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Oltre la catastrofe, l’intuizione del futuro

Le polizze sui catastrofali e l’orientamento del mercato assicurativo

Articolo della Vicepresidente UEA Anna Fasoli

Ammonta a circa 3.000 miliardi di dollari il costo pagato dai paesi colpiti da catastrofi naturali negli ultimi 20 anni. Inoltre, fa sapere
Swiss Re, la stima preliminare tocca 2,9 miliardi di dollari per risarcire i sinistri derivanti da eventi catastrofali, sia di origine
naturale sia umana avvenuti nel 2018. In Italia questo scenario ci tocca da vicino, poiché il Belpaese rientra tra i primi dieci più colpiti da catastrofi naturali nell’ultimo ventennio. La perdita ha superato i 56 miliardi. A fronte di questo dato, però, risulta che da noi è
assicurata una quota pari soltanto al 3-6% dei danni da catastrofi naturali. E lo scenario diverrà ancora più complicato a fronte
dell’emergenza Covid-19, che ha immesso il concetto di “pandemia” tra i fenomeni di fronte a cui l’uomo è impotente. E quindi?
Sembra quasi un paradosso. Una contraddizione insana, un movimento “da moviola” persino: la realtà concreta, urgente da un lato, la lentezza della risposta in senso di mercato assicurativo dall’altra.
Eppure non esiste uno strumento più idoneo di questo a fare da ammortizzatore di ciò che avviene.
Sono convinta che il vero scatto possa avvenire. Il terreno è più preparato ora. Ma si farà solo se noi assicuratori sapremo schiacciare
il giusto interruttore.
Alla luce delle evidenze sempre più chiare, insomma- e le ultime tragiche vicende in ambito di salute, ne sono l’ennesima conferma – una strada c’è e si afferma come privilegiata rispetta alle altre.
Oggi la chiave vincente (e unica) di un’idea è saperla rendere appetibili sul piano del vissuto emozionale. O si inabissa tra regole
che non fanno breccia nel momento della scelta.
Insomma il vero veicolo di persuasione oggi è accedere alla sfera personale più profonda: quella delle attese, delle paure, persino dei
desideri e del terrore.
Mi riferisco alla sfera istintuale, ora vera porta d’ingresso ad un apprendimento razionale della funzione assicurativa di una polizza.
La polizza: non più un dente da togliersi.
Da anni i messaggi che veicolano il prodotto assicurativo sono cambiati. Si parla meno di danni, incidenti, malattia. Più di tutela, protezione, prevenzione, salute. Non più di morte, ma di vita futura al sicuro.
Insomma la percezione collettiva sta cambiando a favore dell’idea assicurativa come “voce” del benessere, non più come “un dente da
togliersi”, una tassa invisibile.
Questa strada, che è profondamente in sintonia con il lavoro che compiamo, sarà sempre di più “la” strada, anche nel prossimo futuro.
Lo scenario di minaccia attraversato e ancora attivo “sottopelle” nel nostro contesto sociale, non più solo italiano, o europeo, ma globale, ha rinsaldato alcune richieste profonde, rendendole più pregnanti e desiderate.
Mai come ora siamo passati da una “logica di individuo” a una “logica di collettivo”. Quello che il Covid-19 ha reso manifesto, in altre parole, dal punto di vista della sicurezza, è che “nessuno può salvarsi da solo”.
L’azione dell’uno è intrinsecamente legata al risultato dell’altro. Di più: la mancanza dell’uno diventa danno, incalcolabile a volte, per
l’altro.
Certo, questo valeva già per una fuga di gas, verificatasi in un appartamento, che metteva in pericolo l’intero condominio. Ma la
situazione veniva percepita in genere come eccezionale, eclatante, poco probabile.
“Non io” era l’atteggiamento immediato. Oggi nessuno si sente più in grado di affermarlo.
La forza di una soluzione assicurativa sta già manifestando il suo possibile ruolo di attenuazione delle conseguenze per le singole unità
a seguito del Covid-19.
In altre parole, l’epidemia di Covid-19 induce a rivedere alcuni punti fermi interpretativi, incidendo su quello che è il “dizionario”
assicurativo stesso.
Così, se è vero che le clausole dei contratti assicurativi inseriscono espressamente la pandemia tra quelle di esclusione, resta inteso che,
per esempio, in materia di _business interruption_, vadano fatte le debite premesse. Come? Considerando, per esempio, di estendere a questa circostanza la tutela per il caso di perdita di profitti a seguito di interruzione di attività d’impresa fatta rientrare nel ramo property, dunque con similitudine agli eventi di incendio o alluvione.

