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Nelle gare pubbliche più margine per escludere operatore colpevole di gravi e dimostrati illeciti professionali

Consiglio di Stato - Palazzo Spada (Foto Giustizia Amministrativa) Imc

Nuovo contributo curato da Fulvio Graziotto, titolare dello Studio Graziotto. Fermo restando il principio di tassatività delle cause di esclusione, l’esigenza di contenere la discrezionalità delle stazioni appaltanti e garantire omogeneità di prassi e di valutazioni non può essere spinta fino al punto di leggere la seconda parte dell’art. 80, comma 5, lett. c) del Codice dei contratti pubblici come norma che introduce dei limiti alla valutazione della stazione appaltante, consentita della prima parte dello stesso articolo

Nelle gare pubbliche più margine per escludere operatore colpevole di gravi e dimostrati illeciti professionali – di Fulvio Graziotto, Studio Graziotto

Decisione: Sentenza n. 1299/2018 Consiglio di Stato

Osservazioni

Il caso riguardava un ricorso proposto da una compagnia assicurativa che aveva chiesto l’annullamento del provvedimento di esclusione in una procedura aperta per l’affidamento delle coperture assicurative.

L’esclusione era fondata sull’art. 80, comma 5, lett. c), del Codice dei contratti pubblici; per il Tribunale Amministrativo Regionale la disposizione andava interpretata nel senso che «per addivenire all’esclusione, “occorre che il comportamento illecito attribuito all’operatore economico sia concretamente valutabile come ostativo alla considerazione positiva circa l’affidabilità dell’operatore medesimo”; perciò, è illegittima l’esclusione da una gara di appalto, motivata con riferimento esclusivo ad asserite negligenze poste in essere dalla ditta interessata, quando, in ordine a queste ultime, sussista […]; nel caso di specie, l’addebito mosso dalla stazione appaltante alla società ricorrente è “riferito al rendimento di prodotti assicurativi con finalità di investimento (questioni peraltro molto risalenti nel tempo)”; quindi la fattispecie contestata non rientra nell’ambito di applicazione della norma richiamata, nel testo applicabile ratione temporis (vale a dire quello adottato con d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, precedente l’introduzione delle disposizioni integrative e correttive di cui al d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56)».

Ma il Consiglio di Stato la vede diversamente: «Sebbene con la direttiva siano state delineate due distinte cause di esclusione facoltative, assoggettate a due differenti regimi probatori, non appare incompatibile la scelta compiuta dal legislatore italiano che ha disciplinato l’esclusione per grave illecito professionale in termini di obbligatorietà ed ha costruito la figura come un genus (pressoché coincidente con la causa di esclusione individuata dall’art. 57, comma 4, lett. c), della direttiva) all’interno della quale è possibile collocare le più diverse fattispecie, alcune delle quali sono esemplificate nello stesso art. 80, comma 5 (con inclusione nell’elenco di ipotesi che la direttiva ha considerato separatamente)».

Nell’accogliere il ricorso, precisa che «ciò che rileva ai fini dell’applicazione del primo inciso della norma è che si tratti, come detto, di un illecito contrattuale grave che si assume commesso nell’esercizio dell’attività professionale tipica di una compagnia di assicurazione, quindi di un grave illecito professionale dimostrato con mezzi adeguati».


Giurisprudenza rilevante: Cons. Stato 2042/2017

Disposizioni rilevanti: Dlgs 18 aprile 2016, n. 50 – Codice dei contratti pubblici (Vigente alla data di pubblicazione dell’articolo)

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