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Previdenza complementare più forte di covid-19 ma cresce il numero di iscritti che non stanno versando contributi (sono il 26%)

La relazione della Covip attesta che a fine 2019 erano 8,3 milioni gli iscritti ma 2,2 milioni non stanno versando contributi. Asset in gestione ammontano a 185 miliardi (10,4% del Pil). Agrusti (ex-DG Generali) propone ulteriori vantaggi fiscali per lavoratori a basso reddito

La previdenza complementare sta crescendo, anche a dispetto di covid 19 , ma un quarto degli iscritti (26%) sono ”silenti”, cioè non stanno versando contributi. La metà di loro, addirittura – sono un esercito di 1,1 milioni di soggetti – non sta accantonando alcuna risorsa per la vecchiaia da almeno 4 anni. I dati vengono dall’ultima relazione della Covip, authority della previdenza complementare, assieme alla ”considerazioni” del presidente Mario Padula, tutto rigorosamente on line.

Ecco le cifre. Lo scossone subito dai mercati finanziari con l’arrivo della pandemia nei primi mesi dell’anno non ha cancellato i rendimenti messi a segno nel 2019 dai fondi pensione. I guadagni su base annua hanno oscillato tra il 7,2 e il 12,2% (contro il +1,5% del Tfr) e nell’anno sono anche aumentati gli iscritti alle forme di previdenza complementare (+4%, ora sono 8,3 milioni, che salgono a 9,1 se si considerano le iscrizione multiple). “Le perdite subite per effetto di covid 19 nei primi tre mesi dell’anno – ha spiegato Padula – oscillano tra il 5 ed il 12 per cento. Soltanto le forme complementari investite in una gestione separata assicurativa hanno il segno più davanti (esattamente lo 0,4%) anche in questo periodo di crisi. In quel caso infatti almeno il capitale versato è garantito dall’assicuratore e, nei momenti di volatilità dei mercati, è una caratteristica che si fa sentire”. 

Rispetto ai paesi più sviluppati del nord Europa, la previdenza complementare italiana è ancora distante ma ormai rappresenta una realtà economica e finanziaria di tutto rispetto con asset in gestione che ammontano a €185 miliardi (il 10,4% del Pil nazionale).

Certo nel nuovo scenario tratteggiato dalla crisi il primo obiettivo è evitare che lo sviluppo degli ultimi anni si arresti. “Nei prossimi mesi – ha detto Padula – è ragionevole attendersi, anche in relazione all’entità della caduta dell’attività economica, la flessione dei contributi e l’incremento delle richieste di prestazioni“. Anche per questo il governo dovrebbe valutare incentivi fiscali capaci di far crescere le adesioni ai fondi ma, anche, per agevolare «la ricostituzione delle posizioni, nella fase di ripresa, per quegli iscritti che abbiano fatto ricorso a forme di anticipazione, riscattato la posizione o, appunto, interrotto la contribuzione». 

Sul tema è intervenuto anche un assicuratore di peso come Raffaele Agrusti. Per molti anni al vertice delle Generali, attualmente fa parte del board di Propensione, piattaforma che vende piani previdenziali on line. 

Attualmente la fiscalità sui prodotti previdenziali favorisce i redditi più elevati perchè la fascia deducibile di 5.165 euro l’anno pesa di più per chi ha le aliquote marginali più alte. Per rendere il sistema più equo – ha proposto Agrusti in un’intervista a Il Sole 24 Ore – si potrebbe pensare “a un moltiplicatore sul modello dell’ecobonus al 110%, sarebbe un buon incentivo per mobilitare da subito risparmi che non sono stati allocati in prospettiva previdenziale. Una soluzione sostenibile che uniformerebbe il contributo dello Stato in termini di risparmio fiscale tra i titolari di diverso ammontare di reddito” . Non sarebbe troppo oneroso per le casse pubbliche? “Lo Stato dà un ulteriore contributo fiscale alle fasce medio basse – è la risposta di Agrusti – per garantire in primis una copertura reddituale in caso di uscita dal mercato del lavoro senza aver acquisito il diritto alla pensione Inps. È più sostenibile che abbassare l’età pensionabile”.

Foto in copertina : Mario Padula, Presidente COVIP

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