MEME-NTO

Lo scatto mentale successivo porta dunque a riflettere su questo: come si può rendere di richiamo, persino di prestigio, l’idea di dotarsi di un’assicurazione del ramo danni per gli eventi catalogati come catastrofali?

Lo stimolo utile proviene dal mondo dell’arte e della cultura.

Negli ultimi anni, grazie ad un nuovo veicolo di informazione e attivazione di emozioni positive, si è vinto lo scoglio che faceva
considerare musei e esposizioni eventi noiosi e sempre più abbiamo assistito a lunghe e ordinate code fuori dai musei romani, fiorentini, milanesi.
L’idea è di far funzionare il volano della rassicurazione allo stesso modo di quel placebo che è la bellezza. Allora è qui che dobbiamo
avvertire noi assicuratori una chiamata più intensa all’impegno.
Come? Con un salto di qualità, ovvero interpretando la polizza come moltiplicatore, un amplificatore di significato (e azione), e facendone percepire gli effetti nella sfera emotiva quanto in quella fattuale.


Mi sembra calzante il concetto di meme.
Meme è termine che descrivere una unità base dell’evoluzione culturale umana analoga al gene biologico, al Dna. Insomma
l’approccio è quello di usare l’idea come meccanismo di replica, mutazione e selezione così da fare diventare quel principio più
stabile, forte, riconoscibile nel gruppo.

LEGGI ALLA VOCE: INCENTIVI

Ma perché questo accada e porti i numeri necessari, una volta attuato il mutamento di percezione emotiva dello strumento, abbiamo bisogno di una voce molto concreta: gli incentivi.
Un dato storico per tutti: la conferma concreta dell’effetto positivo della copertura assicurativa è il confronto tra la rapidità dei tempi
della ricostruzione in Emilia, dove, si è intervenuto prontamente sugli immobili danneggiati perché in larga parte coperti da assicurazioni, rispetto ad altri luoghi, come L’Aquila.
Non dimentichiamo che, come ha rilevato anche l’Allianz Risk Barometer 2018, realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty, i rischi catastrofali sono al terzo posto tra quelli più temuti dalle imprese a livello mondiale e italiano.
L’introduzione dei Sisma bonus 2017 [4] e 2018, detrazioni fiscali approvate dalle rispettive Leggi di Bilancio, ha avuto il merito di
incentivare il ricorso alla tutela, con in cambio la possibilità di recuperare parte dei costi sostenuti per interventi di adeguamento
sismico di prime e seconde case, immobili destinati ad attività produttive e condomini. Di prassi questa protezione è offerta insieme alla copertura del rischio incendio delle polizze multirischio per case e imprese, implicanti incendio, furto, Rc, tutela legale, Assistenza, e garanzie accessorie. Ma la vera scommessa sta nell’estensione di queste coperture al rischio terremoto e alluvione nelle abitazioni private.
Come ha scritto Joseph Stiglitz premio Nobel per l’Economia nel 2001, parlando di alcune disuguaglianze di reddito, «i mercati da soli
non aiuteranno necessariamente […], ma esistono programmi governativi che possono farlo». Persino, devono.

Il tema dei catastrofali a mio avviso è uno di questi.
Andrebbe insomma estesa a questo ambito la stessa considerazione finora ripetuta con enfasi a proposito del cambiamento climatico.

Né può essere un singolo soggetto o anche una singola impresa a farsene carico da sola. Di nuovo, come per l’emergenza Covid-19,
l’approccio non può che essere di comunità. Coinvolgiamo di più comuni, regioni, aree industriali. Implementiamo la filiera coordinata.
Rafforziamo la convinzione e la percezione che se gli eventi non si possono sempre prevedere né arrestare, il cordone di molti funziona
meglio che lo sforzo improbo di un singolo.

“Siamo lontani, lontanissimi, dalla barca” Provvidenza di Padron Ntoni, ne I Malavoglia di Giovanni Verga.

Ricordiamoci di starne molto, molto lontani.

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