristici e serie statistiche non forniscono strumenti adeguati per la lettura dell’attuale contesto che si caratterizza per la sua incertezza. Anche alla luce di queste considerazioni per le aziende potrebbe essere un fattore critico di successo l’investimento in risorse umane dotate non solo di competenze tecniche specialistiche, ma anche di abilità trasversali evolute (pensiero critico, flessibilità adattativa, ecc…)”.

“Il 25,3% delle imprese del campione – ha sottolineato Bertani – presenta un sistema integrato dei rischi (il dato è in crescita rispetto al 2016 quando era del 17,2%), mentre il 47,2% ha un approccio segmentato e il 27,5% non ne dispone affatto. In termini di performance economiche si evidenzia un differenziale di ROI che supera il 30% a favore delle imprese virtuose dal punto di vista della gestione del rischio”.

Cineas - Mediobanca - Osservatorio risk management 2017 (2) Imc

Con riferimento ai settori produttivi, quello maggiormente sguarnito in questo ambito risulta quello dei beni per la persona e la casa, mentre quello con la quota maggiore di un sistema integrato è il chimico farmaceutico. “Dal punto di vista degli operatori del mercato – ha aggiunto il presidente di Cineas – questo vuol dire che esiste un ampio mercato potenziale: 3 imprese su 4 potrebbero essere interessate o ad implementare sistemi già esistenti di gestione del rischio o ad introdurli”.

Indagando sulla ragione che ha spinto le imprese a dotarsi di processi di risk management, al primo posto si trova l’esigenza di tutelare la continuità del business (55,8%). Per la gestione dei rischi, le aziende ricorrono oltre tre volte su quattro ad un partner esterno più spesso di matrice consulenziale (alla compagnia assicurativa si rivolge solo il 28,8% del campione). Del 16,7% che affida la gestione dei rischi a risorse interne, solo il 5,2% ha nel proprio organico un risk manager. Tra le risorse che si occupano del rischio, il 32,4% non ha una qualifica accademica, mentre raggiungono quasi il 30% rispettivamente i laureati in economia e ingegneria.

La classifica dei rischi

I rischi più temuti e presidiati si confermano quelli che derivano dagli obblighi di legge (la sicurezza sul lavoro al primo posto), con un aumento della rilevanza per il rischio cyber (etichetta che include sia l’attacco informatico che il mantenimento dell’integrità dei dati aziendali) – che era al terzo posto nel 2016 e all’ottavo nel 2015 – e del rischio reputazionale (che solo nel 2015 non rientrava tra i primi 10 rischi per le imprese). “Il rischio di calamità naturale – ha puntualizzato Bertani – appare non prioritario per le imprese ma l’aumento della frequenza sia di fenomeni atmosferici estremi, nonché il ripetersi di eventi sismici disastrosi dovrebbe influire su questa percezione”.

Cineas - Mediobanca - Osservatorio risk management 2017 (3) Imc

“Man mano che ci si sposta verso la gestione di rischi che esulano dall’obbligatorietà legale ma che attengono più propriamente all’attivazione di leve competitive, si amplia il differenziale in termini di redditività industriale a vantaggio delle imprese che dedicano a essi presidi efficaci – ha chiarito Barbaresco –. E’ il caso delle competenze professionali (+8%), degli aspetti reputazionali (+10%), della sicurezza informatica evoluta e protezione dall’hackeraggio (14%) fino al presidio della qualità del prodotto e quindi della sua non replicabilità (+21%)”.

I rischi più temuti in ciascun settore

Per quanto riguarda i settori più virtuosi in materia di gestione del rischio, al primo posto si classifica l’alimentare, seguito dal chimico–farmaceutico, dal meccanico e dai beni per la persona e per la casa; l’ultima posizione è occupata dal metallurgico. In base alla tipologia di attività dell’azienda, chiariscono i curatori dell’Osservatorio, cambia anche la percezione del rischio degli imprenditori: nell’alimentare ci si sente più esposti all’imitazione del prodotto (seguono la difettosità, il rischio reputazionale e le calamità naturali); per i beni per la persona e la casa in cima alla lista dei pericoli ci sono le calamità naturali; il chimico farmaceutico teme il rischio di disastro ambientale e si sente molto meno esposto al cyber risk e al rischio reputazionale; per il meccanico a contare di più sono le competenze professionali, mentre nel metallurgico la sicurezza sul lavoro.

Il costo delle attività di gestione del rischio e le potenzialità del mercato

Se si considera che il giro d’affari delle medie imprese in Italia è di 154 miliardi di Euro, evidenziano ancora dall’Osservatorio, si può stimare che la sola gestione del rischio valga 1,4 miliardi, di cui 700 milioni sono rappresentati da costi assicurativi, 500 milioni da costo del personale specializzato in questo ambito (meno di tre risorse in media) e 200 milioni di Euro vengono corrisposti ai consulenti. Tenuto conto che il 27,5% delle imprese del campione non ha ancora implementato un sistema di gestione, è ipotizzabile che ci sia un mercato potenziale di oltre 200 milioni di Euro.

Il ruolo del settore assicurativo nel processo di gestione del rischio d’impresa

Oltre l’80% del campione ritiene che il trasferimento assicurativo abbia un ruolo integrativo nell’ambito di un compiuto sistema di gestione del rischio. I costi che le aziende sostengono per il trasferimento assicurativo si ripartiscono come schematizzato nel grafico qui sotto.

Cineas - Mediobanca - Osservatorio risk management 2017 (4) Imc

Anche la distribuzione dei costi assicurativi evidenzia la concentrazione degli imprenditori sul garantire la continuità dei processi aziendali di produzione (23% del totale, ovvero 150 milioni di Euro).

La formazione sul risk management

Il 66% delle imprese del campione, infine, intende avviare iniziative formative sulla gestione dei rischi (in crescita sul 2016 quando questa quota non raggiungeva il 60%) affrontando nello specifico temi che riguardano i concetti di base di gestione del rischio (39%), gli strumenti per affrontare una situazione di crisi (21%) e la continuità operativa (16%).

Intermedia Channel


Osservatorio sul risk management nelle medie imprese manifatturiere – Relazione di Adolfo Bertani, presidente Cineas, Adolfo Bertani

Osservatorio sul risk management nelle medie imprese manifatturiere – Presentazione di Gabriele Barbaresco, direttore dell’Ufficio Studi di Mediobanca


I grafici inseriti nell’articolo sono tratti dalla quinta edizione dell’Osservatorio sul risk management nelle medie imprese manifatturiere, curato da Cineas e Mediobanca

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